domenica, Luglio 21, 2024

Sulle tracce d Aldo Moro. La relazione dell’on. Bettino Craxi in commissione parlamentare.

Il segretario nazionale del Partito Socialista Italiano (PSI) on. Bettino Craxi, fu ascoltato in commissione parlamentare sul caso Moro. Nella seduta del 6 novembre 1980, sotto la presidenza del senatore Schietroma, il leader socialista attraverso una relazione raccontò la vicenda in base alle sue conoscenze dirette ed indirette. Nella suddetta seduta disse “Alla fine del mese di marzo si tenne a Torino il congresso del

Partito socialista. Moro era stato rapito il 16 marzo. Il congresso si tenne dal 29 marzo al 3 aprile. In quel tratto di tempo vi erano stati due comunicati delle Brigate rosse: il numero uno e il numero due, in cui si spiegavano le ragioni dell’azione che era stata compiuta, del rapimento, e si faceva cenno ad un processo che sarebbe stato fatto all’onorevole Moro. Ma sino al 29 marzo sera in realtà non si aveva una nozione precisa né di che cosa intendessero effettivamente fare le Brigate rosse, né se il rapito fosse vivo. Questa nozione precisa si ha solo il 29, quando giunge con il terzo

comunicato la prima lettera autografa di Moro. Lettera che era indirizzata al ministro degli interni onorevole Cossiga. In quel momento si ha una visione più chiara di come si presenta la situazione. Dico questo per rispondere eventualmente ad una osservazione: come mai sin dall’inizio non ci si dichiarò aperti verso la trattativa? Il fatto è che nei primi giorni non vi era un elemento che spingesse ad impostare un’idea qualsiasi di soluzione del problema. Ma Moro vivo, con la lettera autografa, apre un problema. Debbo dire che il congresso del nostro Partito che tenemmo a Torino diede adito a qualche perplessità, in quanto era in corso il processo delle Brigate rosse. Poi facemmo un accertamento sulla situazione per avere la garanzia che tutti i servizi di sicurezza fossero in funzione e tenemmo ugualmente il congresso in concomitanza con il processo delle Brigate rosse ed il congresso nel suo dibattito aveva in più punti e interventi affrontato il problema che era aperto. del rapimento di Moro e ciò era stato fatto anche da delegati autorevoli ed era apparso chiaro l’orientamento del congresso del partito, da una parte la posizione intransigente di lotta e di sfida al terrorismo (del resto il congresso stesso rappresentava una sfida al terrorismo nel momento in cui si teneva il processo di Curcio a Torino), dall’altra un atteggiamento di forte sensibilità verso il problema della salvezza dell’onorevole Moro. Come segretario del partito, nella replica, io mi espressi con chiarezza di fronte ai delegati, con qualche tratto polemico verso la posizione che a noi pareva di chiusura e di intransigenza assoluta che già era affiorata. Non ricordo con precisione se nei giorni precedenti il congresso, o durante il congresso apparve una dichiarazione su di un giornale dell’avvocato Giannino Guiso che era ed è iscritto al partito socialista, il quale aveva fatto nella sua qualità di avvocato difensore di imputati appartenenti alle Brigate rosse (se non sbaglio aveva già svolto un ruolo, se non ricordo male, di mediazione nel caso Sossi), una dichiarazione nella quale si dichiarava, si considerava a disposizione del Ministro Cossiga e del segretario del suo partito, se questi avessero ritenuto di ricorrere alla sua opera. Ricordo che nella fase finale del congresso venne a parlarmi il prof. Giuliano Vassalli,

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che era amico in particolare di Moro, come mi disse, da molti anni, da quarant’anni, il quale mi chiese di valutare, se attraverso la strada dell’avvocato Guiso era possibile raggiungere qualche risultato”.

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