“Gli uomini che hanno fatto la storia”, una frase detta e ridetta. E le donne, saranno forse comprese in quegli “uomini” generici? Ci hanno abituato a storie della buonanotte con fate, principi e principesse. Nel peggiore dei casi, gatti o ranocchi. Ma il libro della storia contiene anche firme rosa, donne vincenti contro mille ostacoli dettati dai tempi, dal credo, dagli uomini. Un titolo evocativo, quello del libro di Francesca Cavallo ed Elena Favilli:”Storie delle buonanotte per bambine ribelli”.

L’obiettivo dell’incontro avvenuto ieri sera all’oratorio San Filippo Neri di Bologna era quello di occuparsi della memoria ricordando alcune figure significative, partendo proprio dalle storie del libro. Un libro in itinere, incompiuto, che lascia spazio alle biografie illustri e meno illustri di donne che incontriamo quotidianamente nella nostra vita. “Uno spunto, un’occasione, un esercizio di scelte e preferenze”, un’opera originale scritta con un linguaggio semplice, ma allo stesso tempo accattivante.

Chissà quanti di noi conoscono Lella Lombardi, pilota di formula Uno che maturò la propria passione sul furgone del padre nei giorni di consegna della carne. Nonostante i suoi successi, venne sostituita da un uomo nella squadra. Eppure, Lella continuò a correre per tutta la vita.

E chi non ha mai sentito parlare di Margherita Hack, astrofisica e scienziata che amava spendere il proprio tempo in un osservatorio su una collina di Firenze, da cui scrutava i cieli con la testa piena di domande. Margherita, prima italiana a dirigere un osservatorio astronomico, per cui essere scienziata significava avere un’instancabile curiosità per il mistero della vita.

C’era una volta, poi, una bambina che voleva diventare dottoressa e, per far valere il proprio diritto allo studio, dovette battersi in tribunale contro la famiglia che la voleva promessa sposa di uno dei suoi cugini. E’ la storia di Balchissa Chaibou, le cui parole dovrebbero fungere da monito per i bambini di tutto il mondo: “Studiate più che potete, non è facile, ma è la vostra unica speranza”.

Come Balchissa, anche Sonita Alizadeh, la quale volle denunciare l’omertà del suo Paese con questa frase:“Nel mio Paese le ragazze stanno zitte, ma io voglio condividere le parole che ho dentro”. E poi Maria Montessori, ideatrice del famoso metodo che porta il suo nome ancora oggi, fino a Jane Austen, che discuteva con i personaggi come se potessero risponderle. Lei, che decise di non sposarsi mai e di trascorrere la propria vita nel cottage di campagna, in cui scriveva romanzi guardando i fiori del suo giardino.

E c’era una volta una ragazza che portò l’uomo sulla Luna: era Margareth Hamilton, assunta dalla Nasa a soli 24 anni e ingegnere che guidò la squadra che permise all’Apollo 11 di atterrare sulla Luna.

C’era un tempo in cui gli uomini pensavano che le donne fossero al mondo solo per servirli. Le donne non potevano avere un lavoro, fare sport, votare. In un contesto del genere si inserisce la storia di Kate Sheppard, convinta che le donne dovessero avere la stessa libertà degli uomini. Grazie a lei, la Nuova Zelanda divenne il primo Paese al mondo in cui le donne conquistarono il diritto di voto.

E poi la vicenda di Rosa Parks, costretta a vivere in un mondo in bianco e nero: il suo “no” su quel famoso autobus dimostrò come fosse possibile combattere l’ingiustizia. Fu il primo coraggioso “no” che avviò il processo di abolizione della segregazione negli Stati Uniti.

Tutto un po’ riassumibile nelle parole di Amelia Earhart:”Le donne devono tentare di compiere le stesse imprese che hanno tentato gli uomini. Se falliscono, il loro fallimento dovrà essere una sfida per altre donne”. Ma sono davvero tante le donne che si sono distinte nel corso dei secoli: dalla scrittrice Astrid all’attivista Manal Al Sharif, passando per le sorelle Bronte, Rita Levi Montalcini e Ruth Bath Ginsburg.

Un libro coinvolgente da proporre a bambini e bambine; un libro necessario, dal tono storico e dal sapore onirico, che spinge a sognare più in grande, puntare più in alto, lottare con più energia. La dedica finale, un imperativo ironico ma neanche tanto:”Alle bambine ribelli di tutto il mondo. Nel dubbio, ricordate: avete ragione voi”.

Condividi e seguici nei social

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here