Sull’obbligo vaccinale

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Infuria sempre di più la polemica contro chi rifiuta di vaccinarsi: ma davvero si basa su ragioni fondate?

Dati ufficiali, non fake news

Anche dopo essersi sottoposti alla vaccinazione si dovrà continuare a osservare le buone pratiche di prevenzione e protezione attualmente previste, come indossare la mascherina, lavare spesso e accuratamente le mani e mantenere il distanziamento fisico. Questo finché i dati sull’immunizzazione non evidenzieranno con certezza che oltre a proteggere sé stessi il vaccino impedisce anche la trasmissione del virus agli altri e si arriverà a superare la pandemia in atto”.

Il testo è ripreso dal sito del Ministero della Salute:

http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/archivioFakeNewsNuovoCoronavirus.jsp

I vaccinati dunque, ad oggi, restano potenzialmente contagiosi quanto i non vaccinati. E non è certo cosa nuova: altre malattie vengono propagate da portatori sani, come la meningite:

La principale causa di contagio è rappresentata dai portatori sani del batterio: solo nello 0,5% dei casi la malattia è trasmessa da persone affette dalla malattia”. Anche questo testo proviene da una fonte ufficiale, l’ Istituto Superiore di Sanità:

https://www.epicentro.iss.it/meningite/

Dagli all’untore

Dunque, ad oggi, in caso di avvenuto contagio, non è possibile sapere se la fonte sia un soggetto vaccinato o meno. Ma poi leggiamo i giornali e troviamo editoriali che si scagliano contro operatori sanitari non vaccinati ritenendoli responsabili della diffusione del virus all’interno dell’ospedale. Riporto testuale:

“L’ultimo caso è stato segnalato nell’ospedale ligure di Lavagna, dove un camice bianco ha preso il Covid per poi condividerlo generosamente con otto tapini affidati alle sue cure. Poiché i dipendenti dell’ospedale sono stati posti in sicurezza da tempo, si presume che il contagiato sia un No Vax.”

https://www.corriere.it/caffe-gramellini/21_marzo_26/dietro-lavagna-df76e1d6-8da3-11eb-90de-f8af7075b4bc.shtml

Forse sono io a non aver capito. Cosa significa che “i dipendenti dell’ospedale sono stati posti in sicurezza”? forse che non sono contagiosi? Non è quello che dice il ministero della salute.  Purtroppo, aggiungo. Ecco un esempio riportato dalla cronaca:

https://palermo.gds.it/articoli/cronaca/2021/02/15/coronavirus-positivo-infermiere-del-civico-di-palermo-gia-vaccinato-contagiati-anche-4-pazienti-5c3492d5-e57b-40ce-9c3a-cd2004b31cd7/

L’obbligo vaccinale

Leggo anche che sta prendendo corpo un decreto che potrebbe prevedere la sospensione o forse persino il licenziamento per il personale sanitario che pur essendo a contatto con i malati decide di non vaccinarsi. Ma anche uno scudo penale che tutela i medici nel caso di lesioni gravi ai pazienti.

https://www.corriere.it/esteri/21_marzo_27/obbligo-vaccino-scudo-penale-nuove-regole-medici-infermieri-93a5d4a6-8e7a-11eb-8542-ee1d410d331e.shtml

Anche su questo mi pongo un paio di domande. La prima mi pare di una evidenza solare: poiché stiamo parlando di medici ed infermieri (e non dello stereotipato complottista da social che basa il suo rifiuto ai vaccini su pregiudizi e mancanza di informazione), perché non si apre un dibattito sui loro motivi?

Forse il punto di vista di addetti ai lavori – esattamente come coloro che sono favorevoli – potrebbe essere utile a tutti per capire quale sia la strategia migliore.

La seconda domanda riguarda la contraddizione che si evidenzia tra l’imporre l’obbligo vaccinale e contemporaneamente lo scudo penale per chi lo somministra, alludendo agli effetti avversi sui pazienti. Qualche dubbio può sorgere, è umano.

