Stephen Wiltshire: un artista autistico fuori dal comune

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Oggi l’autismo viene riconosciuto quasi ad occhi chiusi dagli specialisti, che riescono ad indirizzare famiglie e bambini verso il giusto percorso da seguire.

Negli anni ‘70 purtroppo non era così, per cui quando quello che oggi è un artista si recò dal medico con i genitori, fu difficile diagnosticargli questa patologia. Si tratta di Stephen Wiltshire conosciuto oggi non solo a Londra ma in tutto il mondo. Del suo mondo fatto di carta e penna ne ha estratto una professione, forse un modo di essere: il disegnatore. Non un disegnatore qualsiasi ma di città e centri urbani.

La storia

All’età di 3 anni l’allora piccolo Stephen non parlava. Dopo essersi trasferito con la famiglia a Londra, i genitori decisero di portarlo da un medico che lo identificò come bambino autistico. Di lì a poco morì il padre, per cui la madre decise di fargli frequentare una scuola adatta a lui.

Stephen era interessato esclusivamente a disegnare, tant’è che la sua prima parola fi proprio carta. Matite e fogli erano il solo mezzo di suo gradimento per esprimersi. Imparò infatti a parlare fluidamente solo a 9 anni. Le maestre provavano a stuzzicare la sua curiosità per farlo parlare, anche nascondendogli i kit da disegni, ma ogni sforzo era vano. Le immagini rappresentavano il suo unico strumento comunicativo.

Lo sviluppo artistico

Questa sua passione per il disegno si intensificò passo dopo passo fino addirittura a presentare in una galleria londinese all’età di 11 anni la sua prima mostra “The London Alphabet” mostrante i monumenti londinesi in ordine alfabetico.

Se inizialmente quindi i suoi soggetti preferiti erano riconducibili ad animali e poi ai monumenti lentamente Stephen sviluppò una bravura sopraffine nel memorizzare i particolari di una città intera.

E arriviamo così a quelli che sono oggi i suoi capolavori, opere d’arte che replica nel giro di una decina di giorni dopo aver perlustrato in elicottero le città dall’alto. Ha così disegnato Roma, Singapore, Londra tanto per citarne alcune.

Il suo è un mondo fatto su misura, in cui ciò che conta è parlare attraverso le immagini, meticolose e minuziose, che non lascerebbero mai intendere di essere state disegnate da un uomo autistico.

E infatti secondo la sorella Annette “Stephen non sa di essere autistico ma sa di essere un artista. Ed è questo a distinguerlo”.

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