GROSSETO – Ci sono frasi che indispongono più di altre. Frasi che, a volte (ma non sempre), sono buttate lì con la stessa innocenza (e anche la stessa noncuranza) di chi non sente il problema: “Hai una bella fortuna, tu, a poter parcheggiare dove vuoi!”, “Così è comodo muoversi anche in città.”, “Solo un minuto e vado via.” sono solo alcune delle perle che, spesso, le persone con disabilità si sentono rifilare dai normodotati, quando questi si arrogano il diritto di parcheggiare, ad esempio, dove invece non dovrebbero. Esiste una legge, per questo: il Decreto del Presidente della Repubblica 503/1996. In esso sono contenute le autorizzazioni di transito e sosta per chi è titolare di un contrassegno disabili.

E, questo talloncino da apporre in bella mostra sul cruscotto dell’auto, qualche vantaggio ce lo regala anche (chi scrive, è titolare di uno di essi): parcheggi riservati, corsie preferenziali, accessi a zone normalmente interdette; vi siete mai chiesti, però, voi che non lo avete, a quale prezzo ce lo siamo guadagnati, noi e le nostre famiglie? Già, perché, magari, chi guida l’auto che, nel pieno delle sue possibilità, parcheggia proprio lì, a un passo dall’uscita del supermercato, è solo guidata da nostro marito e, invece, siamo noi che faticosamente gli scendiamo accanto in sedia a rotelle; oppure, quell’utilitaria che ogni mattina si piazza proprio davanti all’entrata della scuola dei vostri ragazzi è soltanto condotta da una mamma sprint che si preoccupa di fare arrivare in classe suo figlio non vedente; o magari ancora, quell’altra, di macchina che vi ha soffiato il posto più vicino all’accesso agli ambulatori dell’ospedale, regolare contrassegno esposto, è chiaro: nessuno di quelli che sono scesi da lì parevano particolarmente malmessi e buona pace di chi li guarda se, invece, uno di loro è un malato oncologico.

Perché poi, a noi agevolati, piace pure rivoltare la frittata e lo capiamo che, ad una prima, superficiale, occhiata pare che vi facciamo un torto, se l’auto possiamo piazzarla, senza ritegno alcuno, nei posti che ci andrebbero assegnati di diritto. Lorella Ronconi, 55 anni di Grosseto, è stanca come lo siamo in tanti, ma è pure tanto social, oltre ad essere disabile. Allora, all’ennesimo: “Un momentino e te la sposto”, lei ha deciso d non rigargli la fiancata (che poi, a volte, certe idee ti vengono anche) e ha pensato di farne una battaglia virtuale, ma così concreta da essere virale. Ha iniziato a fotografare e postare sulla sua pagina Facebook automobili e altri mezzi parcheggiati senza permesso sugli stalli per disabili, davanti agli appositi scivoli o sulle strisce pedonali e, ad accompagnare ogni bruciante, certificata, infrazione con l’hashtag #solounminuto. “Quel giorno stavo tornando a casa da un convegno sulle barriere architettoniche, stanchissima per via della mia schiena che mi concede poche ore di autonomia”, racconta Lorella, affetta da una rara malattia ossea, alle pagine de La Repubblica. “Quando ho sentito per l’ennesima volta quella frase, ho deciso che non avrei più tollerato questa inciviltà e ho scattato una foto”.

Da allora, si sono moltiplicate le segnalazioni e il 13 ottobre è nata la pagina Facebook Solounminuto, su cui chiunque può fare una segnalazione. Basta scattare una foto, indicare la città e il nome della strada immortalata e aggiungere l’hashtag della campagna. “Ci mandano foto da tutta Italia: Torino, Firenze, Roma. A Pescara abbiamo fotografato una rastrelliera per le bici in un posto per disabili, all’interno dell’università”. A volte, l’inciviltà del singolo e la leggerezza della comunità è scossa più da un’immagine sui social che non dalle sanzioni che, normalmente, la normativa prevede. L’iniziativa di Lorella è semplice e immediata, probabilmente non è nemmeno la prima a ricorrere a questo sistema per denunciare quello che, a tutti gli effetti, è un sopruso; ciò che la rende potente è l’unione di tante (troppe!) voci. Nella speranza che pagine come Solounminuto siano sempre meno necessarie, vi invitiamo a visitarla e anche a ricorrerci, nel caso vi trovaste testimoni di un caso del genere.

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1 COMMENT

  1. Mara Boselli! Bellissimo articolo, lo vedo adesso… Grazie della tua intelligenza, grazie di ciò che hai scritto!
    Onoratissima, a nome di #SOLOUNMINUTO, GRAZIE!
    Lorella Ronconi

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