Strage Tienanmen: capitolo terribile della storia contemporanea. Lo rileggiamo affinchè ciò che di brutto c’è stato non ritorni più
L’URSS nell’Aprile del 1989 mostrò i segni di un declino evidente, anche i suoi paesi satelliti entrarono in crisi. Tutti gli stati comunisti dunque iniziarono a esprimere il proprio dissenso nei confronti di quel totalitarismo comunista e furono soprattutto gli stati dell’est Europa a ribellarsi e a rivendicare i diritti e la democrazia. Il desiderio di libertà, di esercitare il libero pensiero, di godere dei diritti inalienabili fu un’ondata inarrestabile e toccò anche il territorio cinese. In Cina il totalitarismo comunista fu durissimo e repressivo; Hu Yaobang, segretario del Partito Comunista Cinese, fu il solo a mostrare uno spirito riformatore, più democratico e liberale. Egli iniziò anche un processo di trasformazione politica che aveva l’intenzione di abbandonare il regime totalitarista, non gli fu possibile perchè morì per via di un attacco cardiaco. Hu Yaobang fu pianto da moltissimi studenti cinesi i quali si radunarono in Piazza Tienanmen per celebrarlo e allo stesso tempo per avvalorare il progetto di trasformazione politica. Gli studenti che giunsero nella piazza di Pechino inoltre pretesero di dialogare con il Primo Ministro Li Pen per rivendicare il diritto di sapere il reddito dei politici, per chiedere di abolire il divieto per i giornali indipendenti e per una maggiore e libera espressione di opinione e di pensiero.

La leadership comunista ignorò la protesta ma gli studenti non si arresero e indissero un vero e proprio sciopero all’Università di Pechino. Lo sciopero fu così travolgente che gli studenti manifestanti furono più di 100.000. Lo sciopero generò una situazione in cui si contrapposero Li Pen e il politico Ziyang; il primo fu fin da subito deciso a sedare la rivolta, il secondo sostenne gli studenti ma in una opposizione moderata e non violenta. Questa situazione di stallo non durò molto perchè tra i membri del Governo iniziò a diffondersi la notizia che i facinorosi facessero capo alle potenze occidentali. Il Governo accusò gli studenti tramite il “Quotidiano del popolo”, giornale dell’autorità cinese ma gli studenti non furono inermi di fronte all’accusa e risposero con una protesta ancora più accesa. Ziyang entrò in gioco esortando le associazioni studentesche a morigerare le contestazioni ma niente da fare, l’ira degli studenti non si placò ma ancora più forte li spinse alla ribellione e ad occupare piazze e strade. L’occupazione delle strade inoltre fu calcolata anche per ostacolare la cerimonia di benvenuto organizzata per la visita di Gorbačëv. Il Governo si decise per la repressione militare e dichiarò la legge marziale per sgomberare la piazza e nella notte del 3 Giugno 1989 le divisioni corazzate di fanteria iniziarono a muoversi dalla periferia verso Piazza Tienanmen; il Governo ordinò a tutti i cittadini di restare nelle loro case ma l’ordine fu vano perchè il popolo rispose con veemenza e si riversò nelle strade per bloccare l’avanzata dell’esercito.

Alle 10:30 del 4 Giugno 1989 l’esercito iniziò a sparare sulla folla e agli spari seguirono episodi di scontri violentissimi: fu una vera e propria guerra civile. I militari sedarono con violenza e durezza la rivolta, massacrarono studenti, operai, intellettuali, civili. Il Governo giustificò la strage e glorificò tutti i soldati che persero la vita. L’eccidio che si consumò a Tienanmen fu ed è ancora una pagina terribile della storia, in quella piazza persero la vita uomini che rivendicarono il diritto di essere più liberi, il diritto di avere diritti, il diritto all’eguaglianza e il diritto di pensare in modo autentico ed indipendente. In Cina parlare di Tienanmen è tuttora difficile e complicato, noi invece ricordiamo l’immagine del “Rivoltoso Sconosciuto”, studente disarmato e munito solo della purezza dell’ideale davanti ad una fila di carri armati. Un’immagine che ci ricorda che la forza della libertà è un’onda che non conosce argini.