Le colpe di chi tutela la salute pubblica

Ho scritto più volte che la scelta di vaccinarsi è – e non può essere altrimenti – individuale. Personalmente (come in tutte le scelte razionali che compio), provo a contemperare costi e benefici sulla base delle informazioni di cui disponiamo. Come i dati dell’ISS sugli esiti più gravi:

Ma, riguardo la strategia a tutela della salute pubblica, una cosa l’hanno capita tutti: i primi a poter vaccinarsi devono essere le persone più fragili, perché per loro i rischi sono senz’altro inferiori ai benefici.

Ma siccome si è preferito assicurare la copertura vaccinale a categorie professionali e a persone statisticamente escluse dalle gravi conseguenze del contagio (anche a causa di comunicazioni contraddittorie sull’utilizzo di Astra Zeneca), mi pare che si preferisca catalizzare l’attenzione su coloro che non ritengono di vaccinarsi, incolpandoli di spargere il virus, e non sulle colpevoli leggerezze di chi non ha messo in sicurezza chi si trova in condizioni oggettive di pericolo.

Non dobbiamo prendercela con l’operatore delle RSA che rifiuta il vaccino (che spesso di sanitario ha le mansioni, ma non il contratto), ma con chi non ha fatto il possibile per farlo somministrare agli ospiti. Perché l’operatore, anche se vaccinato, può comunque trasmettere il virus: la differenza, in termini di vite, la fa se lo ha fatto l’anziano. Non lo dico io, ma il Ministero della sanità.

Semplificare la complessità

Ma forse sono io che non capisco. Non capisco come uno Stato che incassa dalla vendita di alcool, sigarette, gioco d’azzardo possa essere credibile nel promuovere questa retorica di responsabilità sociale.

Non capisco come le persone, che si affollano per le strade, violano le disposizioni di distanziamento, eccedono in stili di vita dannosi, possano sentirsi parte (ma soprattutto tutelate) da una politica di prevenzione pubblica che non sta funzionando.

Perchè, mi domando, nel pianificare la campagna di vaccinazione non ci si pone il problema di approfondire i fattori di rischio di decine di milioni di persone che – anche in assenza di patologie gravi – assumono farmaci potenzialmente antagonisti o presentano particolari predisposizioni a effetti collaterali anche gravi.

Perchè, anzichè porre il vaccino come unico orizzonte del post-pandemia, non si affronta la questione nel rispetto della sua complessità, potenziando il legame tra cittadino e medicina di base per una tutela della salute pubblica calibrata il più possibile sulle singole necessità?

Responsabilizzarsi o delegare

La scelta di affidare la logistica della distribuzione dei vaccini all’esercito ha inevitabilmente il sapore retorico del decisionismo che spazza via tutti i dubbi.

Ricorda molto da vicino quella pulsione per la quale si preferisce affidarsi ad un rimedio (o un uomo) miracoloso che sappiamo non essere tale, ma che è sempre meglio che assumersi le proprie responsabilità.

L’uomo forte che promette di risolvere i problemi mentre noi continuiamo a ballare sulle ceneri della nostra società; il protettore gastrico che ci permette di farci uno spritz tutti i pomeriggi; credere che la colpa, come la soluzione, è sempre di qualcuno diverso da noi.

L’epidemia è uno stress test per la nostra società, e secondo me non lo stiamo superando. Non sta andando “tutto bene” e neppure usciremo da questa storia migliori di come ci siamo entrati. non attraverso questa strada, almeno.

