Caso Zaki: street artist Laika torna a provocare l’Egitto

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Nel giorno del 30entesimo compleanno di Patrick Zaki, imprigionato nelle carceri egiziane da febbraio 2020 c’è chi a Roma chiede giustizia e provoca l’Egitto. La street artist e attivista Laika infatti, dopo l’opera raffigurante l’abbraccio di Regeni e Zaki, non si è lasciata scappare la genialata di affiggere un altro poster provocatorio nei pressi dell’ingresso dell’ambasciata d’Egitto

Cosa raffigura il poster della street artist Laika?

Intitolata “Don’t visit Egypt” l’opera è una rivisitazione di un vecchio poster egiziano che promuove il turismo. Tuttavia la controversia sta nella che raffigurazione sullo sfondo un militare che picchia una persona. Un altro colpo di genio per l’attivista romana dai capelli rossi e la faccia mascherata che con la scritta provocante “45 days special offer” porta alla luce il caso Zaki. Lo studente imprigionato in Egitto da febbraio 2020 e ancora in attesa di processo rinviato ogni 45 giorni. “Oggi Patrick compie 30 anni. L’ultimo anno e mezzo lo ha passato da detenuto in un’agonia scadenzata dalle udienze che ogni 45 giorni posticipano l’inizio del processo“. Dichiara Laika. “Il mio invito provocatorio è dunque di non andare in vacanza in Egitto, per non essere, almeno noi, semplici cittadini, complici di quel regime”.

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Le Accuse contro Zaki

Patrick Zaki è stato arrestato il 7 febbraio del 2020 all’aeroporto internazionale del Cairo con le accuse di minaccia alla sicurezza nazionale, incitamento alle proteste illegali, sovversione, diffusione di false notizie e propaganda per il terrorismo. Le accuse sono arrivate a seguito di alcuni post che lo studente ha pubblicato su Facebook e che secondo il regime egiziano avrebbero avuto lo scopo di disturbare la pace sociale. Alcuni giorni fa, Laika aveva già ideato un’altra opera ritraente Giulio Regeni mentre abbraccia lo studente Patrick Zaki. Un’immagine tenera carica volta a raffigurare speranza contro la brutalità del governo egiziano