Sulle tracce di Aldo Moro. La lettera inviata a Papa Paolo VI

La lettera a Paolo VI

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Il comunicato n.9 delle Brigate Rosse

La lettera a Paolo VI

Aldo Moro, nella gioventù (1939), aveva svolto il ruolo di presidente nazionale della Fuci (federazione universitaria cattolica italiana). In quel periodo conobbe monsignor Giovanni Battista Montini, già assistente ecclesiastico dei giovani “fucini”. L’amicizia con il futuro Papa nacque prima del’entrata in guerra dell’Italia. Moro, dal “carcere del popolo” delle brigate rosse, individua quale possa essere il percorso per restituirlo alla libertà. Ha la piena consapevolezza che la sua strategia per andare a buon fine debba avere il supporto ufficiale del Vaticano. La proposta dello scambio dei prigionieri sembra essere la strada più percorribile. Anche da altri stati era stata praticata. Rappresentava una scelta umanitaria, ed attraverso l’intercessione del Vaticano sul Governo Italiano, Moro avrebbe portato la vita in salvo. Ma le preoccupazioni dello statista democristiano pervengono non solo dai suoi “colleghi” parlamentari ma anche dalla stampa vaticana. Ecco il testo della lettera, scritto probabilmente giorno 8 aprile 1978, e fatta pervenire a Paolo VI “Beatissimo Padre, nella difficilissima situazione nella quale mi trovo e memore della paterna benevolenza che la Santità Vostra mi ha tante volte dimostrato, e tra l’altro quando io ero giovane dirigente della Fuci, ardisco rivolgermi alla Santità Vostra, nella speranza che voglia favorire nel modo più opportuno almeno l’avvio di quel processo di scambio di prigionieri politici, dal quale potrebbero derivare, in questo momento estremamente minaccioso, riflessi positivi per me e la mia disgraziata famiglia che per ragioni oggettive è in cima alle mie angosciate preoccupazioni. Immagino le ansie del Governo. Ma debbo dire che siffatta pratica umanitaria è in uso presso moltissimi governi, i quali danno priorità alla salvezza delle vite umane e trovano accorgimenti di allontanamento dal territorio nazionale per i prigionieri politici dell’altra parte, soddisfacendo così esigenze di sicurezza. D’altra parte, trattandosi di atti di guerriglia, non si vede quale altra forma di efficace distensione ci sia in una situazione che altrimenti promette giorni terribili. Avendo intravisto qui nella mia prigione un severo articolo dell’Osservatore, me ne sono preoccupato fortemente. Perché quale altra voce, che non sia quella della Chiesa, può rompere le cristallizzazioni che si sono formate e quale umanesimo più alto vi è di quello cristiano? Perciò le mie preghiere, le mie speranze, quelle della mia disgraziata famiglia che la Santità vostra volle benevolmente ricevere alcuni anni fa, s’indirizzano alla Santità vostra, l’unica che possa piegare il Governo italiano ad un atto di saggezza. Mi auguro si ripeta il gesto efficace di S.S. Pio XII in favore del giovane Prof. Vassalli, che era nella mia stessa condizione. Voglia gradire, Beatissimo Padre, con il più vivo ringraziamento per quanti beneficeranno della clemenza, i più devoti ossequi. Aldo Moro”.

 

 

 

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