Un articolo della legge di conversione del decreto 50/2017 (la cossiddetta manovra bis), che ha sospeso il conio delle monete da 1 e 2 centesimi, ha trovato piena attuazione dal 1 Gennaio 2019. A causa dei costi di produzione troppo alti, è sospesa la produzione di nuove monetine di taglio più piccolo. Ovviamente continueranno a circolare, almeno fino al loro esaurimento. Manterranno il loro valore legale, anche se i primi esercenti commerciali adottano la misura: previsto l’arrotondamento al multiplo di 5 più vicino per i pagamenti in contanti.

Per molti si tratta di monete “inutili”, in quanto vengono semplicemente abbandonate nelle portiere delle auto, nei cassetti e alle casse del supermercato. Molti italiani ricevono le piccole monete di rame che spesso se le ritrovano a riempirci il portafoglio, spenderle: non sono accettate dai parchimetri, dai distributori automatici o dai caselli. Le monete in circolazione avranno comunque valore legale anche nel periodo di sospensione e dunque potranno essere usate ancora nei pagamenti. C’è da considerare anche che l’Italia conia monete.

Secondo quanto rende noto il Poligrafico e Zecca dello Stato, sono stati spesi circa 10 milioni di euro l’anno (iva esclusa) per coniare circa 350 milioni di monetine da 1 e 2 centesimi.

Le prime ad avere guadagnato dallo stop al conio sono le casse pubbliche. I numeri, modesti per la verità, sono certificati dalla relazione tecnica del dl 50/2017 che ha introdotto la norma. Produrre una moneta da un centesimo costa poco meno del suo valore: 0,00906 euro. Farne una da due è un po’ più caro: 0,01136 (poco più di un centesimo). Morale: tenendo conto che per l’ultimo anno di produzione sono stati commissionati 260 milioni di pezzi da 1 centesimo e 150 milioni di pezzi da 2 centesimi e che l’addio ai ramini ha comportato un maggior fabbisogno di monete più “grandi”, lo Stato ha previsto complessivamente un risparmio di 1,87 milioni di euro.

La moneta elettronica potrebbe rappresentare un’ottima soluzione. Permetterebbe al consumatore di saldare la propria spesa in modo preciso, oltre che trasparente e tracciato. Si eviterebbero quindi rischi di arrotondamenti scorretti. Pensiamo, ad esempio, ai cosidetti prezzi psicologici (o prezzi fascino) come può accadere per un prodotto messo in vendita a 9.99 euro anziché dieci. Ma sappiamo bene che gli italiani sono restii all’innovazione digitale e finanziaria, preferendo di gran lunga il pagamento in contanti.

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