“Storie dai Tetti rossi”, il manicomio aretino in podcast

L'Università di Siena ha raccolto i materiali relativi all'ospedale psichiatrico, realizzando uno studio sui metodi di cura e le vicende della struttura

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Storie dai Tetti rossi
Il manicomio di Arezzo (immagine dal sito Cartedalegare)

A 43 anni dall’approvazione della legge Basaglia, il progetto “Storie dai Tetti rossi” presenta le vicende del manicomio aretino. Una collaborazione dell’Università di Siena, RadioFly e Accademia Dima da cui nasce un racconto di sette podcast disponibile da oggi su Spotify.


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Qual era il metodo di cura al manicomio descritto in “Storie dai Tetti rossi”?

Dal 1901 al 1989 nella Palazzina dell’orologio erano riuniti folli e alienati. Donne, uomini e bambini pericolosi per sé e gli altri che potevano esser ragione di pubblico scandalo. L’ospedale psichiatrico è una realtà lontana dall’idea di cura e i pazzi erano custoditi, effettivamente in reclusione. Laura Occhini, docente di Psicologia del Dipartimento dell’Università di Siena spiega la denominazione della struttura. «Rosso è il colore delle tegole dei tetti del manicomio di Arezzo. Andare ai “Tetti rossi” è un modo di dire che descrive la perdita di libertà, dignità e di ogni diritto civile di scelta».

La Legge Basaglia

Il 13 maggio 1978 è approvata la Legge 180, associata al nome di Franco Basaglia. Il provvedimento sancisce la definitiva chiusura degli ospedali psichiatrici e la fine del metodo detentivo applicato nei manicomi. Un passo importante nel miglioramento delle cure per i pazzi che da allora sono pensate per garantire la dignità del malato. L’approccio è quindi più personale, basato sull’ascolto e la considerazione degli aspetti fisiologici, sociali e psichici del paziente.

Il manicomio di Arezzo

I docenti dell’Università di Siena hanno condotto ricerche sulla struttura psichiatrica. La prima delle sette puntate settimanali è in programma oggi su Spotify e le maggiori piattaforme di podcasting. La giornalista Gloria Peruzzi parla del progetto editoriale. «Il formato del lavoro permette di entrare dentro la narrazione. Si tratta dello strumento ideale per catturare l’attenzione e accompagnare nell’ascolto immersivo di voci, rumori, suoni». Il sound design e la musica originale sono opera di Giorgio Albiani, direttore artistico dell’Accademia Dima di Arezzo. «Ho cercato dei suoni per descrivere quel mondo e i suoi profondi e stridenti contrasti interiori. In mezzo a tanto dolore, ciò che è considerato folle è meno nocivo della sanità». Le sette puntate saranno pubblicate ogni giovedì fino al 24 giugno. Quindi per seguirle clicca qui.

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