Gasdotto Tap, continua la protesta. Dopo gli scontri di ieri  tra le forze dell’ordine e i manifestanti, con diverse cariche ai danni di sindaci, consiglieri regionali, studenti, docenti e cittadini, che manifestavano davanti al cantiere a Melendugno, la tensione non si placa.


La protesta, quindi, non si ferma. I manifestanti non si arrendono e  continueranno a  protestare per un’opera che danneggerebbe in modo irreparabile un paesaggio da tutelare per la sua rara bellezza e un territorio economicamente vocato al turismo.

Trans Adriatic Pipeline (Tap)  sta procedendo in un’opera da 878 km per trasportare il gas dall’Azerbaijan fino all’Italia attraversando la costa salentina (San Foca). Questa infrastruttura porterà, tra le altre cose, all’ espianto di 211 alberi di olivo situati nei pressi del pozzo di spinta del micro tunnel del gasdotto transnazionale.

Dopo gli scontri di ieri i toni si sono surriscaldati anche nel mondo politico e istituzionale.

Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, alla notizia degli scontri tra i dimostranti e la Polizia usa parole forti: «Il governo nazionale sbaglia – afferma – Ora pensa di poter risolvere il problema con le forze dell’ordine, quando invece aveva l’obbligo di perseguire la strada della politica, ascoltando le popolazioni e noi che, come ente istituzionale, non siamo ideologicamente contro il metano come fonte di energia, anzi abbiamo chiesto, insieme alle popolazioni del territorio interessato, di localizzare l’approdo del gasdotto più a nord, nell’area del comune di Squinzano, che ha dato il suo consenso, evitando di impegnare una delle più belle spiagge dell’Adriatico pugliese.»

Va ricordato, infatti, che la Regione Puglia ha proposto come approdo del gasdotto la zona industriale di Brindisi e la costa del comune di Squinzano (meno pregevole di San Foca), destinazioni meno impattanti dal punto di vista ambientale, ma le soluzioni proposte non sono state accettate da Tap.

Continua Emiliano: «La Puglia non ha mai detto no al gasdotto Tap, ma anzi intendeva favorirne la realizzazione pacifica attraverso una sua diversa localizzazione», poi aggiunge: «A San Foca si stanno confrontando non i manganelli della polizia e le fasce tricolori dei sindaci ma due diverse concezioni della politica. L’una servile rispetto agli interesse dei grandi gruppi economici e dura e severissima con i diritti dei cittadini; l’altra, basata  sulla connessione tra istituzioni e popolo a tutela dell’ambiente e della bellezza». La Regione continuerà la sua battaglia «al fianco di tutti i cittadini e i sindaci impegnati in questi momenti» e porterà avanti «la battaglia legale in tutte le sedi possibili».

Dal versante Tap risponde Michele Mario Elia, manager della società in Italia. Intervistato dalla Gazzetta del Mezzogiorno rassicura: «Non siamo a San Basilio per fare una brutta figura, siamo qui per dimostrare di essere in grado di realizzare una grande opera per la Puglia, l’Italia e l’intera Europa, mettendo in campo le migliori pratiche mai sperimentate, dalla cura dei 211 alberi di olivo fino al loro ritorno nella stessa dimora al deposito del tubo sotto la superficie di questa terra».  E a chi manifesta a tutela della bellezza del territorio dice: «È una terra stupenda e vorremmo contribuire a migliorarla, dando un nostro contributo. Il nostro obiettivo è migliorarla. Qui resteremo molti anni».

Dal governo non si fa attendere anche la replica del Ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti: «Tutto sta avvenendo – tiene a precisare il ministro – senza danno ambientale, nel rispetto delle fasi indicate dal parere della Commissione Via».

Dal fronte dei partiti, da destra a sinistra, non mancano le prese di posizione. «Quello che è successo a Melendugno – afferma la capogruppo al Senato di Sinistra Italiana, Loredana De Petris– è gravissimo da tutti i punti di vista. Pacifici cittadini e anche rappresentanti delle istituzioni che protestavano pacificamente contro un’opera assurda, inutile e devastante per l’ambiente del Salento».

Ernesto Abaterusso, consigliere regionale, esponente del neonato movimento “Articolo 1” esprime solidarietà ai manifestanti e chiede chiarezza «sull’accaduto e sulle motivazioni che impediscono di individuare un approdo alternativo».

Dall’altro versante dello scacchiere politico, dura è la presa di posizione di Rocco Palese, deputato, esponente di Direzione Italia: «Spiace constatare che oggi di è toccato il punto più basso su questa vicenda. Governo e regione da anni non sono in grado di governare l’attuazione dell’accordo internazionale. Il territorio oltre che il danno rischia anche la beffa, e cioè non poter avere più nessun possibile vantaggio da questa situazione. E si deve amaramente constatare che il prefetto di Lecce è stato lasciato solo. È una vicenda nata e gestita male e che spero non finisca peggio».

Ieri sera intanto il prefetto di Lecce, Claudio Palomba, ha coordinato un nuovo vertice con gli amministratori locali e le forze dell’ordine. Lo scontro tra “No” e “Tap” non è mai stato così alto. La popolazione salentina è sempre più decisa nel difendere la bellezza della propria terra. Una popolazione, va ricordato, che prese coscienza dell’opera nel 2011, quasi per caso, quando un giornalista salentino, Danilo Lupo, insieme alla troupe del programma d’inchiesta “L’Indiano”, ripresero i tecnici di Tap che alle prime luci dell’alba, uscivano quasi di nascosto per analizzare il fondale e la costa. 

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