Studio Ossidiana e i concetti di gabbia e piccionaia

I designer Alessandra Corvini e Giovanni Bellotti hanno riflettuto sul rapporto tra uomini e uccelli

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Studio Ossidiana
"Variation on the bird cage" è l'installazione presentata alla Biennale di Venezia (immagine dall'account Pinterest di Studio Ossidiana)

L’installazione che Studio Ossidiana presenta alla Biennale di architettura di Venezia indagano le relazioni tra uomini e uccelli. L’addomesticamento degli animali e la prigionia nelle gabbie forniscono lo spunto per opere inserite in contesti ricreati.


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Come lavora Studio Ossidiana?

Alessandra Corvini e Giovanni Bellotti sono i titolari dello studio fondato nel 2015 che ha sede a Rotterdam. Lavorano su progetti di design e architettura che presentano una diversa visione dello spazio e degli oggetti. I creativi scelgono i materiali per le possibilità espressive che offrono e per stupire l’osservatore. L’attività si concentrano anche sull’interazione tra installazioni, paesaggio e spazio urbano. Hanno realizzato opere in Olanda, Italia e Stati Uniti.

Gli uccelli e le costruzioni per i volatili

Il volo ha sempre esercitato un certo fascino sugli uomini e gli uccelli sono creature dell’aria che si librano nel cielo. Il desiderio di capire come facciano a staccarsi da terra e vivere nelle alte quote ha portato l’umanità ad avvicinarli. Infatti, esistono strutture come le volierie, le piccionaie, le casette per i passeri che hanno lo scopo di prendere i volatili. Nascono come trappole per la cattura, strumenti per la caccia, ma poi diventano anche spazi in cui allevarli, tenerli vicini.

Il progetto di Studio Ossidiana “Variations on a bird cage”

Analizzando il rapporto tra uomo e uccello, i responsabili dello Studio Ossidiana hanno scoperto gli spazi istituzionali per i volatili. Hanno così ricreato i luoghi che le persone di solito associano alle creature alate. Una piccionaia inserita in un’area verde esprime la volontà di allevarli e nutrirli, come la mangiatoia dove gli animali trovano il cibo. La gabbia invece esprime la prigionia, l’azione coercitiva, la privazione della libertà verso le bestie. L’installazione porta l’attenzione anche sul tentativo di famigliarizzare con gli esseri che hanno scelto il cielo come dimora.