Sulle tracce di Aldo Moro. Le dichiarazioni dell’onorevole Luciano Violante del 17 febbraio 2015. Terza parte

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Le dichiarazioni dell'on. Luciano Violante

Le dichiarazioni dell’on. Luciano Violante

L’ex Presidente della Camera dei Deputati Luciano Violante, durante l’audizione del 17 febbraio 2015, tocca altri episodi. Tra questi quello della famosa tipografia dove le brigate rosse stampavano i loro volantini. Violante dichiara ”La tipografia Triaca aveva, come sapete, una stampante di provenienza dei servizi di sicurezza, Raggruppamento Unità Speciali. Alcuni dicono che il Raggruppamento Unità Speciali era un’articolazione dei servizi. Altri sostengono che si trattava di un supporto logistico puro e semplice, di scarso rilievo. In realtà, pare che si trattasse davvero di un nucleo dei servizi di sicurezza. Come una stampante possa passare da un nucleo dei servizi di sicurezza a un’organizzazione terroristica, certo qualcuno lo spiegherà, ma credo che occorrerà perlomeno farsi qualche domanda su questo punto. Devo dire che, come forse ricorderete, quella tipografia aveva anche un’altra macchina che proveniva da un ufficio pubblico, credo del Ministero dei trasporti. È abbastanza singolare che chi svolgeva attività terroristica potesse disporre di macchinari che provenivano da apparati pubblici”. L’esponente politico, ascoltato dai membri della commissione parlamentare, si sofferma anche sul luogo dove fu tenuto sotto sequestro  Aldo Moro”Il luogo della prigione è rimasto un mistero. Certamente non può essere stato sempre la base di via Montalcini, che era un appartamento piccolo, ristretto, mentre il corpo del presidente Moro risultò essere tonico, non di chi sta cinquantacinque giorni legato a un letto, insomma. Tuttora credo che quello sia uno dei grandi punti interrogativi della vicenda e che sia un punto significativo. Ricordo che nel luglio 1979 il SISDE riuscì a effettuare un’intercettazione ambientale di una conversazione tra due brigatisti detenuti all’Asinara in cui uno diceva all’altro che Moro era stato tenuto bene, trattato bene, mangiava, beveva, camminava, quindi non poteva essere stato imprigionato in un ambiente angusto come a via Montalcini. Circa la base di via Montalcini, questo è un altro punto interrogativo: perché la perquisizione ne fu disposta soltanto quando la proprietaria Braghetti se n’era andata? Si attese da luglio ad ottobre. A luglio gli uffici di Polizia ebbero segnalazione che lì ci poteva essere una base terroristica e due funzionari dell’Ucigos, se non ricordo male, andarono a interrogare tutti i condomini per sapere chi fosse la persona che vi abitava. Ora, se c’è una lotta da fare al terrorismo la si fa e basta; non si chiede ai condomini se si può fare o meno. Si va e si perquisisce, insomma si agisce con una certa determinazione, cosa che francamente lì non accadde. Questa è un’altra delle cose abbastanza strane. Lo ripeto, da luglio, quando era arrivata la segnalazione orale, la perquisizione si fa ad ottobre; ma ad ottobre, era proprio il 4, la signora è già andata via e lì non c’è più niente”.

 

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