Stampante 3D per organi

Si tratta proprio di una stampante 3D per la produzione di organi. Si utilizza già dagli anni ottanta, la stereolitografia a proiezione (nella sua versione base), ma “non è stata progettata pensando alla biologia; è stata usata per realizzare strutture plastiche”, afferma il co-responsabile dello studio Jordan Miller, assistente professore di bioingegneria alla Rice’s Brown School of Engineering. L’ ingrediente speciale è un colorante alimentare.

L’emergenza organi

Se pensiamo che solo negli USA circa 18 persone al giorno muoiono mentre sono in lista d’attesa per un trapianto, possiamo immaginare la straordinaria utilità di questa scoperta. Da decenni infatti, gli scienziati si sono arrabattati per ricreare in toto reni, fegato, polmoni,etc., purtroppo con scarsi risultati. Il problema principale era la complessità di alcuni organi, data dall’intricata vascolarizzazione (reti infinite di vene, arterie e capillari) dei tessuti.

La tecnica innovativa

Il gruppo di ricercatori dell’Università di Washington e della Rice University, sostiene di aver creato modelli di tessuto funzionale. La nuova tecnica di
stereolitografia, infatti “espone sottili strati di resina liquida alla luce blu, che li solidifica in complesse composizioni di idrogel, gel costituiti da sequenze aggrovigliate di molecole polimeriche. Queste formano una “impalcatura” strutturale, su cui i ricercatori possono impiantare cellule vive che permettono di svolgere il lavoro di un polmone o di un fegato.” L’efficacia è stata riscontrata, dato che le nuove cellule inserite sono sopravvissute e il tessuto derivato da esse è stato in grado di compiere alcune funzioni dell’organo originale. L’articolo è stato pubblicato su Science.

”Questo è sicuramente un importante passo avanti nella nostra capacità di creare strutture tridimensionali stampate che approssimino il tessuto normale” , afferma Anthony Atala, direttore del Wake Forest Institute for Regenerative Medicine.

Un ingrediente semplice ma perfetto

Altrettanto interessante è l'”ingrediente” che ha permesso tutto ciò. Gli agenti chimici necessari per la procedura infatti, sono agenti chimici fotoreattivi, molti dei quali cancerogeni. Gli scienziati hanno quindi dovuto cercare una sostanza sostitutiva. Appena l’idea dei coloranti alimentari è balenata nella mente,
“sono andato al supermercato e ho comprato un kit di coloranti alimentari che le persone usano per i dolci”, ammette Miller. Era troppo impaziente per aspettare l’arrivo dei fornitori. Quando si sono accorti dell’esito positivo dell’esperimento, non sono riusciti a contenere l’emozione. “Urlavamo di gioia, perché era stupefacente quanto fosse semplice l’idea; ci ha immediatamente permesso di rendere questa architettura molto più complessa” , conclude lo studioso. L’aspetto più rassicurante è che questa semplice sostanza non ha alcun tipo di effetto collaterale, tranne il possibile incremento di iperattività in bambini che già ne soffrono.

Open source

Tra quanto quindi saranno disponibili gli organi? Ci vuole ancora tempo. I ricercatori devono infatti trovare la risposta ad alcuni quesiti. Proprio per questa ragione hanno scelto di non procedere da soli. Rendendo la loro tecnologia open source, daranno perciò la possibilità ad altri bioingegneri di lavorarci, sfruttando al massimo un impegno sinergico. “La biostampa, essendo open source, aiuta davvero ad accelerare questa tecnologia, fa davvero avanzare il campo più velocemente” , afferma Atala. In più, Miller e il suo team, hanno fondato una start-up, Volumetric, al fine di mettere in vendita i loro prodotti.

Sei appassionato di medicina? Ecco un paio di link che fanno al caso tuo:
https://www.periodicodaily.com/medicina-ricerca-scoperta-nuovo-tipo-di-sclerosi-multipla/
https://www.periodicodaily.com/salute-medicina-trapianto-di-cellule-staminali-sui-primi-tre-pazienti-di-sclerosi-multipla/

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