Su Draghi il giudizio del Financial Times contro quello dell’Economist

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Financial Times

Gli occhi dell’Europa sono puntati sull’Italia e sul suo Primo Ministro Mario Draghi. Soprattutto ora, dopo il via libera di Camera e Senato al Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) che dovrà essere presentato all’Europa entro il 30 aprile. Ecco quindi che cresce l’interesse intorno all’operato di Draghi. In particolare sulla capacità che potrà avere nel traghettare il Bel Paese fuori della crisi economica conseguente alla pandemia. Sono diverse le ipotesi avanzate. Dove ci troviamo davanti a tesi discordanti, queste si fanno dipendere dal tempo in cui il Premier potrà essere a capo dell’attuale esecutivo. La teoria ci indica una naturale scadenza al 2023. Ma sappiamo bene che prima di quella data ci sono innumerevoli eventualità che potrebbero portare ad elezioni anticipate.

Tanto complicato ipotecare il futuro, che anche due giganti dell’editoria d’oltre manica come il Financial Times e l’Economist, nella loro analisi, giungono a differenti conclusioni sulla capacità o meno del nostro Primo Ministro di portare l’Italia ad essere un riferimento importante all’interno dell’Unione Europea. Oppure di non avere i mezzi per risollevare una situazione di molto compromessa. Secondo quanto riporta il Post questa divergenza di opinioni tra le due testate sarebbe fatto che accade raramente. Questo da la misura di quanto sia complicata, anche per l’analisi, la situazione italiana.

L’opinione del Financial Times

Il F.T. sta dedicando molta attenzione a Draghi, tanto da cucire più di un articolo al riguardo. Proprio due giorni fa lo aveva elogiato “per aver restituito credibilità” ad un Paese che in passato si percepiva diversamente. Il titolo dell’articolo non lascia adito a dubbi: “Come l’Italia di Draghi è diventata un modello europeo”, cela una tirata d’orecchi al governo Conte I e ai suoi vicepremier Di Maio e Salvini. Ma glissa sulla seconda esperienza di governo dell’avvocato pugliese, durante la quale si sono gettate le importanti basi che hanno portato all’ottenimento dei fondi per l’Italia all’interno del Recovery Fund. Molta dell’autorità attribuita nel presente a Draghi deriva, anche e soprattutto, dalla sua presa di posizione nei confronti del presidente turco Erdogan in un momento di silenzio generale.

I titoli delle maggiori testate europee degli ultimi 4 giorni sono un unico coro di elogio per il nostro Capo di Governo. Il 24 aprile il Frankfurter Allgemeine parlava di “Come Draghi vuole creare la crescita”. Il giorno dopo  Le Figaro scrive “Italia: l’ora di Draghi” a cui segue il 26 aprile l’Handelsblatt che pubblica un articolo dal titolo “I piani di Draghi sono validi, ora serve l’azione”. Fino ad arrivare a ieri e oggi quando El País esce con “Il prestigio del leader come garanzia davanti all’Europa” mentre Die Zeit ne parla come ultimo baluardo: “L’ultima speranza Mario Draghi”.

L’opinione dell’Economist

Se queste sono le opionioni di maggioranza, la voce fuori dal coro è rappresentata dall’Economist, secondo il quale Draghi sarebbe solo di passaggio e non avrebbe il tempo di influenzare il futuro dell’Italia. Tra le righe dei suoi articoli infatti si legge il riferimento al limite di tempo che avevamo indicato in precedenza: “Draghi non rimarrà al potere per sempre: il suo incarico è temporaneo” e la riproposizione della scetticità sulla possibile ripresa italiana: “Tutto quello che può fare è lasciare una traccia per chi verrà dopo di lui. A quel punto, torneranno a circolare dubbi riguardo all’Italia“. Al contrario del Financial Times, l’Economist ricorda che le negoziazioni per il Next Generation EU si sono tenute nell’estate 2020. Ben prima quindi dell’arrivo di Draghi.

Non si tratta di un elogio al Premier Conte ma nemmeno una completa bocciatura. Conte infatti è definito “un avvocato sconosciuto prima di arrivare alle più alte sfere della politica europe”. La stroncatura invece è dedicata tutta a Berlusconi che viene bollato come ” un tragicomico evasore fiscale con un pallino per le feste a sfondo sessuale”.

Dove invece il Financial Times e l’Economist si trovano in accordo è il consenso che ancora aleggia intorno alla figura di Draghi. Un capitale da conservare e spendere nell’immediato.

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