Hacker, furto di manoscritti, false identità e piste d’indagine da Londra a Melbourne che si chiudono in vicoli ciechi. Sembra di assistere alla sceneggiatura di un nuovo thriller hollywoodiano che sbancherà al botteghino, ma le cose non stanno così. Nessuno sa ancora chi sia a muovere le fila della storia e a quale scopo, ma la truffa all’editoria in stile Ocean’s Eleven è vera. Solo che dei protagonisti non si sa nulla e la vittima non è il ricco proprietario di tre Casinò a Las Vegas, ma il mondo dell’editoria a livello internazionale.

La truffa colpisce l’editoria nel 2018

Che sia in atto una truffa di grandi proporzioni e che riguardi il mondo dell’editoria non è una notizia nuova. Anche se di recente il New York Times ha riacceso un riflettore sulla faccenda, la questione risale addirittura a prima del 2018 e solo nell’ottobre di quell’anno Booksellers, una testata inglese, menzionava apertamente la frode. Da allora la piaga si è allargata arrivando a infestare il settore editoriale a livello globale e facendo crescere i timori degli editori e degli autori di tutto il mondo. A parlarne per primi in Italia sono Rivista Studio e il Post. Ma di che genere di raggiro si tratta?

Un phishing molto ben elaborato

La frode non sfrutta nuove tecnologie digitali o modelli imprevedibili mai visti prima. Nessun virus di ultima generazione, algoritmo complesso o genio del computer che dall’altra parte del mondo preleva dati decrittando codici che scivolano su uno schermo come in Matrix. La truffa non ha nulla di tutto questo. Si tratta di phishing, o meglio di spear phishing (phishing mirato). Il truffatore sotto falso nome richiede per e-mail dei dati e la vittima glieli da. Quello che rende particolare questo caso è la precisione con cui vengono confezionate le e-mail. Esse hanno un aspetto talmente autentico da poter ingannare gli operatori del settore. L’indirizzo elettronico appare credibile e chi scrive conosce puntualmente il mondo dell’editoria. Ma ciò che è davvero sconcertante è che il phisher sa a chi deve chiedere cosa, ma soprattutto come, imitando lo stile e le maniere della persona a cui sta rubando l’identità.

Nel mirino dei truffatori

Il bottino del ladro? Manoscritti non ancora pubblicati, contratti e talvolta altri dati riguardanti gli autori e non solo. A rientrare nel mirino dei truffatori sono diverse agenzie letterarie, di scouting e case editrici di tutto il mondo. Tra i nomi più noti ci sono le case editrici Penguin Random House e Pan Macmillan, ma anche agenzie letterarie taiwanesi e turche hanno ricevuto e-mail di phishing. In Italia la truffa ha interessato personalità dell’editoria come Eva Ferri e Fabio Muzi Falconi. Presidente della casa editrici E/O ed Europa Editions UK la prima, editor presso Feltrinelli il secondo. Tuttavia, per lo meno in questi ultimi due casi, nessuna informazione rilevante è stata inviata ai truffatori.

La truffa all’editoria non ha scopo di lucro?

Nonostante l’entità della truffa, nessuno è riuscito ancora a determinarne con esattezza lo scopo, né chi ne regga le fila. Il dettaglio più frastornante è l’apparente assenza di un lato remunerativo della frode. I manoscritti rubati non circolano illegalmente su internet per ricomparire nelle mani di qualcuno disposto a pagare l’esclusiva. Nessuno sa che fine facciano. Semplicemente scompaiono nel nulla. Se poi si aggiunge il dettaglio che ad essere rubati sono anche i manoscritti di autori esordienti sconosciuti, il mistero si infittisce. Non mancano tuttavia teorie che provino a fornire qualche spiegazione. Tra le altre ne spiccano due. Secondo la prima i furti sarebbero opera di scout letterari in cerca di manoscritti da offrire al mondo televisivo e cinematografico prima della concorrenza. Per la seconda, rilasciata da Eva Ferri a Rivista Studio, i testi sarebbero lievemente modificati, tradotti e pubblicati su mercati esteri sotto falso nome.

Da Londra a Melbourne

Nel 2018 Zin Lewis, impiegato di una casa editrice israeliana, venne a conoscenza che il suo nome fosse usato ai fini della truffa e rintracciò chi inviava le e-mail fraudolente. La rete che individuò collegava una clinica per omossessuali a Dean Street, Londra ad una libreria di Melbourne. Il sito Publishers Weekly contattò la proprietaria di quest’ultima, che tuttavia dichiarò di non essere al corrente della faccenda. Questi collegamenti portarono Lewis a ritenere che i manoscritti venissero convertiti in ebook in Australia e rivenduti online, ma ad oggi il mistero non ha ancora una soluzione soddisfacente. A tranquillizzare gli scrittori sulla sicurezza dei loro manoscritti restano poche rassicurazioni. Le case editrici si impegnano a valutare con cautela straordinaria l’invio di informazioni per e-mail e talvolta escludono completamente tale mezzo di comunicazione, ma la truffa sta lasciando dei segni profondi e l’industria editoriale ne è profondamente scossa.

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