Sulle tracce d Aldo Moro. La relazione dell’on. Bettino Craxi in commissione parlamentare. Seconda parte

Relazione dell'on. Craxi in commissione parlamentare

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Relazione dell'on. Craxi in commissione parlamentare

Relazione dell’on. Craxi in commissione parlamentare

L’onorevole Bettino Craxi, attraverso la sua relazione, nella seduta del 6 novembre 1980, ha ricordato, a tutti i membri della commissione parlamentare, i vari passaggi consumati per trovare come partito la giusta via per salvare la vita a Moro. Numerosi incontri ebbe anche con altri leader politici e rappresentanti del governo per valutare quotidianamente l’andamento della vicenda. Nel suo intervento ha ricordato il lavoro di spola con le carceri dell’avvocato Guiso per tenere i contatti con gli esponenti delle brigate rosse. Un lavoro, quello dell’avvocato, facilitato anche dall’interessamento benevolo delle forze dell’ordine.  Il leader socialista ad un certo punto affermò “Incontrai solo l’avvocato Guiso a Milano, a tarda sera; proveniva da Torino e ricordo che aveva appuntato i termini del colloquio avuto con Renato Curcio, che erano in sostanza i seguenti. I brigatisti detenuti erano pronti ad affrontare le conseguenze di una eventuale uccisione di Moro e avevano ben presente quello che era successo in Germania nel carcere di Stammheim. Tuttavia, essi ritenevano (e Curcio personalmente riteneva) che si dovesse evitare una conclusione cruenta della vicenda. Il caso Moro non si sarebbe risolto come il caso Sossi; la conclusione del caso Sossi, con la liberazione senza contropartita del giudice rapito, era stata causa di gravi, successivi contrasti all’interno dell’organizzazione e del movimento e molte critiche erano state indirizzate verso un tipo di soluzione che era stata considerata da molti come una resa. Nella nuova situazione (Guiso riferisce le parole di Curcio) «Era necessaria assolutamente una contropartita; diversamente, la sorte di Moro era segnata e la conclusione della vicenda sarebbe stata la sua inevitabile uccisione. Una trattativa (continua) era perciò possibile, anzi indispensabile. L ’oggetto della trattativa doveva riguardare la liberazione di detenuti politici. Il livello della trattativa si sarebbe certamente definito nel corso della trattativa stessa; molto sarebbe dipeso da chi e da come la trattativa sarebbe stata condotta». Guiso continua ancora: «Bisogna indicare un canale, ma l ’interlocutore principale sarebbe stato Moro stesso; bisognava parlare con Moro». L ’esatta espressione che fu riportata e che ricordo benissimo fu la seguente: «dialettizzatevi con Moro!». In sostanza parve di capire che Moro stesso, tramite le lettere dal carcere o altre vie di comunicazione, si sarebbe fatto portatore di messaggi e di indicazioni relative all’eventuale trattativa. Lo riferii immediatamente a Roma — il giorno dopo o nei giorni successivi, ma credo subito — la relazione che mi fece Guiso, la riferii al Governo ed alla Democrazia Cristiana”.

 

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