Stop Hate For Profit: l’elenco completo delle aziende che hanno abbandonato Facebook

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Stop Hate For Profit: le aziende che stanno togliendo pubblicità a Facebook.

Tempi duri per Facebook. Si sta ingrossando giorno dopo giorno la lista delle aziende e dei grandi marchi che hanno deciso di lasciare la piattaforma, rinunciando così a veicolarvi qualsiasi campagna pubblicitaria a pagamento. Tutto è cominciato quando Anti-Defamation-League (ADL) e National Association for the Advancement of Colored People (NAACP) hanno lanciato l’iniziativa Stop Hate For Profit, con la quale hanno invitato le multinazionali e le società più importanti del mondo a bloccare le sponsorizzazioni su Facebook giacché finora da Menlo Park non sono intervenuti concretamente per fermare la condivisione di post, articoli e commenti di stampo razzista e fomentatori di odio.

Facebook bloccherà le pubblicità a sfondo razziale

In un battibaleno sono giunte le adesioni di importanti aziende mondiali, tra le quali figurano The North Face, Patagonia, Dashlane, ma anche Coca Cola e Honda. Starbucks, invece, ha comunicato che fermerà per il momento le sue pubblicità sul social network, ma di fatto non si è unita al movimento di Stop Hate For Profit. Venerdì scorso la CNN ha contattato Carolyn Everson, vicepresidente del Gruppo Facebook per sapere qual è la posizione della società statunitense in merito a questo movimento di boicottaggio del social, accusato di non fare abbastanza per impedire la diffusione di contenuti disinformativi e discriminatori.

In cosa consiste Stop Hate For Profit.

La dirigente ha dichiarato che c’è il massimo rispetto verso la decisione delle società di sospendere per un determinato lasso di tempo le proprie sponsorizzazioni. Al contempo però ha ribadito che i vertici del social fondato da Mark Zuckerberg stanno continuando a lavorare alacremente per cancellare qualsiasi contenuto che inciti all’odio e al razzismo e per garantire equità e informazioni critiche e certificate durante le elezioni presidenziali statunitensi. Infine ha sottolineato l’importanza della collaborazione con esperti di marketing e associazioni che lottano per la difesa dei diritti civili affinché si possa agire concretamente per il meglio.

Stop Hate For Profit: quali sono le aziende che hanno sospeso le pubblicità su Facebook

I chiarimenti della Everson finora non hanno rassicurato le numerose multinazionali e imprese presenti su Facebook. Infatti, ora dopo ora si sta incrementando il novero dei marchi internazionali e americani che hanno deciso di bloccare le proprie campagne pubblicitarie sulla piattaforma, in attesa che arrivino chiari e concreti provvedimenti per mettere un freno al proliferare di post di stampo razzista e inneggianti all’odio. La CNN ha diffuso la lista completa delle società che hanno appoggiato il movimento Stop Hate For Profit. Vediamo quali sono:

