Giuseppe De Lutiis “Il golpe di via Fani”

De Lutiis, in riferimento al luogo della prigione di Aldo Moro, ebbe modo di riscontrare una serie di incongruenze che evidenziò nel suo libro. Nel capitolo relativo alla prigione, il consulente della commissione parlamentare scrive “Per quattro lunghi anni, dal 1978 al 1982, nessuno dei brigatisti arrestati aveva fornito elementi utili all’individuazione del covo o dei covi dove Moro era stato tenuto prigioniero durante i cinquantacinque giorni…Solo successivamente Antonio Savasta riferì che “il prigioniero venne tenuto segregato nella casa in cui vivevano Prospero Gallinari e Anna Laura Braghetti, casa che egli credeva sita in via Laurentina ma che poi è risultata essere quella di via Montalcini 8, alla Magliana”. Giuseppe De Lutiis, nel continuare a ricordare i vari passaggi per l’individuazione della prigione di Moro afferma “Nel frattempo, il 2 febbraio 1982 il ministro dell’Interno Rognoni aveva affermato alla Camera che le dichiarazioni rese da Savasta circa la “prigione” di Moro, erano “con ogni probabilità attendibili”. Su questo punto si legge ancora nella Relazione di maggioranza della Commissione: “Alla Commissione il ministro Rognoni ha confermato la dichiarazione resa alla Camera, senza tuttavia sostenere l’assoluta fondatezza”. Dunque ancora nel 1983, cinque anni dopo i fatti, l’identificazione del covo-prigione con l’appartamento di via Montalcini era del tutto insicura. Solo successivamente i brigatisti, soprattutto Morucci, cominciarono a sostenere questa identificazione come un dogma di fede”. Il consulente della commissione parlamentare osserva e sottolinea “La tecnica di non rilevare alcuni aspetti del sequestro e poi di aderire subito alla tesi degli investigatori, cercando di chiudere le polemiche, fu adottata anche a proposito del numero dei brigatisti presenti in via Fani, numero che crebbe nel tempo da nove a dodici…”

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