Giulio Andreotti: Diari 1976-1979. Gli anni della solidarietà

La casa editrice Rizzoli nel 1981 pubblica i famosi diari dell’onorevole Giulio Andreotti. E’ importante leggere ed esaminare gli scritti andreottiani per molteplici scopi. Ma i diari di questi anni particolari, che nel suddetto libro vengono definiti dall’autore “gli anni della solidarietà”, sono fondamentali per rileggere i giorni del sequestro e dell’omicidio di Aldo Moro, dall’osservatorio privato del Presidente del Consiglio dei Ministri dell’epoca. Leggendo la pagina del 16 marzo 1978, il giorno della strage di via Fani, nel diario di Andreotti troviamo scritto: “Giornata drammatica. Rapito Moro vicino a casa sua e uccisi cinque uomini della sua scorta. Azione tecnicamente condotta da super specializzati che crea una impressione profonda. Ha dell’incredibile. Mi informa Caroli mentre stanno giurando i sottosegretari. Stento a crederci. Telefono a Noretta: è fortissima e piange sui morti che è scesa a vedere, stesi ancora a terra sulla strada. Vengono a Palazzo Chigi La Malfa, Berlinguer, Lama, Craxi, Romita, Zaccagnini, Macario, Benvenuto e tanti altri. Emozione profonda. Cossiga e Parlato diramano gli ordini per i blocchi stradali. Tutti concordano nel non dare alcun segno di cedimento e nel chiedere immediatamente la fiducia per il governo. Leone, Fanfanie Ingrao sono d’accordo e lo stesso il Consiglio dei Ministri. A Montecitorio, due ore e mezzo dopo l’ora fissata, leggo una sintesi del lungo discorso programmatico; e lo stesso faccio al Senato. In poche ore ambedue le Camere votano ( a favore anche Democrazia Nazionale, astenuti, purtroppo, i sudtirolesi e contrati i liberali). Al Senato terminiamo alle due di notte, in vana attesa di qualche notizia su Moro. Alle 20, consigliato da Zaccagnini, ho parlato alla Televisione invitando alla compostezza e a non raccogliere provocazioni. Non sappiamo se i rapitori abbiano un disegno eversivo immediato da mettere in atto. Mi premeva di sfatare la leggenda che democrazia è debolezza: alla distanza lo Stato democratico non può che vincere”.

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