Suceava in ginocchio per COVID19 e il personale medico rumeno scappa per mancanza di tutele

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Anche la Romania ha la sua Lombardia. Esiste infatti una regione rumena che sta vivendo in queste ore un alto picco di contagi da nuovo coronavirus COVID19. Dati che sembrano molto lontani da quelli registrati nelle altre aree del paese.

La città di Suceava nella regione di Bucovina, circa 100 mila abitanti la città e 600 mila la provincia nel nord del paese, al 31 marzo ospitava circa il 25% dei casi di infezione portate dal nuovo virus in Romania, circa 2.200 e un terzo dei decessi sul totale (78 all’ultimo giorno del mese di marzo appena concluso). Attualmente la città è al centro di restrizioni più severe rispetto a tutto il resto della nazione e il Presidente Klaus Iohannis ha informato la popolazione che la città non verrà lasciata sola dal governo che fornirà in maniera adeguata cibo e medicinali.

La città di Suceava in Romania

Il focolaio dell’infezione al momento sembra arrivare dal locale ospedale. lo Sfantul Ioan Emergency Hospital, dove si è registrato il contagio di 181 operatori sanitari, dei quali 43 medici (dati aggiornati al 31 marzo) . Il virus sarebbe arrivato all’interno della struttura da parte di un uomo migrato in Italia e residente in Lombardia, che ritornato in vacanza nella sua città natale, Suceava, avrebbe sviluppato i sintomi da Covid19 venendo ricoverato. L’uomo, del quale ovviamente non sono state rese pubbliche le generalità, è stata ribattezzato come “paziente 6”, essendo la sesta persona ufficialmente registrata nel paese con nuovo coronavirus. Da quel momento il virus si sarebbe sparso tra i pazienti e il personale sanitario grazie alla poca attenzione utilizzata durante alcune visite ospedaliere da parte di alcuni infermieri e medici.

Ma il mondo del personale sanitario rumeno sembra non accettare le accuse delle ultime ore dando un’altra versione dei fatti e sottolineando le carenze di materiale utile a contrastare la diffusione del virus e di linee guida utili per fronteggiare al meglio la situazione. L’ospedale della città di Suceava al momento è stato forzato a chiudere tra le accuse dei lavoratori, che come il medico Mircea Dinu Bordiniuc sottolineano come ancora ad oggi non tutto il personale sanitario dell’istituto sarebbe stato testato.

La protesta ormai di medici e infermieri non riguarda solo la città della Bucovina ma si sta diffondendo su tutto il territorio nazionale rumeno dove sempre più medici si licenziano o provano a presentare le proprie dimissioni prima che il governo blocchi la possibilità di farlo. Solo nella città di Timisoara, secondo il sito di informazione euractiv.com, sono state 13 le persone con qualifica sanitaria ad essersi licenziate, aggiungendosi ai più di 14.000 lavoratori in ambito sanitario che in Romania, a partire dal 2007, hanno lasciato il proprio lavoro per cercare migliori condizioni lavorative all’estero. Una situazione che di certo non aiuta e facilita la gestione dell’aumento dei casi di COVID19 in Romania.

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