Dopo 9 anni si abbatte il muro del silenzio

Sono passati ormai 9 anni dalla morte di Stefano Cucchi e, poco a poco, i contorni sfumati della vicenda si fanno più nitidi. Si inizia a sgretolare il muro di omertà innalzato dai protagonisti di questa vicenda. Un muro fatto di bugie e continui depistaggi, volti a coprire i colpevoli di un omicidio. Perché è di questo che si tratta. Un omicidio. Bisogna, come suggerito da Pasternak nel suo Il Dottor Zivago, chiamare le cose con il loro vero nome. E spetta a noi farlo, in quanto membri di una società civile, senza remore.

La svolta, arriva grazie alla testimonianza di un carabiniere spettatore del massacro: “Fu pestato da Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro”. Con queste parole il carabiniere Francesco Tedesco, ammette di aver assistito al pestaggio del giovane geometra romano. È la prima volta che uno degli imputati dell’inchiesta bis, avviata nel Settembre del 2015, confessa ciò che si sapeva comunque da tempo.

Tedesco è uno dei cinque imputati e uno dei tre carabinieri accusati di omicidio preterintenzionale.  Durante gli interrogatori di Luglio, ha dichiarato di aver assistito incredulo a ciò che Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro stavano facendo a Stefano: “Basta, che cazzo fate, non vi permettete”.

Le dichiarazioni e la nota sparita

In una denuncia contro ignoti del 20 Giugno, Tedesco dichiara di aver compilato una nota di servizio – che al momento risulta sparita – in cui denunciava l’accaduto e il comportamento dei due colleghi. Racconta inoltre delle pressioni fatte dal maresciallo Roberto Mandolini affinché lui tenesse la bocca chiusa: “Quando dovevo essere sentito dal pm, il maresciallo Mandolini (che Tedesco riferisce di aver informato di quanto accaduto) non mi minacciò esplicitamente ma aveva un modo di fare che non mi faceva stare sereno. Mentre ci recavamo al piazzale Clodio, io avevo capito che non potevo dire la verità e gli chiesi cosa avrei dovuto dire al pm anche perché era la prima volta che venivo sentito personalmente da un pm e lui rispose: ‘Tu gli devi dire che stava bene, quello che è successo, che stava bene, che non è successo niente….capisci a me, poi ci penso io, non ti preoccupare’”.  Altro imputato indicato da Tedesco è Vincenzo Nicolardi, che ( stando a quanto dichiarato dal carabiniere) recatosi in Corte D’Assisi, mentì sugli avvenimenti di quella notte.

Ilaria Cucchi: Il muro è crollato

La sorella di Stefano ha dichiarato: “Ci sono voluti 9 anni ma finalmente oggi la verità che noi sosteniamo da sempre entra in un’aula di giustizia ed entra con le parole di uno degli stessi imputati, che racconta il massacro di Stefano e tutto ciò che è accaduto nei giorni successivi e cioè le coperture che ci sono state”.

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