Stop alle endotermiche e non solo: crisi in politica

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Dopo tanta attesa, finalmente il Parlamento Europeo ha votato lo stop alle endotermiche. Vediamo quali sono state le conseguenze.

Cosa succede dopo lo stop alle endotermiche?

Nella giornata di ieri la Commissione Europea si è quindi espressa a favore dello stop alle endotermiche. La giornata di votazioni è stata lunga, e come già alla vigilia ha mostrato evidenti spaccature tra i gruppi parlamentari. Principalmente, questo è accaduto nella parte di maggioranza.


Verso il voto attendendo il destino delle endotermiche


Un duro colpo

Naturalmente, il voto di ieri non è stata l’unica questione, ma di sicuro quella che ha avuto più contraccolpi. Da mesi, infatti, l’automotive lancia allarmi sulle conseguenze della fine di una delle tecnologie chiave dell’industria italiana ed europea. Secondo Giorgio Marsiaj, Presidente dell’Unione Industriali di Torino, “il voto parlamentare rappresenta un durissimo colpo per il settore. Inoltre, ribadisce un’impostazione ideologica a favore dell’elettrico e pone in serio rischio la filiera dell’auto italiana e continentale”. Aggiunge che “la scelta dei parlamentari europei non prende in considerazione un comparto produttivo fondamentale e strategico per le economie”, e che “mette in serio pericolo 70.000 posti di lavoro”.

Affrontare la questione senza preconcetti

Marsiaj completa il suo pensiero. “Il doveroso e condivisibile rispetto per l’ambiente non può e non deve compromettere il futuro dell’automotive. La totale e troppo affrettata eliminazione dei motori endotermici, anche con carburanti alternativi, è un modo preconcetto di affrontare la questione, come ha recentemente ribadito anche il Ministro dello Sviluppo Economico. Ci uniamo all’appello del comparto affinché gli altri organismi comunitari che devono ancora esprimersi si rendano conto che questa non è la strada della ragionevolezza”.

I timori dell’Acea

Anche l’azienda Acea ha manifestato dei timori sull’argomento. Pur accogliendo con favore la decisione della Commissione Europea, infatti, non può fare a meno di rilevare alcune questioni. “Gli obiettivi sono già estremamente impegnativi e raggiungibili solo con un massiccio aumento delle infrastrutture di ricarica” afferma. Aggiunge però che la trasformazione del settore dipende da molti fattori esterni. Il presidente, Oliver Zipse, assicura che l’industria automobilistica contribuirà pienamente agli obiettivi europei.

Le parole di Oliver Zipse

“Ma, data la volatilità e l’incertezza che stiamo vivendo ogni giorno a livello globale, qualsiasi regolamentazione a lungo termine che vada oltre questo decennio è prematura in questa fase. Al contrario, è necessaria una revisione trasparente a metà strada per definire gli obiettivi post 2030: tale revisione dovrà prima di tutto valutare se l’implementazione dell’infrastruttura di ricarica e la disponibilità di materie prime per la produzione di batterie saranno in grado di tenere il passo del continuo e rapido aumento della produzione di auto a batteria” aggiunge.

Un Parlamento diviso

Dunque questo è il contesto attuale, necessario a comprendere quanto accaduto ieri. I deputati europei hanno votato favorevolmente alcuni emendamenti, come quello per concedere delle deroghe ai produttivi di nicchia o la richiesta di introdurre il criterio del life cycle assessment nella verifica delle emissioni. Allo stesso tempo però ne hanno bocciati altri, come la riduzione dal 100 al 90% dell’obbligo del 2035 per la vendita di auto a zero emissioni o la proposta di considerare i biocarburanti. Sono altre, però, le votazioni che hanno dimostrato quanto effettivamente il Parlamento fosse diviso.

Posizioni e contrapposizioni

La Commissione ha votato contro la riforma del mercato delle quote di emissioni Ets. Neppure i testi sul Fondo sociale per il clima sono stati approvati, anche se sarebbero stati destinati alle fasce più vulnerabili ai cambiamenti climatici e alle conseguenze della transizione. Stessa sorte ha avuto il Cbam, meccanismo che impone dazi sull’importazione di prodotti non conformi ai parametri europei. La divisione del Parlamento sarà certamente un fattore importante anche nelle prossime settimane, quando la proposta della Commissione sarà argomento di discussione nel processo di trattative tra Strasburgo, Bruxelles e i Paesi membri.