Strage di Marzabotto: il 29 settembre 1944 inizia l’eccidio nazista senza pietà

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Il 29 settembre 1944 iniziava la strage di Marzabotto delle truppe naziste.

Al giorno d’oggi, se ci si reca a Marzabotto (Bologna) lungo l’Appennino e ci si ferma nei pressi del cimitero di Casaglia, ci si imbatte in un monumento alla memoria che presenta un ricordo tanto significativo quanto struggente: «La nostra pietà per loro significhi che tutti gli uomini e le donne sappiano vigilare perché mai più il nazifascismo risorga». È questa la testimonianza in omaggio a tutte le vittime innocenti della furia nazista che a partire dal 29 settembre 1944 tolse la vita senza esclusione di colpi sia ai partigiani che agli abitanti della zona, in quella che è passata drammaticamente alla storia come la strage di Marzabotto.

Fra l’estate e l’autunno del 1944, durante la Seconda Guerra Mondiale, ebbe inizio la ritirata dei tedeschi dalla penisola italiana, poiché ormai la Germania si avviava verso una inesorabile sconfitta. A partire dal 29 settembre di quell’anno, le truppe naziste sotto il comando del maresciallo Albert Kesselring, prima di scappare dall’Italia decisero di lasciare dietro di sé una lunga scia di morte (circa 800 vittime) con fucilazioni ed esecuzioni sommarie eseguite proprio a Marzabotto e dintorni.

Furono 800 le vittime innocenti della strage di Marzabotto.

Gli storici, dunque, hanno inevitabilmente parlato di strage di Marzabotto anche e soprattutto per la spirale di violenza che scattò dalla rappresaglia delle SS. Non si trattò infatti di una vendetta ordita sul momento, ma di un preciso piano militare, premeditato e organizzato a tavolino, che non risparmiò nessuno, donne, bambini e anziani compresi. L’obiettivo principale era quello di stroncare l’azione di liberazione dei partigiani dell’Appennino Bolognese, e allo stesso tempo furono indicati equivalenti agli uomini in armi anche i civili. Quindi anche i semplici residenti di Marzabotto e dei paesini circostanti vennero inseriti nell’elenco dei nemici da abbattere senza alcuna pietà.

Strage di Marzabotto: la carneficina nella chiesa di Casaglia

Le montagne su cui sorgeva Marzabotto davano rifugio ai partigiani della brigata Stella Rossa. Kesselring, prima di completare la ritirata della sua armata dall’Italia, volle pianificare un attacco per abbattere i militanti che combattevano per la liberazione del Paese. Il maresciallo non si fermò qui, e prima di far partire l’assalto alla Stella Rossa, ordinò al maggiore Walter Reder di porsi a capo di una vasta opera di rastrellamento di tutti i civili che si trovavano tra le Valli del Reno e del Setta. Fu una sanguinosa mattanza di innocenti.

Il 29 settembre 1944, terrorizzati dalla presenza delle SS, i locali si riunirono per pregare nella piccola chiesa di Casaglia dove cominciarono a recitare il Rosario. I tedeschi però non si fermarono nemmeno di fronte alla religiosità di quelle persone indifese e, dopo aver fatto irruzione nel luogo sacro, immediatamente uccisero a colpi di mitra il sacerdote, Don Ubaldo Marchioni. Subito dopo fecero radunare i fedeli sul sagrato e qui cominciarono le esecuzioni ininterrotte: morirono le prime 195 persone della sanguinosa strage di Marzabotto. Da quel momento, le truppe naziste iniziarono a fare dei blitz nelle cascine e nelle case per aprire il fuoco su chiunque vi si trovasse all’interno, senza fare alcuna distinzione e senza pietà verso donne, invalidi, anziani o bambini.

Qualche anno fa, l’ANSA ha raccolto la testimonianza di una donna che è riuscita miracolosamente a scampare alla carneficina dei tedeschi. Il suo nome è Lucia Sabbioni, all’epoca dei fatti aveva 15 anni e ha raccontato di essersi salvata solo perché in quei drammatici momenti ha avuto la freddezza di fingersi già morta, nascondendosi tra i cadaveri. Tanti altri sopravvissuti hanno confermato la brutalità e la violenza dell’attacco nazista. Inoltre, in molti ricordano ancora che tra gli artefici della carneficina vi erano anche dei soldati che indossavano sì le divise delle SS, ma che in realtà parlavano italiano: erano quasi certamente dei fascisti che avevano aiutato le truppe tedesche a compiere i loro crimini prima di guidarle fuori dall’Italia attraverso le montagne dell’Appennino.

Marzabotto: il monumento ai caduti.

La verità sulla strage di Marzabotto è emersa soltanto nel 1994 quando sono stati rinvenuti circa 700 incartamenti che comprovavano le atrocità commesse dai nazisti. Ad oggi, sia Marzabotto che Monte Sole sono due luoghi in cui si tiene viva la memoria di quel sanguinoso massacro per porre l’accento sui crimini delle SS durante la Seconda Guerra Mondiale. Allo scopo di informare e di sensibilizzare sempre e comunque l’opinione pubblica, è stata aperta la scuola di Pace che spesso tiene convegni e lezioni sul tema.

9 dicembre 1946: processo ai dottori nazisti

Inoltre ogni 25 aprile organizza un pellegrinaggio durante il quale migliaia di persone si raccolgono e si ritrovano in quei luoghi per rendere omaggio a quei circa 800 martiri, in nome dell’unica battaglia (non armata) che vale la pena di combattere, quella per la pace e la tolleranza tra i popoli.

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