Tartaruga olivacea: record di nascite in Messico

Circa 2000 piccoli di tartaruga olivacea sono nati quest'anno in Messico. Numero insolitamente alto attribuito al lockdown che ha ridotto il turismo e pesca

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tartaruga olivacea

In Messico, quest’anno, schiusa record di una specie minacciata di tartarughe marine. L’eccezionale numero di nascituri ha visto ben 2500 piccoli di tartaruga olivacea (Lepidochelys olivacea) prendere la via del mare.

Normalmente sono le comunità indigene, i Seri, che portano le piccole appena nate in mare e che, di solito, non rilasciano più di 500 esemplari.

L’incredibile numero di nuovi nati di quest’anno viene associato alle limitazioni sul turismo e sulla pesca avvenute a causa della pandemia.

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Chi è la tartaruga olivacea?

La tartaruga olivacea predilige le latitudini tropicali degli oceani Indiano, Pacifico, e Atlantico.
Normalmente si tratta di una specie strettamente costiera che può immergersi fino a 150m di profondità.

Tra le tartarughe marine è la piccola di tutte.

Si nutrono principalmente sul fondo in cerca di crostacei, alghe e meduse.

Minacce alla sua sopravvivenza

Classificata in generale dall’IUCN come “vulnerabile” questa specie vede, per il momento, una ripresa delle popolazioni che vivono nell’Oceano Pacifico mentre quelle che frequentano l’Oceano Atlantico sembrano diminuire.

Le principali cause del loro calo demografico sono associate, spesso, alla cattura accidentale nelle reti da pesca (nelle quali rimangono intrappolate per poi annegare) e il saccheggio dei nidi lungo i siti di deposizione da parte di ratti, gatti, e cani randagi che fanno scorpacciate di uova.

Tra mistero e precisione

Come tutte le specie di tartarughe anche quelle olivacee tornano ogni anno, raggiunta l’età matura, nelle stesse spiagge in cui sono nate.

Durante il periodo della deposizione ritornano tutte in massa con una sincronia impressionate, in alcuni luoghi con addirittura migliaia di esemplari.

Una volta schiuse le uova, i piccoli, guidati dalla luce che riflette il mare, si dirigono verso l’acqua.

Se riescono a superare i diversi predatori che le attendono nei primi istanti di vita e a raggiungere il largo vagheranno per gli oceani scomparendo solitamente per i primi 4 anni di vita dove, tutt’ora, gli scienziati non hanno alcuna idee sui loro spostamenti o sulle loro abitudini.

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