La società contemporanea, una società in costante evoluzione, caratterizzata da interattività, dinamismo, necessità di auto rappresentazione del sé e della costante messa in scena dei legami relazionali, è una società che per molti studiosi contemporanei è da definirsi una società post mediale.

La società post mediale, è una società che segna la fine dei tradizionali mezzi di comunicazione di massa, vale a dire i mass media che hanno accompagnato le società per vari secoli dall’avvento della seconda rivoluzione industriale in poi.

La condizione post mediale, dunque, è una condizione determinata dalla dissoluzione dei tradizionali media negli apparati di gioco, combattimento, viaggio, controllo, apparati su cui si fonda la società contemporanea. Per poter vivere all’interno di una società post mediale occorre, secondo i sociologi contemporanei, effettuare una paziente ricostruzione del senso delle pratiche quotidiane attraverso  la naturalizzazione delle tecnologie, la soggettivazione dell’esperienza e la socializzazione dei legami relazionali.

Le tecnologie oggi appaiono come infrastrutture ricomprese in ambienti naturali artificiali in quanto si presentano come apparati invisibili inglobati nell’ambiente naturale, basti pensare, ad esempio, che la tecnologia oggi supera i confini tra il proprio mondo di appartenenza originaria e gli altri ambienti. Un esempio lampante è il fatto che le telecamere non sono più semplici strumenti mediali atte a riprodurre immagini per meri scopi di informazione e intrattenimento, ma diventano apparati ricompresi in ambienti diversi da quelli originari (ad esempio microcamere utilizzate in ambito chirurgico).

La naturalizzazione delle tecnologie, sebbene comporti una semplificazione delle pratiche quotidiane ed agevoli certamente la nostra vita, al tempo stesso ci induce ad un iperconsumo naturalizzato di esperienze mediali e non solo in maniera inconsapevole.

Altro tratto saliente della società post mediale è rappresentato, invece, dalla necessità di soggettivare la nostra esperienza, sentiamo continuamente la necessità di esporre il nostro punto di vista, attraverso la narrazione in maniera incontrollata dei nostri desideri, dei nostri impulsi, delle nostre passioni, dei nostri stati d’animo, delle cose che ci piacciono e delle cose che non ci piacciono, senza renderci conto che ciò può mettere seriamente a rischio la nostra privacy.

Infine attraverso la socializzazione dei legami relazionali l’individuo di oggi, che si presenta come membro di una società non più statica come lo era un tempo ma dinamica, sente la necessità di portare alla luce aspetti tipici della sua contemporaneità in costante divenire, attraverso la deterritorializzazione e la costante messa in scena del legame sociale, basti pensare alla spasmodica necessità che abbiamo di far sapere tramite nostri social con chi siamo, con chi ci relazioniamo e cosa facciamo.

Sebbene la condizione post mediale comporti molteplici aspetti positivi, quali l’interattività del soggetto sociale e la molteplicità dei canali di accesso alle informazioni, sarebbe opportuno stare attenti agli aspetti negativi che questa condizione può produrre. Come già abbiamo detto sono certamente l’iperconsumo naturalizzato, la privacy a rischio ma anche la fine dei rapporti istituzionali gerarchici ed il monopolio del potere invisibile della rete informatica.  

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