Taglio dei parlamentari: i pro e i contro della riforma

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taglio dei parlamentari pro e contro

Un risparmio di circa 81 milioni all’anno di spesa pubblica a fronte di una diminuzione della rappresentanza parlamentare. Ecco quali sono i pro e i contro della riforma costituzionale nota come taglio dei parlamentari

E’ passata in via definitiva alla Camera la riforma costituzionale che riduce il numero dei parlamentari da 900 a 600 (400 alla Camera e 200 al Senato). I sì alla riforma sono stati 553. Quattordici, invece, i no e due gli astenuti. Un’ampia maggioranza, dunque, e ben oltre quella richiesta di 316. Ma vediamo nel dettaglio quali sono i pro e i contro del cosiddetto taglio dei parlamentari.

Al voto la riduzione dei parlamentari

I pro del taglio dei parlamentari

La riduzione del numero di parlamentari porterà, secondo il Movimento 5 Stelle, ad un risparmio in stipendi di circa 300 mila euro al giorno. Questo significa, dunque, che il risparmio annuale per lo Stato sarà all’incirca di 110 milioni.

L’Osservatorio Economico dei Conti Pubblici di Carlo Cottarelli ha rivisto però queste stime a ribasso, considerandole esagerate. Il risparmio sarebbe, in verità, di 81,6 milioni di euro.

Per il Movimento 5 Stelle, che ha fatto di questa riforma una delle sue bandiere, questo risparmio è piuttosto significativo e permetterà di investire quei soldi in altre attività utili ai cittadii italiani.

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in merito alla riforma, ha scritto su twitter: “Approvato dal Parlamento il ddl costituzionale per ridurre il numero dei parlamentari. Una riforma che incide sui costi della politica e rende più efficiente il funzionamento delle Camere. Un passo concreto per riformare le nostre Istituzioni. Per l’Italia è una giornata storica”. 

Un altro pro, secondo i sostenitori del taglio dei parlamentari, starebbe nella maggiore efficienza nel funzionamento delle due Camere. La riforma è, in questo senso, un modo per snellire le procedure istituzionali e l’approvazione delle leggi. In altre parole, la maggiore efficienza sarebbe data dal fatto che con la riduzione del numero dei parlamentari verrebbero ridotti anche gli emendamenti presentati eventualmente da essi.

In ultima istanza si ritiene che la riduzione del numero dei rappresentanti possa essere un modo per diminuire il numero di partiti in Parlamento, rendendo i governi più stabili.

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I contro della riforma del taglio dei parlamentari

C’è da dire, innanzitutto, che i 100 milioni annuali risparmiati dalla riduzione del numero dei parlamentari corrispondono allo 0,007% della spesa pubblica annuale dello Stato, che è all’incirca di 850 miliardi.

Per dare un’idea delle proporzioni, una misura come il bonus di 80 euro introdotta dal governo Renzi è costata circa 10 miliardi all’anno. Difficile pensare, dunque, che con questo risparmio potranno essere messe in atto misure che abbiano un impatto significativo sul benessere dei cittadini.

Riguardo alla riduzione del numero dei partiti, c’è da dire che innanzitutto bisognerà vedere che tipo di legge elettorale verrà adottata. Con una soglia di sbarramento non molto alta, ed è questa l’ipotesi più probabile, anche per i partiti più piccoli sarà possibile entrare in Parlamento, così come in passato. L’introduzione di un proporzionale puro, che sembrerebbe nelle intenzioni dei partiti di maggioranza, non porterebbe affatto alla riduzione dei partiti nelle aule, anzi. L’adozione di sistemi elettorali diversi non ha inoltre un effetto così certo e riconoscibile sul sistema partitico. Basti pensare, ad esempio, e questo lo si è visto nel caso dell’Italia, che l’adozione di un sistema maggioritario non è di per sè sufficiente a cambiare il sistema partitico in modo che si formi un bipolarismo tra due partiti.

Il rapporto tra numero dei parlamentari e abitanti in Italia e in Europa

Il problema maggiore, per i detrattori, si trova tuttavia nella riduzione della rappresentanza che questa riforma comporta. L’Italia, è vero, prima della riforma era al secondo posto per numero di parlamentari in Europa, dietro solo al Regno Unito, che ne ha 1442. Il numero dei deputati, tuttavia, va considerato in rapporto alla popolazione. Guardando il rapporto tra il numero dei deputati e la popolazione, si nota che prima della riforma per ogni 100 mila abitanti il numero dei deputati era 1 in Italia (0,9 in Francia e Germania).

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Con l’introduzione della riforma, invece, il numero di deputati ogni 100 mila abitanti scende a 0,7. Si tratta quindi del numero più basso d’Europa. E’ un numero ben lontano dal 14,3 di Malta, dal 10 del Lussemburgo, ma anche dal 3,3 dell’Irlanda.

Guardare al numero dei parlamentari in termini assoluti dunque, secondo i critici di questa riforma, non avrebbe alcun senso. Il rischio è quello di ridurre drasticamente la rappresentanza in un paese, tra l’altro, composto da diverse minoranze etniche, linguistiche e religiose.

L’esempio sbagliato del Senato Usa sul taglio dei parlamentari

Tra gli argomenti portati diverse volte dal Ministro Di Maio a favore del taglio dei parlamentari, c’è il fatto che un paese come gli Stati Uniti (con i suoi 285 mln di abitanti) abbia un Senato composto da soli cento membri. Il Senato statunitense, tuttavia, è un Senato di tipo federale. Ha infatti modalità di elezione e rappresentanza e poteri molto diversi dalla Camera dei rappresentanti.

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La stessa situazione la troviamo in Germania, dove il Senato conta 69 membri. Anche in questo caso, tuttavia, troviamo un Senato di tipo federale. Il nostro sistema parlamentare, invece, vede un bicameralismo paritario o perfetto, in cui le due Camere hanno le medesime funzioni.

I critici sostengono quindi che fare dei paragoni tra sistemi così diversi non sia affatto corretto. Questi ritengono che qualora si voglia ridurre drasticamente il numero dei senatori, si dovrebbe trasformare il sistema parlamentare secondo un modello di bicameralismo imperfetto.

Per molti ancora un effetto contingente della riforma è la riduzione, nel pensiero del cittadino comune, della democrazia ad un costo, possibilmente da abbattere. Si rinuncerebbe, in questo modo, alla democrazia e ad una maggiore rappresentanza in cambio di soli 100 milioni di euro all’anno.

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Referendum popolare sul taglio dei parlamentari

Proprio per questi motivi molti partiti e movimenti politici, come +Europa e Siamo Europei, si dicono già pronti a dare battaglia per il referendum popolare. Secondo l’art 138 della nostra Costituzione, che regola la revisione costituzionale, il referendum popolare può essere richiesto entro tre mesi dalla pubblicazione della legge di revisione da un quinto della Camera o 500 mila elettori o 5 Consigli regionali.

Non resta dunque che attendere i futuri sviluppi.

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