Nuovi accordi commerciali tra Stati Uniti e Messico.

Il 27 Agosto il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di voler rivedere il Nafta (North American Free Trade Agreement), l’accordo di libero scambio entrato in vigore nel 1994, stipulato tra Messico, Canada e Stati Uniti. Trump ne vorrebbe sottoporre una nuova versione al Congresso, lasciando il Canada fuori dalle trattative.

Gli obiettivi di Trump

In sintonia con il principio ‘Amercan First’, il nuovo accordo ridurrebbe gli effetti della delocalizzazione e la dipendenza degli Stati Uniti dalle filiere estere. Inizialmente pensato come un trattato utile a favorire l’integrazione internazionale delle filiere produttive, per il leader statunitense la revisione diminuirà la dipendenza dalle Maquiladora messicane, facendo aumentare il valore aggiunto domestico dal 62,5 al 75%. Come conseguenza principale si avrà un decremento degli scambi commerciali – soprattutto nel settore automobilistico – tra gli Stati Uniti e gli altri Paesi; ciò favorirà la produzione interna.

Altro obiettivo di Trump è quello di prendere le redini del comando tra i Paesi firmatari. L’intesa aumenterebbe il potere ricattatorio degli Stati Uniti che potrebbero minacciare una ridiscussione – ogni 6 anni – delle condizioni che non portano loro dei vantaggi.

Critiche al NAFTA e al Nuovo Accordo

Le critiche riguardano per lo più le condizioni dei lavoratori e nel 1994 il NAFTA venne criticato per le stesse ragioni. Negli Stati Uniti, si credeva che l’accordo firmato dall’amministrazione del Presidente statunitense George H. W. Bush, dal Presidente messicano Carlos Salinas, e dal Primo Ministro canadese Brian Mulroney,  facilitasse il trasferimento dei lavoratori fuori dal Paese a causa del minor costo del lavoro in Messico.

Il Messico invece lamentava e si lamenta tutt’ora, dell’unilateralità dei vantaggi. L’accordo, per gli agricoltori in Messico facilita l’aumento della ricchezza negli Stati Uniti e nel Canada a danno dei prezzi agricoli messicani. In Messico, in alcuni settori, i salari sono diminuiti del 20% dalla firma del trattato e ciò ha prodotto delle ripercussioni significative sul tessuto economico-sociale, tra tutti: un aumento della povertà e un’immigrazione di massa verso il vicino più prossimo, gli Stati Uniti.

Il nuovo accordo, che prevede inoltre l’istituzione del salario minimo, provoca comunque un senso d’incertezza: più che aumentare i posti di lavoro farebbe crescere il prezzo delle auto (il settore maggiormente colpito dalle modifiche) e ciò complicherebbe le vendite, quindi i profitti, con delle ripercussioni economiche consistenti.

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