Nella relazione Gualtieri emergono anche tutti i dubbi e le perplessità dei deputati e senatori, membri della commissione d’inchiesta, sulla gestione e l’utilizzo del materiale raccolto da parte delle brigate rosse. Durante i 55 giorni, attraverso l’interrogatorio del presidente della Democrazia Cristiana, le sue lettere e il memoriale, vennero fuori una serie di vicende che avrebbero fatto “crollare” l’intero ordine costituito. Invece ci fu una gestione anomala dei documenti. Perche? Troviamo scritto nella suddetta relazione “Le Brigate rosse utilizzano la stessa formula («tutto sarà reso noto al popolo») usata precedentemente per il sequestro Sossi. Ma diversamente da allora nessun documento sull’«interrogatorio» di Aldo Moro verrà diffuso, di propria iniziativa, dalle Brigate rosse che rinunceranno così unilateralmente all’utilizzazione politica delle dichiarazioni del Presidente democristiano. Neppure la notizia, certamente esplosiva, della esistenza di una struttura segreta della Nato per operazioni di controguerriglia viene diffusa da alcun documento o volantino delle Brigate rosse. Anche la promessa di diffondere attraverso la stampa clandestina le informazioni raccolte nel «processo» non viene mantenuta. In ogni caso né le bobine contenenti le registrazioni degli «interrogatori», né le trascrizioni dattiloscritte delle stesse, né gli originali dei memoriali e delle lettere sono mai venuti alla luce. Prospero Gallinari sostiene a questo proposito che le Brigate rosse distrussero sia le registrazioni che le trascrizioni e i documenti originali. Se la distruzione delle registrazioni può essere giustificata da motivi di sicurezza al fine d’impedire l’individuazione, attraverso le voci, dei brigatisti che parteciparono all’interrogatorio, gli stessi motivi di sicurezza appaiono meno convincenti per quanto riguarda la decisione di privarsi delle trascrizioni dell’«interrogatorio» e dei documenti originali che avrebbero dovuto consentire quel supposto «processo al regime e allo Stato» e svelare «i veri e nascosti responsabili delle pagine più sanguinose della storia degli ultimi anni». Né sembra da condividere l’ipotesi, pur avanzata da più parti, secondo la quale gli interrogatori e i memoriali non furono diffusi poiché non contenevano nulla di clamoroso per quanto riguarda i «segreti dello Stato» e quindi sarebbe stato controproducente rendere pubblici documenti che avrebbero fatto venir meno le ragioni politiche


La relazione del presidente della commissione stragi Libero Gualtieri
del sequestro e dell’assassino di Aldo Moro.

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