50 anni dai moti di Stonewall: così ebbe inizio il moto di liberazione gay

50 anni fa, quasi per la prima volta nella storia moderna, un gruppo di omosessuali chiedeva per la prima volta che fosse loro riconosciuto il diritto di esistere senza essere perseguitati.

0
496

In quasi tutti i campi, ogni singolo diritto che oggi possiamo affermare di possedere è stato conquistato con lotte e martiri. Ebbene, nel caso dei diritti delle persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali questo è forse anche più vero che per gli altri: prima ancora di diritti civili come potersi sposare, poter adottare et similia, sono serviti anni di lotta anche per poter affermare l’ancora più basilare diritto all’esistenza. Con diritto all’esistenza intendo semplicemente il poter esistere senza essere perseguitati, derisi, incarcerati, costretti alla castrazione chimica o uccisi soltanto per il fatto di appartenere ad una sessualità differente da quella etero, o quantomeno il diritto a non poter subire questo genere di trattamenti nella più completa legalità.

Quanto sopra descritto ormai è una realtà solo nella parte meno culturalmente sviluppata nel mondo, ma fino a 50 anni fa l’omosessualità era repressa in maniere più o meno violente praticamente ovunque, anche nei paesi più “civili”, con il benestare di politici e forze dell’ordine. Un primo tentativo di cambiare le cose c’era stato già in Germania verso la fine dell’Ottocento, ma chiaramente l’avvento del nazismo ha interrotto nel modo più brusco possibile questo percorso: bisognerà quindi aspettare addirittura il 1969 perché in tutt’altra parte del mondo occidentale, gli Stati Uniti D’America, inizi a svilupparsi una seconda ondata di proteste volte a cancellare l’oppressione della comunità LGBTQ dal mondo.

Negli USA degli anni ’60, la polizia era solita arrestare e malmenare in continuazione persone gay e trans soltanto perché indossavano abiti non “conformi al loro sesso naturale” o per via di innocenti atteggiamenti romantici. Si trattava di una pratica portata avanti con una convinzione ed un’energia davvero notevoli dalla polizia: si arrivava addirittura ad organizzare retate in locali, non solo a beccare la gente che “osava” avere determinati atteggiamenti per strada, proprio come se si trattasse di crimini legati alla droga o cose di questo genere. Il 27 giugno del 1969 una di quelle famigerate retate avvenne nel locale “Stonewall Inn”, a New York; quella volta, però, le vittime dei soprusi non restarono indifferenti: la transessuale Sylvia Rivera osò infatti scagliare un suo tacco contro la polizia, dando inizio ad una vera e propria carneficina. Fu una notte terribile, ma dal giorno dopo più nulla fu come prima.

Sylvia Rivera e Marsha P. Johnson, le due principali attiviste dei moti di Stonwall. Marsha fu uccisa 23 anni dopo dopo: nessun colpevole è stato mai condannato per il suo omicidio.

Il giorno immediatamente successivo, il 28 giugno 1969, migliaia e migliaia di persone omosessuali, transessuali e bisessuali per la prima volta manifestavano in una strada pubblica chiedendo che il proprio diritto di esistere fosse riconosciuto. Le cosiddette drag queen, oggi personalità maschili che vestono abiti femminili principalmente per fare spettacolo ed espressione artistica, per la prima volta popolavano le strade invece di nascondersi fra esibizioni sottobanco nei locali. Fra di esse ricordiamo non solo Sylvia Rivera, ma anche Marsha P. Johnson, anche lei attivista di primaria importanza in questo contesto. La repressione fu violenta, ma non fermò l’invasione: il primo gay pride della storia ebbe ufficialmente luogo, anche se la storia preferisce ricordarlo come “I Moti di Stonewall”.

PRIDE: GIUGNO, IL MESE DELL’ORGOGLIO

Gli USA, si sa, dalla seconda metà del Novecento in poi sono diventati il centro del mondo occidentale: qualsiasi novità esplodesse lì in tempi brevi arrivava (ed arriva) anche nel resto del mondo, e fu così anche in questo caso. Il mondo occidentale tutto iniziò quindi a manifestare rabbiosamente ed energicamente: le minoranze sessuali iniziarono a pretendere diritti ovunque, quasi come se ci fossero migliaia di Stonewall in giro per il mondo, e pian piano una buona fetta dell’opinione pubblica iniziò a schierarsi dalla loro parte. Cambiare le leggi senza cambiare la cultura sarebbe stato inutile, ma dal momento che fu la cultura a cambiare per prima i passi legislativi sono arrivati poi senza nemmeno troppe resistenze da parte della politica conservatrice e reazionaria, o meglio senza che le sue resistenze riuscissero ad ottenere chissà quali effetti nella maggior parte dei casi.

Vladimir Luxuria, transessuale italiana, è stata prima persona transgender a diventare una parlamentare nella nostra nazione

Non che non ci sia più stato odio né tentativi per fare marce indietro, certo: molti sono i politici che volevano (e vogliono) togliere diritti acquisiti, ancora di più sono le “persone comuni” che continuano a macchiarsi di reati d’odio, ma l’andazzo generale è chiaramente cambiato a partire da quel giorno. Ora come ora, molte persone sono libere di vivere la propria omosessualità, transessualità o bisessualità in maniera manifesta, le drag queen sono una realtà ufficialmente presente nel mondo dello spettacolo, ed essere transessuali significa poter eseguire operazioni chirurgiche ed ormonali sul proprio corpo per renderlo più adatto alla propria anima: per quanto l’omofobia esista, non tutti i diritti siano stati ottenuti (o almeno non ovunque) ed in alcune aree la situazione culturale sia ancora arretrata, la comunità LGBTQ oggi può vivere in maniera di gran lunga migliore rispetto al passato.

Proprio quest’anno, in occasione dei 50 anni da quando tutto ciò ebbe inizio, la polizia di New York (stato degli USA in cui appunto era localizzato Stonewall, e dove ebbe quindi sede il primo Pride) ha ufficialmente chiesto scusa per quanto accadde in quella terribile notte. Sarebbe stato bello se questo scuse fossero arrivate entro il 2002, anno in cui Sylvia Rivera ha perso la vita consumata da un tumore, ma quantomeno queste scuse sono finalmente arrivate. 50 “giugni” dopo, questo mese è ormai da anni considerato universalmente il mese del Pride, un mese in cui più che mai la comunità LGBTQ ruggisce per affermare i propri diritti: è per questo che i Pride si tengono sempre e solo nel corso di questo mese.

Stonewall non è più un semplice posto fisico: Stonewall è ormai un’idea, un concetto che ci ricorda quanto sia importante lottare per ottenere dei diritti, e quanto sia fondamentale difendere quei diritti una volta che essi sono stati acquisiti. Mai nulla va dato per scontato nel campo dei diritti, ed anche a 50 anni da questi fatti è importante continuare a manifestare e soprattutto a difendersi da ogni sopruso che si riceve in qualsiasi contesto, conservando sempre un fortissimo orgoglio per ciò che si è. Buon anniversario a chiunque faccia parte di questa comunità, a chiunque si senta emarginato per questa o per altre ragioni, a chiunque abbia bisogno di qualcuno che gli ricordi che tutti dovremmo essere orgogliosi quando abbiamo il coraggio di essere noi stessi.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here