  • Arc’teryx: già da martedì scorso, l’azienda di abbigliamento e di articoli sportivi all’aperto ha comunicato lo stop alla «pubblicità globale» su Facebook e Instagram. Il denaro che avrebbe destinato alle sue campagne sul social, verranno investiti per realizzare degli spazi all’aperto.
  • Ben & Jerry’s: il produttore statunitense di gelati chiede che il social network di Zuckerberg intervenga concretamente e al più presto per fermare tutti coloro che sfruttano il sito per veicolare l’odio tra i cittadini americani, influenzare la campagna elettorale e il voto alle presidenziali e per diffondere il razzismo e la divisione tra i popoli. Le sponsorizzazioni a pagamento si interromperanno dal 1° luglio.
  • Beam Suntory: il terzo produttore di bevande distillate al mondo ha lasciato intendere che la sospensione della pubblicità su Facebook e Instagram potrebbe andare anche oltre il mese di luglio. Dalla sede di Chicago hanno affermato che c’è la volontà di dare il massimo appoggio verso tutte le componenti che lottano strenuamente contro ogni forma di odio e discriminazione razziale. In base alle risposte che arriveranno da Menlo Park, si deciderà se e quando riavviare la collaborazione.
  • Coca Cola: ha fatto decisamente rumore l’adesione del gruppo che produce la popolare bevanda al movimento Stop Hate For Profit. In realtà, la multinazionale dall’inizio di luglio sospenderà le sue attività su tutti i social network. Nel frattempo valuterà se e come cambiare le proprie strategie di marketing e promozionali, sottolineando che ci si aspetta dai siti web «maggiore responsabilità, azione e trasparenza».
Coca Cola ha aderito a Stop Hate For Profit.
  • Dashlane: il gestore di password si è unito a tutti gli altri gruppi societari che hanno annullato pubblicità sui social almeno per il mese di luglio, se non oltre. Piuttosto severe le dichiarazioni del Chief Marketing Officer Joy Howard, il quale si è detto scettico sul fatto che realmente Facebook possa prendere provvedimenti seri per bloccare una volta per tutte i contenuti razzisti e tendenti all’odio. Il dirigente ritiene che la società di Zuckerberg punti soltanto ad incrementare i propri guadagni aldilà di qualsiasi forma di etica e moralità.
  • Eddie Bauer: la catena di abbigliamento ha detto stop alle sponsorizzazioni a pagamento su FB fino al termine di luglio. Per adesso non ha aggiunto se l’adesione al movimento di protesta potrà procedere anche oltre.
  • Eileen Fisher: l’azienda di abbigliamento femminile ha aderito a Stop Hate For Profit nella speranza che Facebook si decida a fare importanti passi in avanti «per creare una piattaforma più sicura per tutte le comunità».
  • Hershey: il noto produttore di cioccolato americano non solo non divulgherà campagne pubblicitarie sul social network a luglio, ma fino alla fine dell’anno ridurrà i propri investimenti sulla piattaforma di circa un terzo. I dirigenti hanno dichiarato che già da un po’ di tempo avevano comunicato a Facebook la propria contrarietà verso l’atteggiamento tollerante di Menlo Park nei confronti dei contenuti istigatori dell’odio. Finora non hanno visto interventi efficaci e la speranza è che questo movimento di protesta possa spingere realmente all’azione affinché la piattaforma «si trasformi in uno spazio sicuro per i nostri consumatori».
  • Honda: la sezione americana della casa automobilistica ha bloccato le sue attività di marketing sul social network e su Instagram per tutto il mese di luglio. Con questa presa di posizione, Honda manifesta la sua ferma opposizione a qualunque forma di razzismo, contraria ai valori che da sempre caratterizzano l’azienda.
  • JanSport: in linea con The North Sale che appartiene allo stesso Gruppo VF Corporation, il produttore statunitense di zaini ha decretato lo stop agli annunci pubblicitari su Instagram e Facebook per tutto luglio.
  • Levi Strauss: il popolare marchio di abbigliamento si è detto piuttosto preoccupato dell’inazione di Facebook nel fermare contenuti discriminatori e di disinformazione. Secondo i vertici dell’azienda, questo disinteresse non fa altro che alimentare violenza e razzismo, rappresentando anche una minaccia «per la nostra democrazia e l’integrità delle nostre elezioni».
  • Magnolia Pictures: è la prima casa di produzione cinematografica di Hollywood che ha aderito a Stop Hate For Profit. L’adesione al movimento andrà avanti fino al termine di luglio, nell’attesa che arrivino «cambiamenti significativi» da Facebook.
  • Patagonia: la società di abbigliamento sportivo e da esterni ha sottolineato che ci sono tematiche troppo serie quali l’emergenza coronavirus e le elezioni presidenziali americane per fare finta di nulla e continuare ad essere «complici nel diffondere disinformazione e fomentare la paura e l’odio». Dunque, siccome l’obiettivo di ogni azienda che si rispetti dev’essere quello di assicurare una tornata elettorale equa e libera a tutti i cittadini americani, non si può tollerare di continuare ad investire in una società come Facebook che non agisce verso questa direzione.
  • The North Face: il brand di abbigliamento è stato tra i primi a scendere in campo affianco a Stop Hate For Profit. Craig Hodges, portavoce del Gruppo VF Corporation, ha comunicato che non verranno più diffuse pubblicità su Facebook e Instagram negli Stati Uniti fino a quando dal colosso di Zuckerberg non arriveranno direttive ben precise «per impedire a contenuti razzisti, violenti o odiosi di circolare sulla piattaforma».

Da Unilever a Starbucks: le altre società che hanno lasciato Facebook

  • Upwork: la piattaforma globale di servizi freelance ha annunciato che seguirà le altre aziende nell’appoggiare Stop Hate For Profit. Dunque nessuna pubblicità a luglio su Facebook.
  • Unilever: drastica decisione da parte del marchio alimentare. Per tutto il 2020 non ci saranno campagne promozionali su Instagram, Facebook e anche Twitter. La società olandese-britannica ritiene che in quest’epoca storica così delicata anche i brand hanno il compito di agire con «rinnovata responsabilità» per avere un ambiente digitale sicuro e affidabile. Twitter ha fatto sapere che rispetta la presa di posizione del suo inserzionista.
  • Verizon: il colosso delle telecomunicazioni wireless si è detto pronto a sospendere le sue pubblicità su Facebook almeno fino a quando dai responsabili del social network non arriveranno risposte chiare e concrete. Dunque la società del New Jersey non ha chiarito fino a quando durerà la sospensione della sua collaborazione che, a questo punto, potrebbe andare anche oltre il mese di luglio.
Verizon sospende pubblicità su Facebook.
  • Starbucks: la famosa catena di caffè non investirà più in pubblicità sulla piattaforma di Zuckerberg e nemmeno sugli altri social media. Si tratta indubbiamente di un duro colpo per Menlo Park, poiché Starbucks nel 2019 è risultato il sesto migliore inserzionista sulla piattaforma. In questo caso, non è stata annunciata apertamente l’adesione a Stop Hate For Profit, anche se comunque è stato ribadito come l’azienda sia contraria a qualsiasi forma di odio, e che ritiene fondamentale garantire agli internauti che le comunità online siano «inclusive e accoglienti».
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