Storia di Asif. Morto per aver perso un treno.

Storia del suicidio di un giovane lavoratore bengalese in India legato al COVID19.

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Si è ucciso appeso ad un albero di mango Asif Iqbal Mondal, un giovane ragazzo di 22 anni bengalese, che impossibilitato nel ritornare dalla famiglia per le restrizioni connesse al COVID19 ha deciso di farla finita. Il corpo è stato ritrovato nella villaggio rurale di Kodanad nella regione del Kerala, nel sud dell’India.

Il giovane, rimasto senza soldi e senza cibo avendo perso il lavoro, aveva deciso invano di tornare nel suo villaggio natale nella regione del Murshidabad, nel Bangladesh occidentale.
Il ragazzo aveva prenotato due volte il viaggio di ritorno ma i treni erano stati cancellati. Asif era il primogenito di una famiglia molto povera e come spesso avviene era partito per cercare un futuro migliore all’estero.


Dopo sei mesi in India come lavoratore le restrizioni imposte dal governo indiano per contenere la diffusione del nuovo coronavirus gli avevano fatto perdere ogni certezza dopo la perdita del lavoro e l’impossibilità (anche se momentanea) di tornare dalla famiglia hanno fatto perdere in lui ogni speranza dopo 47 giorni senza ricevere nessuno stipendio o sussidio da parte del sistema di welfare del paese asiatico

Il corpo del giovane Asif è potuto ritornare a Shiropara, sua città di origine a circa 2.900 km dal luogo del suicidio, grazie alla solidarietà economica dei suoi concittadini.

Attualmente l’India conta quasi 100 mila persone contagiate e circa 3.000 morti accertate. Il sito del governo indiano dedicato alla nuova pandemia offre l’opportunità di ottenere il pass per potersi muovere liberamente tra una regione e l’altra e verso l’estero per motivi di lavoro e studio.

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