lunedì, Luglio 22, 2024

Suonare il sassofono durante un’operazione è possibile?

È possibile suonare il sassofono mentre si viene operati per ben nove ore di fila? C’è chi ci è riuscito.

Suonare il sassofono nel corso di un’operazione è davvero possibile?

Sicuramente avrete già sentito notizie simili in passato, ma forse ancora non in Italia. Lo scorso 10 ottobre un paziente trentacinquenne, identificato solo con le iniziali G.Z., ha chiesto e ottenuto di poter suonare il suo sassofono nel corso di un intervento al cervello durato nel complesso nove ore.


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Intervento in chirurgia cerebrale sveglia

L’intervento, necessario per rimuovere un tumore, è stato eseguito con la cosiddetta awake surgery, ossia con il paziente non anestetizzato. Tutto questo è accaduto a Roma, all’Ospedale Internazionale Paideia: a coordinare l’operazione il neurochirurgo Christian Brogna, a capo di un’equipe di dieci professionisti. “Il tumore si trovava in un’area molto, molto complessa del cervello. Inoltre, il paziente è mancino. Questo rende le cose più complicate, perché i percorsi neurali del cervello sono più complicati” ha spiegato il dottor Brogna a CBS News.

Suonare per aiutare i medici

Prima dell’operazione, il paziente aveva sottolineato quanto fosse importante per lui poter continuare a suonare anche dopo questa difficile prova. Ma l’utilizzo dello strumento ha potuto aiutare anche l’equipe medica, permettendogli di mappare e monitorare le funzioni del cervello. “Suonare uno strumento significa che puoi capire la musica, una funzione cognitiva. Significa che puoi interagire con lo strumento, coordinare le mani, esercitare la memoria, contare – perché la musica è matematica – testare la vista perché il paziente deve vedere lo strumento, e testare anche il modo in cui interagisce con l’equipe medica” ha aggiunto il dottor Brogna.

Un intervento brillantemente riuscito

Nel corso delle nove ore G.Z. ha alternato l’esecuzione del tema del film del 1970 Love Story all’Inno italiano. Ha dichiarato in seguito di essersi sentito “tranquillo” per tutto il tempo: inoltre, l’operazione è riuscita perfettamente, e non ha comportato alcuna perdita di nessuna delle funzioni cognitive, e tantomeno della capacità musicale. Naturalmente, ogni individuo è diverso così come lo è il suo cervello: per questa ragione ogni intervento con awake surgey deve essere preparato con attenzione sul paziente specifico, per essere sicuri del completo successo.

Proteggere l’identità di ogni paziente

“Quando operiamo sul cervello, operiamo sul senso di sé, quindi dobbiamo assicurarci di non danneggiare il paziente come persona. La sua personalità, il modo in cui prova emozioni, il modo in cui affronta la vita. Il paziente ti dirà cosa è importante nella sua vita, ed è tuo compito proteggere i suoi desideri” ha dichiarato ancora il dottore Brogna.

I precedenti nel mondo

Come dicevamo poco sopra, questo non è stato il primo caso simile. Nel 2018, in Sudafrica un uomo aveva continuato a suonare la sua chitarra acustica mentre un team di medici rimuoveva un tumore dal suo cervello. Nel 2019 un insegnante di musica aveva chiesto di poter suonare il suo sassofono nel corso di un’operazione al cervello. Infine, nel 2020 una violinista aveva suonato nel corso di un intervento a Londra.

Serena Nencioni
Serena Nencioni
Nata all'Isola d'Elba, isolana ed elbana e orgogliosa di esserlo. Amo la scrittura e la musica.

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