“Stop minigonne a scuola, ai prof cade l’occhio”, liceo di Roma in rivolta

0
438
Stop minigonne a scuola - protesta studentesca
Stop minigonne a scuola - protesta studentesca

Stop minigonne a scuola, ai prof cade l’occhio“. Non è fantascienza, non è uno scherzo. Accade il primo giorno di scuola, lo scorso 14 settembre, al liceo Socrate di Roma.

Il fatidico primo giorno, la ripresa dopo un periodo di fermo in cui la scuola è rimasta chiusa a causa dell’emergenza sanitaria dovuta al Coronavirus, è stato segnato da un episodio quanto meno insolito. La vicenda scuote l’opinione pubblica che grida allo scandalo.

Ma cosa è accaduto?

Il fatto: “stop minigonne a scuola”

La mattina di Lunedì 14 settembre, la vicepreside del liceo Scorate di Roma entra in una delle numerose classi per portare delle comunicazioni. È il ritorno ad una routine ormai abbandonata da tempo.

Se non fosse che, la vicepreside, come raccontato dalle studentesse testimoni della vicenda, convoca al di fuori dell’aula una ragazza per conferire in privato.

La ragione? La studentessa indossava una minigonna ed aveva le gambe parzialmente scoperte. Secondo quanto riferito la donna ha usato parole di monito nei confronti della ragazza, a causa del suo abbigliamento.

La vicepreside avrebbe ripreso la ragazza rimproverandola per la sua scelta di indossare un capo d’abbigliamento provocante e fuori contesto. Ma quel che è peggio è la giustificazione addotta a sostegno di tale rimprovero.

Infatti, la vicepreside avrebbe detto “che non era il caso di vestirsi in quel modo perché a qualche professore poteva cadere l’occhio“. Tanto più che, attualmente, in mancanza dei banchi necessari ad assicurare il distanziamento, le gambe rimangono ancora più in vista.

Gli sviluppi successivi portano alla luce il fatto che anche ad altre studentesse sarebbe stata detta la medesima cosa.

La minigonna “incriminata”, stando alle testimonianze, non giustifica quanto si è verificato. A prescindere dai centimetri di lunghezza della gonna, la questione che sta alla base dell’accaduto porta a riflettere.

La rivolta delle studentesse

Questo episodio ha prodotto una tale risonanza da sfociare in una vera e propria rivolta da parte delle studentesse del liceo. Un’ondata di indignazione che ha coinvolto non solamente i diretti interessati ma, stando agli ultimi eventi, l’intero paese.

In effetti l’episodio è frutto di una grave credenza, silente ma viva (e tristemente diffusa), che le molestie e/o l’abuso siano da imputare all’oggetto di queste attenzioni, indesiderate.

Le studentesse non ci stanno e questa volta decidono di far sentire la propria voce. Si sono presentate, infatti, a scuola indossando la minigonna, nessuna esclusa. Un fronte comune il cui gesto simbolico esprime un messaggio forte e chiaro. Un sonoro “no” alla violenza di genere.

La polemica è sfociata sui social. La foto delle studentesse ritratte con la minigonna ed i vari “striscioni” recanti slogan contro la violenza di genere hanno fatto scalpore ed il web è letteralmente impazzito.

I nostri corpi non possono essere oggettificati, non ci possiamo prendere la colpa per gli sguardi molesti dei nostri insegnanti”.

Intanto,in aperta opposizione con l’ammonimento “stop minigonne a scuola”, l’hashtag #stopallaviolenzadigenere sta circolando su tutti i social network accompagnato da frasi a sostegno della rivolta, da fotografie che inneggiano alla libertà della donna di vestirsi come preferisce. Nulla giustifica la violenza, la molestia, tanto meno l’abbigliamento.

Stop alla violenza di genere

Una vera e propria rivolta femminista quella esplosa tra i banchi del liceo Socrate di Roma. Questa volta il silenzio non è un’opzione.

Certamente, è giusto che passi il messaggio che a scuola è necessario adottare un certo decoro. Il contesto lo richiede. È vero che dovrebbe sempre vigere la regola del buon senso, ma da qui a insinuare che una gonna un po più corta attiri e giustifichi gli sguardi impropri dei docenti (maschi) e dei compagni di scuola (maschi), forse ce ne passa.

Era una gonna normale, morbida. E che comunque, a prescindere da tutto, era il suo modo di esprimersi“. Queste le dichiarazioni di una compagna di classe.

La violenza non è solo quella fisica, quella che parla con il linguaggio delle botte, dei calci e dei pugni. La violenza può assumere forme svariate e tanto sottili da non essere, spesso, percepita come tale. I danni che provoca sono però, tutt’altro che da sottovalutare.

Non sono la minigonna, o la maglietta un po più scollata il problema. Il problema, laddove si ponga, sta nel comportamento di chi si sente autorizzato da una minigonna ad agire in modo sbagliato. È quello l’atteggiamento che va rivisto. Su questo il monito è d’obbligo.

Dichiarazioni del preside del liceo Socrate

Il preside del liceo, Carlo Firmani, risponde per placare gli animi, assicurando che saranno fatte delle verifiche e che si andrà a fondo della vicenda per chiarire la situazione.

Personalmente non ne so nulla. Ma su una cosa posso garantire personalmente: il Socrate fa della libertà di espressione un punto fermo. Per me è ovvio che tutte e tutti possono vestirsi come vogliono, gli unici limiti sono la Costituzione, il codice penale, e naturalmente un po di buon senso. Di certo non abbiamo un dress code né ci verrebbe in mente di imporlo. Ma avvierò subito delle verifiche, non oso pensare che una persona sia tanto ingenua e così poco attenta da esprimersi in un modo del genere. Le opinioni personali vanno bene, ma si parla di opinioni soggettive e tali devono restare, se si passa alla censura è un problema“.

La vicenda è straripata oltre gli argini del liceo ed è giunta all’attenzione del ministero dell’Istruzione che adesso chiede chiarimenti. Il ministro Lucia Azzolina si è subito attivata al fine di giungere a capo della vicenda in modo da fornire un quadro più completo.

Commenti