Stupro di guerra: arriva la piattaforma che aiuta a combatterlo

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Vai e violenta le donne ucraine. Ma dopo non raccontarmi nulla, non voglio sapere niente, capito?”.  “Quindi mi dai il tuo permesso? Sì, ma ricordati di usare il preservativo”.  È con queste parole che Roman Bykovsky e Olga Bykovskaia si dicono addio al confine tra Ucraina e Russia. Una conversazione che ci fa riflettere su un fenomeno ancora attuale: lo stupro di guerra.

 

Che cos`è lo stupro di guerra?

Lo stesso titolo lascia ben poco spazio all`immaginazione. La violenza sessuale che si consuma durante i conflitti bellici, tuttavia, rimarca le dinamiche di genere insite nella società odierna. Ancora oggi, si tende a fare confusione sulle radici di tale reato. Troppo spesso lo si fa coincidere con l`attrazione. Tant`è che, purtroppo, nel far fronte legalmente a un tale delitto, si prende in considerazione l`abbigliamento della vittima. Al contrario, lo stupro non ha nulla a che fare con tali pulsioni. Piuttosto, le sue fondamenta sono da ricercare nella sopraffazione. Chi agisce una violenza sessuale nei confronti di una persona, si sente in qualche modo in diritto di violare il corpo e la mente altrui. E le ferite che che vengono impresse sulle vittime sono talmente profonde da apparire impossibili da rimarginare. La tragicità della violenza sessuale prescinde dal contesto in cui essa si verifica. Tuttavia, proviamo a immaginarla in uno scenario nel quale i diritti umani sono totalmente inesistenti.

L`oggettivazione della donna

Accade di continuo: che si tratti di un episodio di catcalling, di una violenza sessuale o di qualsiasi altro tipo di molestia. La figura femminile viene sovente percepita come un qualcosa, più che un qualcuno. Basti pensare a tutte le occasioni in cui giudichiamo l`estetica di una donna e magari facciamo sì che essa prenda la meglio sulle capacità psicofisiche di questa. La violenza sessuale rappresenta l`apice di tutto ciò. In particolare, lo stupro di guerra è uno strumento di controllo rivolto a una parte consisente della popolazione. Mentre gli uomini tra i diciotto e i sessant`anni sono obbligati a imbracciare un`arma, le donne sono divise tra l`addentrarsi nel cuore del conflitto e il combattere la resistenza dall`interno. A prescindere dalla propria posizione, quello d`imbattersi in uno o più episodi di stupro rimane rischio concreto. E proteggersi non è affatto semplice.


Varsavia offre un aiuto alle donne stuprate


Le conseguenze dello stupro di guerra

La sopraffazione può acquisire varie sfaccettature. Una di queste si radica nella sessualità. La violenza sessuale, come affermato precedentemente, incide ferite difficilmente rimarginabili. Le persone che sopravvivono a tale crimine, in genere dimenticano il significato della parola “vita“. Al posto di quest`ultima subentra la sopravvivenza. In poche parole: si cerca di sopravvivere. Per poi imparare a vivere di nuovo. Uno dei lati che vanno maggiormente incontro a una destrutturazione riguarda, appunto, la sessualità. L`approccio alla vita sessuale e a tutte le sue sfumature diviene sinonimo di dolore. Di terrore. Dunque, si rischia di non riuscire ad autodeterminarsi da questo punto di vista. Il che implica una soppressione dell`anima della vittima. Oltre che una minaccia per la sua fertilità.

Un`ancora di salvezza

Immaginiamo di trovarci in autunno. Stiamo passeggiando. E d`un tratto il nostro sguardo si sofferma sugli alberti ormai quasi completamente spogli. Nonostante il vento e il freddo incombano inesorabilmente, alcune foglie resistono. Si aggrappano ai rami con tutta la forza che possiedono. E anche se magari un giorno la corrente le porterà via, presto o tardi tornerà la primavera. E rinasceranno. Ecco, questo è quel che accade a coloro che subiscono tali atrocità. L`avvocata e giurista francese Céline Bardet ha sviluppato una piattaforma dedicata alle vittime degli stupri di guerra. Si chiama “BackUp“ e la sua creazione è dovuta alla collaborazione con l`ONG “We Are Not Weapons Of War“. Accedendo al sito, la vittima si può identificare rispondendo a un breve questionario. È atresì possibile registrare eventuali foto delle proprie ferite. Oltre che prove multimediali, audio e\o video dell`accaduto. Esiste inoltre una guida sul come conservare gli indumenti indossati dalla vittima al momento dell`atto. Utile soprattutto per chi si trova in zone occupate. L`intento del sistema consiste nel raccogliere più segnalazioni possibile. La sua efficacia è già stata provata in alcuni paesi soggetti a conflitti bellici. Tra questi raffigurano il Burundi, il Rwanda, l`Uganda, e la Libia. Adesso si sta testando in Ucraina.

“Good people do things for other people“

…that`s it. The end“. “Le persone buone agiscono per le altre persone. Tutto qui. Fine“. È con queste parole che viene descritto il senso della vita nella serie televisiva “Afterlife“. O meglio, il motivo per il quale esistere. Per quanto lo scorrere su questo pianeta possa apparire piatto e privo di significato, la certezza di esserci impone determinate conseguenze. Oltre che numerose scelte. Possiamo reputare inutile questo strano gioco in cui ci troviamo. Ingiusto. Tuttavia, siamo comunque parte delle pedine in azione. Potenzialmente, possiamo escludere la nostra presenza, se lo desideriamo. Se invece desiderimo restare, non dobbiamo per forza comprendere le regole. Né, tantomeno, accettare con entusiasmo qualsiasi aspetto al quale veniamo sottopostə. Tuttavia, comportarci da “buone pedine“ significa sostenere coloro che desiderano giocare. E chissà, magari un giorno anche noi verremo sfioratə da un velo d`entusiasmo.


Not A Weapon Of War