Sulle tracce di Aldo Moro. La relazione della commissione d’inchiesta sulle auto abbandonate in via Licinio Calvo. Seconda parte  

La relazione della commissione d’inchiesta sulle auto abbandonate in via Licinio Calvo  

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La relazione della commissione d’inchiesta sulle auto abbandonate in via Licinio Calvo

Nella seconda parte della relazione della commissione parlamentare, relativa al capitolo riguardante l’abbandono delle auto in via Licinio Calvo, si leggono una serie di testimonianze che sono in stridente contrasto con il racconto ufficiale dei brigatisti. Infatti


La relazione della commissione d’inchiesta sulle auto abbandonate in via Licinio Calvo

il racconto si sviluppa nel seguente modo: “…Importante è pure la testimonianza di Elsa Maria Stocco, abitante in via Bitossi, che venne sentita il 17 marzo 1978. La Stocco affermò che alle 9.25 del 16 marzo, dopo essere scesa dalla propria autovettura e aver fatto un tratto di marciapiede, aveva notato un’autovettura di grossa cilindrata giungere da via Massimi a forte velocità e fermarsi proprio davanti al suo civico, il 26. Da questa era sceso un uomo di aspetto giovanile con abito da pilota civile e impermeabile blu, privo di berretto, che prima aveva trasferito in un furgone di colore chiaro, alla cui guida era posto un giovane, una valigia e, dopo essere tornato all’auto, un borsone scuro. Il 14 giugno 1978 la Stocco confermò al magistrato quanto dichiarato in precedenza e precisò che quanto osservato era accaduto tra le 9.20 e le 9.25, poiché alle 9.30 aveva già potuto ascoltare il radiogiornale con la notizia della strage di via Fani. Un’autovettura “ministeriale” – quindi è possibile ipotizzare che fosse la Fiat 132 – fu vista provenire da via Massimi e fermarsi in via Bitossi, affiancata quasi trasversalmente alla destra di un furgoncino. Dall’auto uscì un giovane vestito da steward con una 24 ore e un borsone che caricò sul furgoncino, senza scambiare alcuna parola con il giovane alla guida di quest’ultimo. L’autovettura si allontanò in velocità verso via Pietro Bernardini. Il furgoncino, invece, imboccò la medesima strada, ma a normale andatura. La testimonianza, raccolta nell’imminenza dei fatti, è in netto contrasto con il racconto di Morucci. Morucci afferma di essere sceso dalla 128 blu all’incrocio tra via Massimi e via Bitossi, provenendo da via De Bustis, e di essersi recato a piedi, con le borse dello statista, verso un autofurgone chiaro parcheggiato in via Bitossi in prossimità di via Bernardini, con il quale poi si è recato in piazza Madonna del Cenacolo. In sintesi, dalle testimonianze risulta che Morucci non si sarebbe mosso a piedi, come da lui affermato, né si sarebbe allontanato con l’autofurgone, ma si sarebbe riportato verso l’autovettura, mentre sull’altro mezzo si trovava un soggetto a tutt’oggi ignoto. La Stocco inoltre fornisce un elemento cronologico importante poiché ricorda di aver ascoltato poco dopo il radiogiornale delle ore 9.30. Quindi il trasferimento delle borse avvenne tra le ore 9.20 e le 9.25. Morucci afferma che dopo aver lasciato le borse si sarebbe recato in piazza Madonna del Cenacolo, dove l’onorevole Moro sarebbe stato trasferito da un veicolo all’altro. Ma ciò non è possibile, poiché la Fiat 132 alle 9.23 era già stata rinvenuta in via Licinio Calvo, e, in ogni caso, la Stocco sulla “ministeriale” di grossa cilindrata vide solo un uomo, quindi nessuna traccia dell’onorevole Moro. Sul punto, si richiama infine, la testimonianza di Enrico Marinelli, allora commissario di Monte Mario, escusso da collaboratori della Commissione il 29 ottobre 2015. Marinelli ha dichiarato: «Ora ricordo di via Licinio Calvo. Quel giorno un mio paesano che era in servizio presso una installazione elettrica, del quale non ricordo il nome, nipote del parroco del mio paese, don Olindo Camperchioli, mi disse di avere visto passare le auto coinvolte nell’eccidio proprio in quella via». A seguire ha aggiunto: «Io controllai personalmente quella via. Ora mi torna in mente che una delle autovetture non c’era quando io feci un primo controllo. Insomma questa terza macchina era stata probabilmente tenuta nascosta lì vicino». In sintesi, il divario tra le acquisizioni testimoniali antiche e recenti e il racconto di Morucci è tale che si può affermare che il racconto brigatista non appare veritiero, quanto meno per quanto attiene alla fase tra l’abbandono della scena della strage e via Licinio Calvo”.

 

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