Green economy, economia circolare, risparmio energetico, consumo del suolo e potenzialità di investimento nelle energie rinnovabili. Sono stati questi i principali temi al centro della “due giorni verde” organizzata nei giorni scorsi a Rimini dal Consiglio nazionale della Green Economy, formato da 66 organizzazioni di imprese, in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e con il supporto tecnico della Fondazione per lo sviluppo sostenibile nell’ambito di Ecomondo. Il convegno è stato inaugurato con la presentazione della Relazione sullo stato della green economy 2018, che propone 10 misure green su cui indirizzare gli investimenti pubblici e privati per risollevare l’economia italiana in modo sostenibile. Le proposte riguardano il raddoppio delle fonti rinnovabili, azioni di riqualificazione degli edifici privati e pubblici, il conseguimento dei nuovi obiettivi europei di riciclo dei rifiuti, la realizzazione di un grande programma di rigenerazione urbana, il raddoppio degli investimenti nell’eco-innovazione, misure per la mobilità sostenibile e per l’agricoltura ecologica e di qualità, la riqualificazione del sistema idrico nazionale, il potenziamento della prevenzione del rischio idrogeologico fino al completamento delle bonifiche nei siti contaminati. Misure che per essere applicate richiederebbero, nell’insieme, investimenti per 7-8 miliardi di euro per i prossimi cinque anni. Il risultato stimato, però, è quello di generare un valore di produzione di 74 miliardi e, in media, 440 mila posti di lavoro green ogni anno, ai quali si aggiungerebbero 660 mila posti per l’indotto. 

L’importanza di questi investimenti è stata riconosciuta anche dal Ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, Sergio Costa, che nel suo intervento ha detto: “L’Italia non è nell’anno zero in green economy. Investire in green economy significa fare economia circolare e l’economia circolare deve sostituire l’economia lineare perché le risorse non sono illimitate. Nella Finanziaria abbiamo inserito misure per facilitare questo processo”. 

Green economy in Italia: bene l’economia circolare, male il consumo del suolo

La relazione presentata in apertura degli Stati Generali della Green Economy fornisce anche un aggiornamento sull’andamento dei settori strategici in questo ambito in Italia. Nel 2017 l’Italia ha ottenuto buoni risultati per quanto riguarda l’economia circolare, classificandosi tra i primi Paesi in Europa. Il nostro Paese si posiziona al primo posto in Europa per tasso di circolarità, con una buona produttività delle risorse, ed è preceduta solo dalla Germania per il riciclo dei rifiuti urbani. Il rapporto riporta trend positivi per l’agricoltura biologica e per l’eco-innovazione: nel 2017 l’agricoltura biologica ha raggiunto 1,8 milioni di ettari, il 20% in più rispetto all’anno precedente e il nostro Paese si è classificato al primo posto in Europa anche per il maggior numero di mezzi di trasporto pubblico con alimentazione diversa rispetto ai carburanti tradizionali. Rimane ferma, invece, la produzione italiana di veicoli privati ecologici. Cattive notizie, invece, per quanto riguarda il consumo del suolo, la tutela della biodiversità e la decarbonizzazione: in questi ambiti c’è ancora molta strada da fare per diventare un’eccellenza. I dati più preoccupanti riguardano il consumo del suolo che nel 2017 a continuato ad aumentare al ritmo di 15 ettari al giorno. Nonostante un patrimonio naturale tra i più importanti al mondo, la spesa per la protezione della biodiversità e del paesaggio in Italia è molto bassa. 

