Il sovraffollamento nelle carceri italiane

Le condizioni attuali nelle carceri italiane dimostrano che l’Italia ha ancora molta strada da fare per salvaguardare e tutelare i diritti umani dei detenuti, i quali, seppure in larga parte colpevoli di reati più o meno gravi, non va dimenticato, sono per il 50%  ancora in attesa di giudizio e di questo 50% la metà sono innocenti, vittime di ingiusta detenzione o di lungaggini giudiziarie.

Anche il 50% dei detenuti colpevoli di fatti a loro ascritti, sono esseri umani e come tali hanno diritto ad espiare la loro pena in condizioni umane dignitose.

Il carcerato non è solo un numero di matricola, ma in molti casi è un padre, un fratello, un marito o un figlio, pertanto sebbene sia giusto che chi ha sbagliato nella vita paghi è altrettanto giusto che il detenuto appaia non solo come un numero, ma come un individuo che, seppur limitato nella sua libertà, ha un ruolo sociale.

Sono pochissimi le carceri sul territorio nazionale in cui vengono rispettati i limiti di capienza, ciò comporta per i detenuti che hanno davanti a loro strade lunghe da percorrere all’interno dell’istituto di pena, una condizione vitale non adeguata e certamente non rieducativa, perché il detenuto ammassato in celle omologate per 2 o 3 persone, e colme di 7 o più detenuti, non si sente trattato come un essere umano ma come una bestia e come tale continuerà a comportarsi alla fine della sua pena, perché l’aspetto rieducativo nelle nostre carceri non esiste, infatti il carcere, piuttosto che rieducare gli individui che hanno sbagliato nella loro vita, mira semplicemente ad attuare punizioni, ciò comporterà nel breve tempo a portare chi è stato in carcere almeno una volta a rientrarci a breve.

Poco tempo fa l’Italia è stata condannata dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, per le condizioni disumane che offre la nostra nazione ai detenuti.

Nonostante tale condanna che pesa sulla nostra Italia,  sono ancora più di 15.000 i detenuti a cui non è garantito uno spazio vitale sufficientemente adeguato alla loro dignità di esseri umani.

Il patrimonio penitenziario italiano si presenta molto vecchio pertanto non è in grado di rispondere in maniera adeguata alle esigenze odierne, sebbene la condanna della Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo, nei confronti dell’Italia, abbia contribuito ad un miglioramento delle condizioni dei carcerati. Infatti, la popolazione dei detenuti è passata da circa 70.000 unità a meno di 60.000 allo stato odierno, ma la strada da compiere per l’adeguamento dei diritti umani è ancora lunga da percorrere.

Basta fare un giro delle carceri da Catania, Palermo, San Cataldo, Sulmona, per rendersi conto delle difficili condizioni dei detenuti.

Infatti, al sovraffollamento si aggiungono anche le condizioni igienico sanitarie precarie, l’impossibilità di impiegare il tempo in maniera costruttiva e la possibilità di compiere un percorso di miglioramento personale che servirebbe  ai detenuti, senza ombra di dubbio , per ricominciare una nuova vita quando  le sbarre non saranno più interposte tra loro e la libertà.

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