Sukkot: la festa ebrea delle capanne a MEIS

Un viaggio nel valore simbolico della ricorrenza che celebra la precarietà della vita ricordando l’episodio biblico e evidenziando la grande attualità di alcuni temi antichi

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Sukkot
A tabernacle in a Jer. [i.e., Jerusalem] Quarter of European Jews. Rehavia, Mr. Bassam's flat Abstract/medium: G. Eric and Edith Matson Photograph Collection Physical

Sukkot è una delle principali ricorrenze del calendario ebraico. Fa riferimento all’episodio biblico in cui gli ebrei rimasero nel deserto dopo l’uscita dall’Egitto e celebra la permanenza e sopravvivenza nel deserto grazie alla provvidenza del Cielo. Inoltre, è collegata alla precarietà della vita, rappresentata dalle capanne che costruirono e al forte legame coi ritmi della terra, la sostenibilità ambientale e la centralità dell’acqua.


Pèsach una ricorrenza che significa Liberazione


Quali aspetti di Sukkot mette in luce l’esposizione a MEIS?

Dal 14 ottobre al 5 febbraio 2023 è in programma la mostra Sotto lo stesso cielo, a cura del Direttore Amedeo Spagnoletto e Sharon Reichel. Il Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah-MEIS approfondisce la festa ebraica delle capanne e le sue molteplici sfaccettature. L’esposizione è dedicata agli aspetti religiosi, tradizionali e alla stretta connessione tra Natura e espressioni artistiche che la ricorrenza genera. Un percorso originale che invita i visitatori a partecipare attivamente, interagendo con ciò che vedono e ascoltano. Contribuiscono così all’arricchimento di significati della mostra.

La ritualità di Iulav

Ancora oggi, le famiglie ebraiche costruiscono nei giardini delle sinagoghe o nelle terrazze delle loro case le capanne con tetti coperti da frasche. All’interno trascorrono tutti e sette i giorni di festa, condividendo i pasti con numerosi ospiti. La ritualità è contrassegnata dal lulav, composto da un ramo di palma, tre rami di mirto, due rami di salice e un cedro. Era utilizzato durante le preghiere con affascinanti significati simbolici.

Una mostra che tratta di attualità

I Curatori Amedeo Spagnoletto e Sharon Reichel parlano dell’esposizione. «Perché una mostra su Sukkot? La festa è scelta per l’attualità dei suoi valori; idee come precarietà, rispetto della natura e delle persone sono al centro del discorso contemporaneo. Affrontare contenuti religiosi non è un compito facile, ma un museo che concentra la sua indagine sull’ebraismo non può esimersi dal farlo. Desideriamo comunicare i temi con un linguaggio espositivo che mostri la loro rilevanza a tutti i tipi di pubblico. Il forte accento sul coinvolgimento dei visitatori è concepito come un mezzo per rompere la barriera dell’’alterità’. Quindi per aiutare a trasmettere la peculiarità dell’ebraismo a un pubblico più ampio, trovandosi tutti Sotto lo stesso cielo».

L’allestimento per Sukkot

L’allestimento, a cura dell’Architetto Giulia Gallerani, rispecchia i valori della festa. Realizzato per la maggior parte con il cartone a tripla onda, è a basso impatto ambientale e riciclabile, e ha rappresentato una vera e propria sfida. Si è voluto declinare infatti il complesso insieme di temi che Sukkot rappresenta per proporre un percorso espositivo inusuale e articolato. Un apparato che chiama a intervenire, a mettersi in gioco, e connettere la simbologia religiosa a riferimenti che nella contemporaneità stanno acquistando maggiore importanza. Si collega alla Natura sin dall’inizio, attraverso le quattro specie di piante che compongono lulav, approfondendo i loro significati e le loro provenienze.

Etroghim

Si racconta la particolare storia di etroghim, gli alberi della Riviera dei Cedri, in Calabria, dove si coltiva la varietà più pregiata dell’agrume. Il frutto, detto anche diamante per la sua bellezza e lucentezza che storicamente sembra sia diffuso in zona proprio dagli ebrei. Una video installazione mostra il rito di una comunità italiana durante Hoshanah Rabba, il settimo giorno di Sukkot. I suoni di lulavim mossi durante la preghiera si fondono al ritmo della pioggia per trasmettere ulteriormente la consapevolezza di una festa che include il riconoscimento dell’importanza dell’acqua. È proprio dal giorno seguente, infatti, che gli ebrei riuniti in sinagoga aggiungono nella liturgia una formula che auspica l’arrivo delle precipitazioni. Diventa pertanto ulteriore collegamento a temi tristemente attuali, aprendosi a riflessioni ecologiche.

Le capanne della festa

Non può mancare un affondo a Sukkah, la tradizionale capanna che si costruisce prima dell’inizio della festa e che deve essere allestita con dettami precisi. Quindi il numero di pareti e la copertura del tetto che devono permettere sempre di intravedere il cielo. I pannelli a muro, la grafica e un video con animazione LEGO® raccontano come costruirla. Cesti contenenti pezzi dei famosi mattoncini saranno poi a disposizione dei visitatori, invitati a costruire la propria capanna. Un’attività rivolta sia ai bambini che agli adulti. La tradizione vuole che dopo la costruzione, la capanna venga abbellita e decorata per diventare un luogo confortevole, anche se effimero e suscettibile alle intemperie.

La Sukkah di Praglia

La mostra presenta per la prima volta, 10 pannelli lignei decorativi, prodotti in area veneziana di una struttura della fine del XVIII o del XIX secolo, di proprietà dell’Abbazia di Praglia. Sono opere d’arte di valore inestimabile sopravvissute alla loro natura effimera e rimaste per questo inaccessibili al grande pubblico. Spiccano decorazioni con soggetti biblici, accompagnati da scritte in ebraico, le festività ebraiche di Pesach e la costruzione della Sukkah. Altri illustrano diversi personaggi Abramo, Melchisedec, Isacco e Rebecca, Giacobbe, Rachele, Giosuè, Re Davide, Mosè e Elia. Le tavole che componevano la capanna venivano smontati ogni anno e riassemblati il successivo; per questo, le sukkot dei secoli passati sono andate disperse e perse a causa della loro natura temporanea e portatile. Quella di Praglia è tra le poche preziose testimonianze sopravvissute.

MIX, il webtool per apprezzare la mostra di Sukkot

A fornire al visitatore un approfondimento sull’iconografia e il loro aspetto originario prima del restauro sarà MIX, un webtool che raccoglie i contenuti caricati dai curatori e dal personale del museo. Può funzionare sui dispositivi personali dei visitatori (smartphone e tablet).  A corredo della mostra a MEIS sarà pubblicato un catalogo coi contributi di esperti dedicati ai molti temi trattati. Dal significato religioso della festa ai concetti filosofici che cela in sé, dall’agronomia all’architettura, all’arte.