Soldi e Becciu: segui la pista scoprirai i colpevoli

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I soldi, per il Vaticano, si sa sono sempre stati un problema, dai tempi di Giuda con i suoi trenta danari! La vicenda di Angelo Becciu e dei fondi sottratti non sarebbe venuta in mente né a Dan Brown né tantomeno a Clive Cussler, perché è nauseante pensare a quanto sono caduti in basso i depositari della fede, quegli stessi che esortano dai pulpiti ad una vita cristiana. Ma certamente questa vicenda è solo la punta dell’iceberg.

Papa Francesco intanto che fa?

Mentre il Papa si appresta a partire per la visita impegnativa in Iraq prevista dal 5 all’8 marzo, tra i corridoi Vaticani in tanti si chiedono perché non perdoni l’ormai ex cardinale. Sua santità ha pure ricevuto pressioni, pare. Ma sarà certamente difficile per Francesco perdonare, non solo il buco dei 300 milioni nelle casse vaticane ma anche il tradimento di colui di cui si è fidato, considerandolo amico, a cui ha affidato incarichi importanti e delicati, nominandolo anche cardinale.


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Segui i soldi! regola che vale sempre

Intrigo internazionale con soldi provenienti dall’Obolo di San Pietro. Fondi del Vaticano spostati, trattenuti, rubati e ricollocati in vari Paesi. Le tracce sulle speculazioni finanziarie hanno portato gli inquirenti sulle piste trovate in Ighilterra, Malta, Vaticano,Italia, Svizzera. I protagonisti sono sempre loro: Becciu e compari. Tra le fila degli amici di merenda beccati con le mani nella marmellata si avvicendano però nuovi nomi. Intanto l’ex Cardinale sta per affrontare un processo che lo vede soggetto a vari capi d’accusa, tra cui peculato e abuso d’ufficio e d’autorità per l’affare del palazzo londinese.

I traffici di Becciu con i soldi del Vaticano

La vicenda londinese non è la sola dove l’ex porporato è implicato. C’è la vicenda con Cecilia Marogna alla quale il prelato ha elargito fondi per 2,5 milioni di euro a fronte di aiuti fittizi in Africa. La donna a sua volta è stata arrestata, rilasciata e ora in attesa di partecipare al dibattimento giudiziario. L’altro protagonista giudiziario è Raffaele Mincione, dalla Svizzera arrivano notizie bancarie a proposito di conti a lui intestati che la rete di investigazione fa risalire sempre all’Obolo di San Pietro. E poi Gianluigi Torzi. Questi legato all’affare londinese è stato condannato dall’Alta Corte Britannica al pagamento di 10 milioni di sterline per appropriazione indebita. Gli affari di Torzi si svolgevano tra Malta, Londra e il Lussemburgo passando per il Vaticano, ovviamente. Molti dei traffici di natura finanziaria venivano orchestrati con la complicità di Fabrizio Tirabassi ed Enrico Crasso.

Nuove indagini in Svizzera

I magistrati svizzeri indagano su Enrico Crasso, gestore delle finanze vaticane con la società Sogenel. Crasso avrebbe “spostato” 70 milioni di fondi vaticani sul suo fondo Centurion con base a Malta. Di conseguenza, questi, ha poi eseguito investimenti speculativi in società dove lui risultava socio o amministratore, da qui all’individuazione del conflitto d’interesse passa un nano secondo! Gli elvetici indagano anche sulla Valeur Capital amministrata da Lorenzo Vangelisti. In Svizzera altre cinque persone, di cui gli inquirenti non hanno fatto i nomi, risultano indagate.

Le indagini continuano in Vaticano

Nella Santa Sede le indagini continuano, per tutti i soggetti implicati in questa vicenda, dalle tinte fosche e sporche, si prevede l’accusa di abuso di autorità, peculato, corruzione, riciclaggio e autoriciclaggio di denaro senonché l’impiego di proventi di attività criminose. Le ipotesi fatte dagli investigatori convergono sul fatto che tutti i movimenti speculativi potessero servire oltre che per un’accaparramento personale, per la necessità di fare quanti più investimenti possibili, prima che l’imminente riforma fiscale del Vaticano fosse entrata in vigore, centralizzando così tutti i centri di spesa e i conti ponendo fine al sistema fraudolento.

Gli inganni della fede

Molti uomini vicino ad Angelo Becciu sono ostili alle indagine e non collaborativi, tra questi anche Monsignor Mauro Carlino, altro membro della segreteria del prelato sardo che in questa vicenda ha anch’esso un ruolo attivo. Ma ormai è questione di tempo e la rete di omertà a protezione dei soggetti di questa inchiesta sta per essere scardinata.

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