Sulle tracce di Aldo Moro. Indagini sul luogo della prigione

Indagini sul luogo della prigione di Aldo Moro

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Indagini sul luogo della prigione di Aldo Moro

Esiste un documento della Digos di Roma, nota n.050714 del 10 luglio 1980, avente per oggetto “Omicidio dell’on.le Moro e della sua scorta”, che dimostra come in quel periodo le forze investigative brancolavano ancora nel buio rispetto all’individuazione della prigione dove era trattenuto dalle brigate rosse il leader democristiano. Nel suddetto documento, a firma del vice questore aggiunto Andreassi, indirizzato all’ufficio Istruzione presso il Tribunale di Roma, troviamo scritto: “Fonte qualificata aveva segnalato, nei giorni scorsi, che l’on.le Moro sarebbe stato tenuto prigioniero nel retrobottega di un negozio di alimentari gestito dal padre della nota brigatista rossa NANNI Mara, attualmente detenuta. Il negozio in argomento é stato localizzato in questa via di Grottarossa n.122 – 124 e si é appurato essere anche attualmente gestito da Nanni Modesto, padre della Mara, e dal cognato De Angelis Sante. Nella serata del 7 corrente, si é pertanto proceduto ad una accurata ispezione dell’esercizio, costatando che nel retrobottega, di ridotte dimensioni, non risultano effettuati lavori di ristrutturazione o modifiche tali che lascino presupporre il suo segnalato adattamento a prigione del defunta personalità e sembra di potere escludere che le dimensioni e l’ubicazione di detto vano (immediatamente a ridosso della bottega e di altre private abitazioni) possono aver reso possibile tali utilizzazione.


Indagini sul luogo della prigione di Aldo Moro

E’ stato anche inteso a verbale il proprietario dell’immobile, Ercoli Augusto generalizzato in atti, il quale ha escluso che, negli ultimi dieci anni, siano state apportate modifiche alle strutture dei negozi in argomento, si da far presupporre che ne possa essere stata mutata, sia pure temporaneamente, la destinazione. Si allega il processo verbale di ispezione e quello delle dichiarazioni rese da Ercoli Augusto”. Un esempio concreto di come, nel corso degli anni, numerose segnalazioni sul caso Moro sono pervenute alle istituzioni, e diverse avevano in serbo il preciso compito di aumentare la confusione nell’opinione pubblica e depistare le indagini.

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