Sulle tracce di Aldo Moro. Le indagini sui rullini fotografici scomparsi

Le indagini sui rullini fotografici scomparsi

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Le indagini sui rullini fotografici scomparsi

Nel capitolo “Le indagini sui rullini fotografici scomparsi” della relazione della commissione d’inchiesta sull’omicidio Moro, approvata quest’ultima in data 10 dicembre 2015, emergono alcuni fatti importanti. Tra questi, certamente quello menzionato dall’articolo pubblicato, il giorno dopo la strage di via Fani, sull’organo di informazione del partito comunista “L’Unità”. Nella relazione viene sottolineato: “La presenza di (almeno) un rullino fotografico contenente immagini di interesse per le indagini è confermata anche da un articolo dal titolo « Fotografati i killer dopo la strage », pubblicato dal quotidiano l’Unità, il 19 marzo 1978. Nell’articolo si fa riferimento ad una foto scattata pochi istanti dopo la strage e si afferma tra l’altro: « Il rullino è stato impressionato da un inquilino di un palazzo che si affaccia in via Mario Fani, il quale l’ha consegnato ai magistrati. Si è appreso che è stato fatto un


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ingrandimento delle dimensioni di una parete ed in questo modo si è riusciti a distinguere i particolari. Con un pennarello sono stati cerchiati numerosi volti. Poi si è cercato di identificarli uno per uno. Oltre ai passanti e ai soccorritori sono stati notati alcuni volti che corrisponderebbero alle foto segnaletiche di noti presunti brigatisti del Nord. Alle indagini si è affiancato per questo il giudice torinese Marciante, che segue l’inchiesta sull’assassinio del giornalista Casalegno: il procuratore è giunto per questo a Roma ». L’autore dell’articolo, il giornalista Sergio Criscuoli, ascoltato da collaboratori della Commissione, ha confermato integralmente il contenuto dell’articolo, aggiungendo di ricordarsi nitidamente di aver appreso all’epoca, da ambienti della DIGOS, i particolari dell’ingrandimento e dei volti cerchiati. La Commissione ha disposto accertamenti, tuttora in corso, per verificare se agli atti dell’inchiesta sull’omicidio Casalegno vi sia traccia della citata attività e ha incaricato il RIS dei carabinieri di Roma di esaminare attentamente, con l’ausilio delle moderne tecnologie, tutto il materiale fotografico relativo alla strage di via Fani che è stato acquisito presso gli archivi delle principali testate giornalistiche ed agenzie di stampa. Meritano, infine, di essere valutate con attenzione anche le dichiarazioni rese dal giornalista Diego Cimara, il quale è stato ascoltato per la prima volta in qualità di testimone da collaboratori della Commissione. Egli ha affermato che mentre era all’interno del bar Olivetti – che, secondo quanto da lui riferito, era aperto – fu avvicinato da un giovane, forse di nazionalità slava, che gli consegnò un rullino da conservare e da restituirgli il giorno successivo. Preso il rullino, lo portò nel pomeriggio a Duccio Guidotti, responsabile del TG1 per la realizzazione tecnica dei video, con l’intesa di realizzarne una copia in formato elettronico e di ritirarlo il giorno successivo. Il mattino seguente, tuttavia, egli apprese che vi era stato un furto nel laboratorio di Guidotti, che la copia elettronica era stata sottratta e che non si poteva più essere certi che il rullino rimasto fosse effettivamente quello consegnato il giorno prima”.

 

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