Studente transgender del liceo : una storia a lieto fine

Un piccolo passo avanti per una grande vittoria

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“Le grandi rivoluzioni partono sempre dal basso”, si suol dire. Quest’affermazione, racchiude una realtà. Il cambiamento, non avviene di certo dalla sera alla mattina. Attuarlo, richiede sacrificio. Piccoli gesti, uniti insieme come i pezzi di un puzzle, andranno a comporre ciò a cui stiamo anelando. Anche le battaglie per le quali ci battiamo, non vedono i risultati se prima il traguardo non viene ridotto a parti infinitesime, ognuna instillabile nella mente dei guerrieri. Pochi giorni fa, uno studente transgender del liceo, a Padova, ha ottenuto una vittoria. Non solo singolarmente, ma anche per chi come lui, lotta per far sì che l’identità di genere venga scardinata da una mentalità binaria.

Cos’è successo allo studente trangender del liceo padovano?

Il tutto inizia con le elezioni per i rappresentanti d’istituto. Come ogni anno, in quest’occasione viene stilata la lista con i nominativi dei candidati. Tra questi, figura il nome di uno studente transgender. Il ragazzo, è segnato con il suo nome femminile, poiché questo era il suo genere biologico. Tuttavia, l’alunno sente un profondo imbarazzo, nonché un senso di discriminazione ed esclusione, in quella scelta. Segue dunque la decisione di richiedere una modifica della lista. Il Preside dell’istituto, rifiuta la proposta. Non vede nelle parole del ragazzo una motivazione concreta per esaudire il suo volere. Non è finita qui. Lo studente transgender del liceo, insieme al supporto dei compagni, spiega che al contrario, queste ragioni apparentemente inesistenti in realtà esistono. E sono perfettamente radicate.

Una storia a lieto fine

La causa dell’alunno continua a risuonare per tutto l’istituto, nonché ormai nell’intera città di Padova, fino a estendersi in tutta Italia. Il Preside capisce le motivazioni dell’alunno, e cambia idea. Non solo. Egli, decide di scusarsi personalmente col ragazzo, dopo aver compreso che la sua richiesta non era frutto di un capriccio, ma di una vera e propria necessità. <<Il problema è stato fare un coming out forzato davanti alle terze, alle quarte e alle quinte dell’intera scuola. Con tanti non avevo avuto modo di parlarne, e neppure con i professori. Volevo farlo, ma non in questo modo. I miei compagni sono stati di supporto in quel momento: tutti mi chiamano usando il nome che ho scelto, magari senza sapere cosa c’è dietro>> Spiega lo studente transgender del liceo, protagonista della vicenda.

Questa storia, incentrata in un’epoca nella quale le battaglie per i diritti umani sono tanto rumorose quanto discriminate, può aprire uno spiraglio all’interno della nostra mente. Si tende a definire una data situazione problematica, solo quando la si vede arrivare all’estremo. Oppure, nel momento in cui ci tocca in prima persona. Dovremmo invece renderci conto che non tutti siamo in grado di decidere la dimensione di un dato problema. Soprattutto, se questo non ci tocca da vicino. La realtà è che il mondo è composto da battaglie, spesso impercettibili ai nostri occhi. E’ dunque nostro dovere prendere parte a queste lotte, soprattutto nel momento in cui si tratta di estendere o riconoscere un diritto umano. Potremmo essere proprio noi l’ero che nel buio riesce a trovare il pezzo mancante del puzzle, e completare l’opera.

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