Manuale di volo per uomo

Standing ovation per Simone Cristicchi e per il suo Manuale di Volo per Uomo, al teatro Manzoni di Milano. Lo spettacolo “si è fermato” qualche giorno nel famoso teatro milanese e ora si appresta a “girare” l’Italia.  La pièce,  già “sold out” da tempo, rimarca il grande talento e le grandi capacità comunicative del  poliedrico artista romano. Poliedrico perché Cristicchi oltre ad essere un ottimo cantautore, che nei testi approfondisce tematiche profonde, è,  da tempo,  direttore del teatro Stabile d’Abruzzo.  Con l’aggiunta del successo sanremese della canzone “Abbi cura di me”  lo spettacolo dura 100 minuti. Viene diviso in due parti: una prettamente di prosa, mentre nell’altra è proiettato un breve documentario. Termina poi con la canzone presentata a Sanremo, ( voce e chitarra).  La rappresentazione  è stata scritta dallo stesso Cristicchi e da Gabriele Ortenzi, con la collaborazione di Nicola Brunialti.  La regia è di Antonio Calenda, aiuto regista è invece Ariele Vincenti. Le scene e i costumi sono di Domenico Franchi, le musiche originali sempre di Gabriele Ortenzi, il disegno e le luci di Cesare Agoni, all’audio Andrea Balducci. Non dimentichiamo le luci di Veronica Penzo. La voce fuori campo è di  Maia Monzani, le foto di scena di Massimo Battista . Infine “tour manager” è Cristina Piedimonte, mentre la distribuzione è Corvino Produzioni.

Simone Cristicchi/ Manuale di volo per uomo

Lo spettacolo

Come affermato da Cristicchi, lo spettacolo gira attorno a due concetti chiave: malattia e felicità. Malattia che, spiega l’artista, deriva dall’ebraico girare attorno. Cosa può essere definita malattia e cosa normalità? Esiste un termine di paragone per tutti uguale? La stessa parola felicità deriva da felix, in latino fertile riferito alla cultura contadina. E’ un termine, pure questo, che non può essere generalizzato, la felicità ha un significato diverso per ciascuno di noi.  La spiegazione antropologica potrebbe essere, semplificando,  che alla fine,  è tutto relativo.

 Lo spettacolo narra comunque la vicenda di Raffaello, un quarantenne problematico, abbandonato dalla madre in un istituto da cui, una volta adulto, fugge. Raffaello si ritrova a vivere da senza tetto.  Grazie a una “mano umana” il giovane riesce in parte a riappropriarsi della sua vita, fino a quando il destino vuole che si riconfronti con la madre morente. Lo spettacolo parte da questo riscoperta di un punto di riferimento essenziale, ma mancato; in una camera d’ospedale. Raffaello “approfitta” di questa occasione per raccontare a una madre (non più in grado di ribattere) la sua vita, e il suo personalissimo manuale di volo. Nello spettacolo la scena è completamente bianca e asettica, una stanza con un letto con un lenzuolo, sempre bianco, steso su diversi cuscini. I cuscini, ovvero la madre, nella rappresentazione diventano il referente senza parola, di un monologo , o soliloquio che Raffaello fa per riflettere su se stesso e con lo scopo di essere testimone di vita vissuta. La “salvezza”, un termine non appropriato, ma che rende l’idea, arriva grazie alla capacità del protagonista di amare le piccole cose. Tutte quelle importanti “banalità” che danno un senso alla nostra vita.  Raffaello non perde la capacità di amare e come viene chiarito nelle note di regia: “forse “volare” significa non sentirsi soli, avere il coraggio di buttarsi dentro la vita, mantenendo intatta la purezza del bambino dentro di noi . E soprattutto non lasciarsi sfuggire la bellezza del mondo che ci circonda, perché “niente è più grande delle piccole cose!”.   

Conclusioni

Il messaggio dello spettacolo non è complesso o frutto di un’analisi di difficile rielaborazione filosofica. Si tratta però di concetti che spesso diamo per scontati, soprattutto quando i valori diventano altri, confinandoci forse in gabbie dorate. Lo stesso Cristicchi parlando con il pubblico presente in sala, confessa che il suo lavoro, che ama tantissimo, lo porta, purtroppo, spesso lontano dalla sua famiglia. Delucidanti le interviste fatte da Cristicchi a persone più o meno note  ( Renzo Arbore, Mogol, Lino Guanciale, Nino Frassica e tanti altri) a cui si chiede di dare una definizione di felicità. Definizione che, come ho già scritto, varia; non è la stessa per tutti.  Il finale con “Abbi cura di me” la canzone che ha vinto il premio a Sanremo, per la migliore interpretazione, è la ciliegina sulla torta a cui segue una standing ovation da parte del pubblico del Manzoni.

La parola chiave, secondo la mia interpretazione, diventa quindi “cura”, ma non intesa come atto curativo dopo la malattia, ma come gesto preventivo al disagio. Avere cura è un’esigenza umana e sociale. Avere cura perché insieme si  sta meglio, ma senza dimenticare di esprimere quello che siamo, senza filtri.

Lo spettacolo è una produzione del TSA (teatro Stabile d’Abruzzo) e CTB (centro teatrale bresciano) ai quali va il merito di riportare il teatro alla sua funzione originale, ovvero quella “di far riflettere”.

www.teatromanzoni.it

Per informazioni sul tour: http://simonecristicchi.thewebengine.it/

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