Stangata sui costi dei conti correnti, cosa cambia

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Crescono le spese per i correntisti. Un’indagine condotta su un campione di 12 istituti di credito italiani dall’Economia del Corriere della Sera rivela un generale incremento delle commissioni e delle spese di gestione, in particolare per i conti correnti con maggiore liquidità.

Secondo l’analisi, nell’arco degli ultimi due mesi (dal 3 febbraio al 22 aprile), sono già cinque gli istituti (Unicredit, Bnl, Mps, Bpm e N26) che hanno iniziato ad applicare una penale sulle giacenze eccedenti rispetto alla soglia dei 50mila o 100mila euro. E altri gruppi si apprestano a seguire il loro esempio.

Cambiamenti in vista anche per chi possiende un conto online. Secondo l’indagine, negli ultimi due mesi le spese annue sono salite del 48%.

Oltre a Unicredit, che ha annunciato rincari del canone fino al 33%, è in arrivo Mps che, dice, «sta valutando interventi che permettano di riequilibrare gli effetti del Dfr», il tasso (ora negativo) che la Bce paga alle banche. Inoltre il canone per i privati salirà in Fineco del 76% (da 3,95 a 6,96 euro al mese, azzerabile con alcuni prodotti) e in Ing da zero a 6-18 euro l’anno. Bpm sta per lanciare un conto «che allinea la propria tariffazione all’offerta dei competitor». Bnl ha aumentato da gennaio le spese di liquidazione periodica: 1,25 euro in più al mese (15 euro all’anno) per i conti aperti prima del 2017 dai privati, prima del settembre 2019 per le imprese. E le Poste dichiarano di avere abolito il trading online e che introdurranno dei limiti per i bonifici online (ma installeranno anche degli Atm per i versamenti).

Stangata sulle giacenze

Quanto alle penali sulle giacenze, dal primo marzo Unicredit trattiene lo 0,5% ai nuovi clienti riguarda solo le imprese  che tengono ferma sul conto una liquidità superiore a 100 mila euro. Il 25 marzo Mps ha fissato un’aliquota analoga sui conti delle aziende, per depositi infruttiferi da un milione di euro in su.

La mobile bank tedesca N26 è stata la prima in Italia a introdurre un tasso negativo dello 0,5% per i privati, sopra i 50 mila euro.

A luglio, toccherà al Banco Bpm: andrà a colpire la liquidità delle imprese, sopra i 100 mila euro (vedi tabella). Bnl, a sua volta, ha introdotto nuove spese forfettarie per la gestione della liquidità, pari a 400 euro ogni 100 mila euro di giacenza liquida media, fino a un massimo di 4 mila euro per ogni milione di cash.

C’è anche chi come Fineco, con una lettera inviata il 18 marzo ai suoi clienti, ha annunciato l’intenzione di chiudere i conti dei clienti che nei tre mesi precedenti hanno registrato un saldo medio di liquidità superiore a 100 mila euro, in assenza di finanziamenti o investimenti di qualsiasi natura.

Chi non tassa le super giacenze

Va detto che non tutti gli operatori hanno preso provvedimenti per aggiustare lo squilibrio tra i costi sostenuti per l’erogazione del servizio e i ricavi: Intesa Sanpaolo, Widiba, Ing, CheBanca!, Banca Sella e Poste Italiane, ad esempio, non sono intervenute sulle giacenze. E del resto, c’è anche chi, come Fineco, ha azzerato tutte le commissioni legate all’operatività sui titoli di Stato italiani, in modo da favorire l’investimento della liquidità in eccesso, senza costi.

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