Sushi, aumentano sempre di più i casi di Anisakidosi in Occidente 

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In un articolo pubblicato di recente sul British Medicine Journal, i gastroenterologi avvertono gli amanti del sushi sui rischi che si possono incontrare consumando pese crudo o poco cotto. Si parla in particolare dell’Anisakis: verme parassita dei mammiferi marini, lungo da 1 a 3 cm che allo stadio larvale risiede nelle carni dei pesci. Nel momento in cui queste vengono consumate crude o poco cotte i parassiti possono trasmettersi all’uomo invadendo le pareti dello stomaco e dell’intestino e causando reazioni allergiche, gastroenteriti e ulcere.


 La crescente popolarità del sushi ha visto un aumento delle infezioni parassitarie non solo in Giappone ma anche in Occidente.

Recentemente a Lisbona è stato trattato il caso di un uomo di 32 anni ricoverato con febbre e forti dolori addominali che presentava un parassita nelle viscere. Un’endoscopia gastrointestinale ha poi rivelato la presenza di larve del genere Anisakis. Il paziente ha poi rivelato che aveva da poco mangiato sushi.

Uno studio italiano ha consigliato ai medici che dovrebbero sospettare di Anisakidosi nel momento in cui i pazienti lamentano forti dolori addominali dopo aver mangiato pesce crudo, sottolineando che “nessun trattamento farmacologico efficace è in grado di uccidere le larve, una volta ingerite.” Se non viene diagnosticata in tempo può portare a serie complicazioni come sanguinamento digestivo, ostruzione intestinale, perforazione e peritonite. Nei casi più gravi è necessario ricorrere a un’operazione chirurgica.

In ogni caso non bisogna allarmarsi in quanto le normative italiane, in conformità con il Regolamento europeo (853/2004), prevedono che il pesce da consumare crudo debba essere “abbattuto” alla temperatura di -20 °C per almeno 24 ore, in modo da uccidere i parassiti.

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