Sulle tracce di Aldo Moro. Ciriaco De Mita “la storia d’Italia non è finita”.

Ciriaco De Mita "La storia d'Italia non è finita"

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Ciriaco De Mita "La storia d'Italia non è finita"

Ciriaco De Mita “La storia d’Italia non è finita”


Ciriaco De Mita “La storia d’Italia non è finita”

L’on. Ciriaco De Mita, nella sua attività politica, ha ricoperto importanti ruoli. Da  Presidente del Consiglio dei Ministri a segretario politico nazionale della Democrazia Cristiana. Il ruolo svolto gli ha permesso di essere testimone diretto di molte vicende della politica nazionale ed internazionale. Attraverso la pubblicazione di un suo libro “La storia d’Italia non è finita” ha potuto ricordare e riflettere su tanti episodi. Importante è quello in cui afferma, il politico irpino, sui rapporti avuti con Aldo Moro e le sue impressioni sulla strage di via Fani. Ecco cosa afferma De Mita “La mia conoscenza personale del Presidente Aldo Moro comincia tardi rispetto alla sua esperienza politica. Certo, lo conoscevo in quanto avevo letto con vivo interesse le cose che scriveva, oltre che per lo straordinario e quanto ai valido impegno che aveva profuso nella elaborazione della Costituzione…Ho cominciato a conoscere personalmente Moro, entrando anche in rapporto con lui, nel 1959, più precisamente nel periodo immediatamente successivo alla nascita, nella Democrazia Cristiana, della corrente dei dorotei in conseguenza delle dimissioni di Amintore Fanfani dalle tre cariche che deteneva dal 1958: Segretario nazionale del Partito, Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri ad interim”. De Mita, nel continuare la sua narrazione su Aldo Moro afferma “Il sequestro di Moro provocò sgomento, incredulità e smarrimento nel mondo politico. Il giorno del suo rapimento, il governo presieduto da Andreotti si doveva presentare alla Camera per ottenere la fiducia. Ricordo che stavo per uscire di casa, quando l’onorevole Clemente Mastella mi chiamò a telefono e mi diede la terribile notizia. Mi precipitai a Palazzo Chigi ed entrai nella stanza del Presidente del Consiglio: lo smarrimento, lo si toccava con mano, possedeva e paralizzava tutti. Di fronte a me c’era Pajetta che propose, per superare lo sgomento generale: “il governo si presenti subito alla Camera e ottenga la fiducia”.

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