Sodoma (Castelvecchi) è il secondo romanzo di Pasquale Vitagliano, un viaggio documentato con minuziosità in un ospedale di provincia che ben rappresenta le contraddizioni, i sogni, le illusioni e la cruda realtà di un Paese che si avviava a fare quel salto di qualità che lo avrebbe portato a essere una delle Nazioni più industrializzate del mondo.

L’autore ci racconta una violenza consumata a danno di una comunità, quella degli anni ’70, in cui sono incastonate storie di uomini e donne che si nutrono con avidità di una “cosa pubblica” privatizzata nel corso degli anni e predisposta all’uso privato di quanti ne hanno attinto per motivi di convenienza professionale, convenienza politica o per mere questioni di quotidiana sopravvivenza. Tutti morbosamente attaccati a una mammella che si è avvizzita nel corso dei decenni fino a degradarsi nello scempio che è ormai sotto gli occhi di tutti.

Copertina del Romanzo Sodoma.

I protagonisti della storia sono Marco e Chiara, amanti e insieme antagonisti. Lei è uno dei pochi, forse l’unico, personaggio positivo. Ha un ruolo “eroico”, che nella lotta maschi-contro-donne soccombe, eppure protegge e conserva per intero la sua umanità e femminilità; lui invece è un anti-eroe negativo,che vince su tutti e su tutto, grazie alla sua passività minerale e alla sua potenza camaleontica, uomo-tipo della contemporaneità.

In questa terra di mezzo tra indagine giornalistica e letteratura si annidano autentici momenti di riflessione su cosa eravamo e su cosa siamo diventati, fondando le basi per riflettere su cosa saremo se nessuno avrà il coraggio di mettere mano a questa deriva d’inciviltà. Un romanzo forte di denuncia. Abbiamo intervistato l’autore

Perché un titolo così forte?

Come ho scritto nella presentazione, se un romanzo sulla Criminalità organizzata è stato chiamato Gomorra, uno dedicato al nostro costume non poteva che chiamarsi Sodoma, come nel parallelo biblico delle due città dannate.

Si è ispirato a fatti realmente accaduti?

I fatti e le persone sono di fantasia. Tuttavia, riesco a scrivere narrativa solo su cose che conosco e dunque mi sono ispirato a situazioni ed eventi che in qualche modo erano presenti nella mia memoria. Tengo a precisare che il tema del romanzo non è la storia dell’ospedale. Questa è l’occasione per raccontare come è cambiata la nostra società, in particolare nel rapporto con il corpo, la malattia e la cura.

Il sistema ospedaliero Pugliese sta subendo un ridimensionamento totale. Ospedali importanti con reparti specializzati sono prossimi alla chiusura, lasciando le Città di Provincia distanti dai grandi plessi. Quanto accade dipende dalle stesse scelte politiche e amministrative da lei denunciate nel romanzo?

La chiusura degli Ospedali sono dipesi da questo fallimento epocale. Potremmo anche generalizzare, pensiamo ai comuni ormai privi di personale, ai tribunali che chiudono, agli uffici che vengono accorpati, ai professori e ai maestri che sono mortificati. Stiamo assistendo allo smantellamento del sistema pubblico della società nato per consentire anche ai più deboli e poveri di accedere ai servizi. Questo sistema non è scoppiato solo per un fatto economico,ma anche per un tracollo etico. Le nostre generazioni stanno pagando amaramente questo fallimento. In questa oscillazione siamo al polo opposto di quando un commesso del comune era una potenza, un portantino di ospedale decideva in quale stanza ricoverarti, gli insegnanti facevano i sindaci. Quel mondo è crollato, a torto o a ragione, e oggi ne stiamo pagando il prezzo.

Pasquale Vitagliano. Poeta.

Pasquale Vitagliano è nato a Lecce nel 1965 e vive a Terlizzi (BA). Lavora nella Giustizia. Poeta, giornalista e critico letterario per riviste locali e nazionali, ha scritto per «Italialibri», «La poesia e lospirito», «Reb Stein»,«Nazione Indiana», «Neobar», «Nuovi Argomenti», «Diva e donna». Ha pubblicato: A Sud del Sud dei Santi. Sinopsie, Immagini e forme della Puglia poetica(a cura di Michelangelo Zizzi), le raccolte poetiche Amnesie amniotiche, Il cibo senza nome, Come i corpi le cose, Habeas Corpus,11 apostoli, poesie sul calcio. Nel 2012 il suo primo romanzo “Volevamo essere statue”. Nel 2016 è tra i segnalati del premio giornalistico «Michele Campione»,promosso dall’Ordine dei Giornalisti della Puglia.

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