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uffici, alberghi, comunità – lavorando dove e come potevo e continuando a studiare senza un piano, accumulando titoli di studio senza mai sperare che un giorno servissero a qualcosa: la maturità scientifica, poi una laurea in “Scienze Politiche”, un diploma di specializzazione come “Operatore per le marginalità sociali”, un master in “Counseling e Formazione”, uno in “Programmazione e valutazione delle politiche pubbliche”, un dottorato di ricerca in “Analisi dei conflitti nelle relazioni interpersonali e interculturali”. Dai 35 ai 53 mi sono convertito in educatore, progettista, docente universitario, ricercatore, sociologo, ma non ho dimenticato tutto quello che è successo prima. È questa la peculiarità della mia formazione: aver vissuto contemporaneamente l’esperienza del lavoro necessario e quella dello studio – due percorsi completamente diversi sul piano materiale ed emotivo, di cui cerco continuamente un punto di sintesi che faccia di me Ein Anstàndiger Menschun, un uomo decente. Ho cominciato a leggere a due anni e mezzo, ma ho smesso dai sedici ai venticinque; ho gettato via un’enormità di tempo mentre scrivevo e pubblicavo comunque qualcosa sin dagli anni ‘80: alcuni racconti e poesie (primo classificato premio letterario nazionale Apollo d’oro, Destinazione in corso, Città di Eleusi), poi ho esordito nel romanzo con "Le stelle sul soffitto" (La Strada, 1997), a cui è seguito il primo noir "Sotto gli occhi" (La Strada, 1998 - segnalazione d’onore Premio Mario Conti Città di Firenze); ho vinto i premi Città di Firenze e Amori in corso/Città di Terni per la sceneggiatura del cortometraggio "Un’altra vacanza" (EmmeFilm, 2002), e pubblicato il racconto "Solitario" nell’antologia dei finalisti del premio Orme Gialle (2002). Poi mi sono preso una decina di anni per riorganizzare la mia vita. Ricompaio come finalista nel 2014 al festival letterario Grado Giallo, e sono presente nell’antologia 2016 del premio Radio1 Plot Machine con il racconto "Storia di pugni e di gelosia" (RAI-ERI). Per i tipi di Delos Digital ho scritto gli apocrifi "Sherlock Holmes e l’avventura dell’uomo che non era lui" (2016), "Sherlock Holmes e il mistero del codice del Bardo" (2017), "Sherlock Holmes e l’avventura del pranzo di nozze" (2019) e il saggio "Vita di Sherlock Holmes" (2021), raccolti nel volume “Nuove mappe dell'apocrifo” (2021) a cura di Luigi Pachì. Il breve saggio "Resistere è fare la nostra parte" è stato pubblicato nel numero 59 della rivista monografica Prospektiva dal titolo “Oltre l’antifascismo” (2019). Con "Linea Gotica" (Damster, 2019) ho vinto il primo premio per il romanzo inedito alla VIII edizione del Premio Garfagnana in giallo/Barga noir. Il mio saggio “Una repubblica all’italiana” ha vinto il secondo premio alla XX edizione del Premio InediTO - Colline di Torino (2021). Negli ultimi anni lavoro come sociologo nell’ambito della comunicazione e del welfare, e svolgo attività di docenza e formazione in ambito universitario. Tra le miei ultime monografie: "Modelli sociali e aspettative" (Aracne, 2012), "Undermedia" (Aracne, 2013), "Deprivazione Relativa e mass media" (Cahiers di Scienze Sociali, 2016), "Scenari della postmodernità: valori emergenti, nuove forme di interazione e nuovi media" (et. al., MIR, 2017), Identità, ruoli, società (YCP, 2017), "UniDiversità: i percorsi universitari degli studenti con svantaggio" (et. al., Federsanità, 2018), “Violenza domestica e lockdown” (et. al., Federsanità, 2020), “Di fronte alla pandemia” (et. al., Federsanità, 2021), “Un’emergenza non solo sanitaria” (et. al., Federsanità, 2021) . Dal 2015 curo il mio blog di analisi politica e sociale Osservatorio7 (www.osservatorio7.com), dal 2020 pubblicato su periodicodaily.com. Tutto questo, tutto quello che ho fatto, l’ho fatto a modo mio, ma più con impeto che intelligenza: è qui che devo migliorare.