Tanzania nel caos: le opposizioni denunciano brogli elettorali

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Situazione di caos in Tanzania, dove Tundu Lussu, leader di uno dei principali partiti di opposizione, denuncia brogli elettorali da parte del presidente uscente John Magafoli.

Caos elezioni in Tanzania: le opposizioni protestano

Secondo Tundu Lissu, uno dei candidati alla carica presidenziale della Tanzania, le operazioni di voto che si sono svolte nella giornata di mercoledì 28 ottobre sarebbero state caratterizzate da numerosi brogli e altre anomalie che avrebbero permesso al presidente uscente John Magafoli, leader del partito CCM, di ottenere la vittoria al primo turno. In una dichiarazione rilasciata nella mattinata di ieri ai media internazionali, Lussu, capo del partito Chadema, ha dichiarato: <<Questa non è stata un’elezione né per la legge della Tanzania né per le norme internazionali. Si è trattato solamente di una banda di persone (il governo in carica ndr) che hanno utilizzato la macchina elettorale per aggrapparsi al potere>>.

Queste pesanti dichiarazioni da parte di Lussu arrivano in seguito alla pubblicazione, da parte della commissione elettorale della Tanzania, dei risultati parziali delle elezioni darebbero un’ampia vittoria al presidente uscente Magafoli. In alcune zone del paese il capo del governo uscente avrebbe raggiunto l’80% dei suffragi e, nel seggio di Misungwi, addirittura il 99%.

Intimidazioni e violenze alla vigilia del voto

Le accuse di brogli, inizialmente denunciati da Lussu, sono state poi sostenute e condivise anche da altri leader di opposizione, tra i quali zitto Kabwe, uomo di punta del partito Act Wazalendo. Il clima politico rischia di degenerare a causa di una tornata elettorale caratterizzata da scontri e violenze. Gli osservatori internazionali e i partiti di opposizione hanno spesso denunciato, nel corso della campagna elettorale, numerosi abusi e violenze messe in atto dalle forze di polizia contro cittadini inermi. Pochi giorni prima della tornata elettorale, militari armati avrebbero fatto irruzione nelle case di alcuni politici avversi al governo, picchiando e intimidendo donne e bambini. Lunedì scorso, nell’isola di Zanzibar, militari, poliziotti e milizie vicine al governo sarebbero intervenuti nel corso di una manifestazione contro la scarsa trasparenza delle elezioni, intimidendo i presenti e arrestando un importante leader locale di Act Wazalendo.

Caos elezioni in Tanzania: repressione e violazione dei diritti umani

Già da alcuni anni i partiti di opposizione, sostenuti da organizzazioni per la tutela dei diritti umani denunciano la mancanza di pluralismo e le politiche autoritarie di Magafuli. A partire dal 2016, un anno dopo l’inizio del suo primo mandato, il presidente della Tanzania ha vietato molte manifestazioni pubbliche e in molti casi ha addirittura bandito per lunghi periodi importanti organi di informazione. Il suo programma elettorale di lotta alla corruzione dilagante e di ammodernamento del paese si scontra con la mancanza di pluralismo politico che spesso, negli ultimi cinque anni, ha generato conflitti sociali e instabilità. L’utilizzo frequente delle forze armate come strumento di lotta politica e di annientamento degli oppositori potrebbe portare, in un futuro neanche molto lontano, alla costituzione di un vero e proprio regime totalitario contrario a qualsiasi forma di pluralismo politico e senza una legittimazione democratica.

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