Talibé: la pandemia mette in luce una realtà che fa male

In Senegal e nei Paesi vicini è tragica la condizione dei bambini che vivono per strada, sfruttati. "Mani Tese" è presente con un progetto ed un centro di accoglienza in Guinea Bissau

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talibé: la pandemia

Il 16 giugno è la giornata internazionale del bambino africano. In questa data si fa il punto. Pertanto, si richiama l’attenzione sulla carenza d’istruzione, i bisogni e sugli abusi, in tutte le forme, di cui i minori sono vittime. Mani Tese, l’ONG che opera per la giustizia sociale nei paesi più poveri del mondo si sta occupando dei bambini talibé, la pandemia ha evidenziato il loro dramma.

Chi sono i bambini talibé e cosa centra la pandemia?

In Senegal i talibé sono i discepoli delle scuole coraniche. Questi, spesso vengono sfruttati come schiavi. I bambini sono costretti dai loro maestri a mendicare. Questi piccoli discepoli frequentano le daraas, le scuole coraniche dove imparano i precetti dell’islam. Con l’esplosione della pandemia la realtà dei Talibé è esplosa nella sua tragicità. Tutte le più importanti ONG mondiali hanno da tempo denunciato questa situazione. Con le restrizioni del coprifuoco, però, le verità nascoste a chi non vuol vedere sono emerse. Difatti, come riferisce Mani Tese, tramite i suoi canali ufficiali, quanti non hanno una casa, come questi bambini, con il coprifuoco non hanno che la strada come dimora.

Diritti negati dei bambini

A maggio 2020, in Senegal si erano individuati più di 1000 bambini che vivevano in queste condizioni pericolose e fragili allo stesso tempo. Dunque, alla luce dei fatti il ministero della Famiglia senegalese ha preso la decisione di togliere i bambini dalla strada per evitare conseguenze disastrose sui contagi da covid-19. Tutti i talibé individuati grazie al coprifuoco della pandemia, in quel periodo ricevettero accoglienza in strutture governative o private. Poichè si tratta di minori non è stato facile risalire alla provenienza. Ma alla fine si è potuta fare una mappatura con la provenienza dei bambini. I dati emersi confermano il fenomeno della transmigrazione.


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Paesi senza risorse per fronteggiare il problema

Purtroppo i dati emersi confermano che i talibé non provengono tutti dal Senegal. Il numero più corposo delle presenze era quello senegalese, ma tra i bambini trovati per strada numerosi erano provenienti da Guinea Bissau, Guinea Conakry e Gambia. Invece, seppur presenti, minori sono le presenze dal Togo, Mali e Niger. É stato facile ricongiungere i bambini senegalesi alle loro famiglie, per i minori stranieri è servito più tempo. Difatti solo a novembre scorso i bambini della Guinea sono rientrati nel loro paese. Comunque, le operazioni sono state possibili, in concerto con lo Stato, grazie all’intervento delle varie ONG presenti, le associazioni locali e le organizzazioni internazionali. La Guinea, come altri paesi, oltre ai problemi legati alla chiusura delle frontiere non ha i mezzi e le strutture per intervenire in modo capillare e poter fronteggiare situazioni simili.

Pandemia e Talibé: il problema non è risolto

Dopo l’intervento di Mani Tese, che collabora da anni con un’associazione locale guineana che si occupa di minori, AMIC, si è potuto far ricongiungere, da novembre a oggi, 90 bambini con le loro famiglie. Questo grazie a un progetto co-finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. Tale progetto riguarda proprio il sostegno ai migranti minori non accompagnati in Senegal, Gambia e Guinea Bissau. Tutti i minori provenienti dalla Guinea hanno avuto accoglienza nel centro di AMIC a Gabu. Qui i bambini hanno ricevuto assistenza sia fisica che psicologica. Inoltre il centro ha messo a disposizione dei piccoli Talibé vestiti e il necessario per l’igiene. Il lavoro di assistenza di Mani Tese e AMIC sarà anche di accompagnamento. Una volta che i bambini si ricongiungeranno con le loro tribù ci sarà un’assistenza psico-sociale che li aiuterà nel reinserimento.

Una questione annosa da risolvere

É evidente che la questione dei talibé e dello sfruttamento dovrà essere trattata in modo serio dai governi. Nonostante sia difficile cambiare abitudini, credenze e tradizioni non è possibile che a tante altre piaghe si debba aggiungere anche questa all’infanzia già segnata e difficile per tanti bambini. Ristrettezze economiche, carestie, fame e sfruttamento non dovrebbero stare nella stessa pagina con la parola bambino.