Le città italiane: un cantiere green ancora in evoluzione

Agli Stati Generali della Green economy 2018 è stato fatto anche il punto sulle città italiane e sulla loro evoluzione a green city. Nonostante alcune punte d’eccellenza, la maggior parte delle città italiane stanno procedendo a rilento nella loro evoluzione green. Ci sono ancora molti casi di abusivismo edilizio, di consumo eccessivo del suolo e di scarsa attenzione e promozione del verde pubblico. Gli obiettivi da raggiungere sono ancora molti, ma la speranza degli esperti è quella di sensibilizzare l’opinione pubblica e le amministrazioni locali per raggiungerli in tempi brevi. “L’azione principale che dobbiamo intraprendere per la dimensione delle green city” ha detto Fabrizio Tucci, coordinatore del Gdl nazionale degli esperti del Green City Network, “che ad oggi rappresentano una realtà tutta da costruire, è fare propria la frase di Antoine De Saint-Exupéry ‘L’importante non è prevedere il futuro ma renderlo possibile’. Ma, perché cominciare proprio dalle città? 4 miliardi di abitanti su 7 vivono nelle città. Esse producono l’85% del Pil mondiale, erodono il 75% delle risorse, più dell’80% dei suoli sono sigillati in modo impermeabile e infine perdono il 40% dell’acqua prima di essere utilizzata. Questi sono solo alcuni dei numeri che rendono quanto mai necessario e impellente intervenire”. 

L’evoluzione green delle città è ancora molto lenta. In molte città è ancora rilevante la piaga dell’abusivismo edilizio, che dall’11,9% del 2005 è arrivato al 19,4% del 2015, con particolare concentrazione nel Sud e nelle isole. Anche il consumo del suolo continua a crescere, mentre il verde pubblico nelle città rimane ancora limitato, a parte alcune eccezioni. Ancora molto da fare anche per il trasporto pubblico: i dati rilevati ci dicono che solo in 8 città capoluogo italiane gli spostamenti con il trasporto pubblico, a piedi o in bicicletta superano il 50% e queste città sono Bolzano, Bologna, Ferrara, Milano, Pisa, Torino e Venezia. Roma, invece, è a livello europeo la città con la maggiore percentuale di spostamenti fatti con mezzi privati.

Green economy: cosa succede nel mondo

La giornata conclusiva degli Stati Generali della Green Economy ha lasciato spazio a un focus sulla situazione mondiale riguardo al clima e all’eco-innovazione. Nonostante alcuni dati preoccupanti sulle emissioni di carbonio provenienti in particolare dalla Cina, ci sono traiettorie positive e obiettivi comuni per uno sviluppo tecnologico e un’innovazione sempre più green. “Questo aumento delle emissioni di carbonio” ha detto Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile “dopo tre anni di stabilità o diminuzione, lancia un segnale preoccupante e soprattutto rende sempre più stretta la finestra per tener fede all’accordo di Parigi che ha disegnato la traccia dell’impegno necessario per tutto il ventunesimo secolo”. 

Alla sessione plenaria internazionale del convegno ha preso parte anche il sottosegretario al Ministero dello sviluppo economico, Davide Crippa, il quale ha sottolineato un inevitabile cambiamento di rapporto tra imprese e ambiente. “Nei loro modelli di business” ha detto Crippa “le imprese stanno sempre più inserendo la tematica ambientale, non a caso in Italia le aziende green rappresentano il 27% del totale, percentuale che sale al 33,8% nell’ambito dell’industria manifatturiera”. 

La sessione plenaria internazionale si è sviluppata lungo due panel: uno legato ai vantaggi economico-finanziari che deriverebbero dalla transizione alla green economy e l’altro sui vantaggi occupazionali. Le maggiori opportunità nel finanziamento internazionale si sono create proprio nel campo delle energie rinnovabili: nel 2015 la maggior parte dei fondi internazionali sono stati indirizzati a progetto legati all’eolico (38%) e al solare(56%). In questi ultimi anni sono emerse, inoltre, nuove opportunità per finanziare progetti legati alla green economy, come l’aumento del numero di istituti finanziari che stanno emettendo obbligazioni green.

La green economy, infine, ha un grande potenziale occupazionale. In questi ultimi anni le aziende green hanno dimostrato di saper generare numerosi posti di lavoro decorosi, con salari adeguati, condizioni di lavoro sicure, sicurezza sul posto di lavoro, ragionevoli prospettive di carriera e rispetto per i diritti dei lavoratori. Secondo uno studio americano le energie rinnovabili e i settori a basse emissioni di carbonio non fanno solo bene all’ambiente, ma creano più posti di lavoro per unità di energia prodotta rispetto al settore dei combustibili fossili. 

La green economy rappresenta un settore ancora in fase di sviluppo nel nostro Paese. Le potenzialità che offre sono molteplici e coglierle sarà la sfida dei prossimi anni.

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