Smezziamo racconta.
Smezziamo viaggia.
Smezziamo accompagna e trasporta.

I mezzi sono parte essenziale della vita  di ogni città del mondo. Dal bus affollato alla tetra metro al tram che corre,tutti ci offrono opportunità di trasporto. ”Smezziamo” è stato in grado di raccontare un trasporto non solo fisico,ma interiore.

A creare questo nuovo ed originale magazine letterario sono dei giovani romani,uniti da una profonda amicizia e dalla passione per la letteratura.Nei loro articoli raccontano le emozioni provate sul sedile di un bus.Di un tram.Di un treno…Le loro storie sono ispirate da un finestrino con vista su Roma, che fugge veloce e frenetica.Hanno anche dato vita all’associazione culturale Massolit , un’idea altrettanto brillante di cui ci parleranno a breve.

Annalisa Maniscalco (autrice ed editor)

Loro sono: Federico Cirillo e Lorenzo Desirò,autori e founder del progetto. Gli autori ed editor Annalisa Maniscalco,Matteuccia Francisci e Stefano Pupazzi. Fra i collaboratori vi sono Matteo Raimondi(autore per la Mondadori di ”Si spengono le stelle”),Sabrina Sciabica (autrice per l’Erudita di ”L’imbarcadero per Mozia”) e Giulio Calenne. E i due correttori di bozze,Mario Melillo e Daniele Pompi.  Ha preso parte al progetto anche Stefano Pontecorvi,in arte PoNzzz, un fumettista che , ispirandosi a Makkox e Andrea Pazienza,rappresenta tutto ciò che lo circonda.

Racconto – Serie E(r)ro(r)e – Batman 2 Ponz
Fedeerico Cirillo (cofounder)
Lorenzo Desirò (cofounder)

Abbiamo voluto intervistarli,per saperne di più su questo originale progetto dedicato all’arte urbana…

 

Siete un gruppo giovane e dinamico, un gruppo di amici accomunati dall’amore per la scrittura. Da dove è nata l’idea di una rivista letteraria?

Da una birra, “smezzata”! Lorenzo e Federico, entrambi con esperienze nel mondo dell’editoria e del giornalismo, si incontrano in un pub di Roma per fantasticare su un progetto di scrittura giornalistica che esca fuori dai classici parametri dello scrivere per informare, o dell’informare attraverso i singoli fatti. Poi le birre diventano due, tre, quattro; altre voci contribuiscono a quella prima idea, altre idee si aggiungono al nucleo originale. Con l’arrivo di Annalisa, Matteuccia e Stefano, tutti grandi appassionati di letteratura e scrittura, tutti provenienti da ambiti umanistici e con esperienze in campo accademico ed editoriale, il gruppo decide di dare una sfumatura più narrativa al progetto, orientando il tiro della scrittura verso la concezione condivisa di contenuti, e in particolare di racconti.Ciò che ci accomuna è la fiducia nei mezzi della scrittura e la ricerca delle storie nascoste in ciò che ci circonda. Da qui, da questa voglia di confrontare diverse visioni e diversi stili di scrittura — che sono, a ben vedere, diversi modi di vivere — nasce Smezziamo. Anche il nome, poi, ha una storia a sé: suggerisce l’idea della condivisione, ovviamente — un fare a metà con il lettore, un venirsi incontro su un terreno comune. Ma allude anche all’ambientazione che fa da sfondo e da pretesto ad ogni nostra storia: il mezzo di trasporto come esperienza e come metafora.

I temi e le modalità del vostro magazine sono meravigliosi, originali e inusuali. Cosa vi ha portato a rendere, dei mezzi di trasporto, i Re dei vostri articoli?

Semplicemente la vita di tutti i giorni. Abbiamo ragionato sul fatto che, per avvicinarci ai potenziali lettori ed entrare nella loro realtà quotidiana, dovevamo cercare quanto di comune ci fosse tra noi e loro — o meglio, tra noi tutti — e scegliere la porzione di realtà che potesse offrirci gli spunti narrativi più efficaci, definendo al contempo la nostra linea di scrittura. Nasciamo pendolari e in movimento; buona parte della nostra esistenza nella Capitale si articola sui mezzi di trasporto, sugli autobus e sulla metro; e in questa città — ma, in fondo, non solo in questa — vivere i mezzi di trasporto, sopravvivere sugli autobus, affrontare il viaggio in metropolitana o rimanere imbottigliati nel traffico delle 18:15 sono esperienze imprescindibili nel vissuto di ognuno di noi. Esperienze che non hanno, nei nostri racconti, connotati positivi o negativi; ci sembrano semplicemente metafore di un percorso essenziale da vivere, fermata dopo fermata, chilometro dopo chilometro, verso il grande obiettivo di tutti: raggiungere la propria destinazione con la gloria di avercela fatta, ma anche con la consapevolezza che il giorno dopo bisognerà rifarlo, ma stavolta con una nuova storia da raccontare. Per questo il mezzo di trasporto è secondo noi il miglior luogo, in movimento — in viaggio, metafora per eccellenza — in cui poter osservare, interagire e immaginare una miriade di possibili intrecci, intercettare innumerevoli pensieri ed inventare, prendendo spunto anche solo dalla folla accalcata all’uscita di Termini, la vita e l’attualità di ogni singolo passeggero.

Roma è il teatro dei vostri racconti. Quanto influisce la frenesia (e la bellezza indiscussa) della nostra Capitale?

Molto. I mezzi di trasporto, per un motivo o per un altro, sono protagonisti di Roma; le conferiscono quel senso di immobile movimento che sintetizza l’essenza stessa della Città Eterna. Inoltre, i mezzi oscillano tra l’essere dei luoghi fisici e il divenire dei non-luoghi quasi spirituali: non solo per la frenesia e il caos che si aggrovigliano nei vagoni, nei bus e nelle auto, ma anche per il caos e la frenesia che si annidano nelle menti dei passeggeri — il caos e la frenesia che noi pensiamo si nascondano nell’animo di ogni viaggiatore. Certo, questo accade ovunque; noi abbiamo scelto Roma perché la viviamo ogni giorno, ci è vicina e ci rappresenta, e anche perché, secondo noi, è lo specchio dell’Italia intera, un campione significativo della società attuale, con le sue infinite contraddizioni, il suo umanissimo disordine e la sua bellezza controversa. Guardare questa città attraverso il filtro dei mezzi di trasporto, poi, ci consente di osservare situazioni, esplorare istanti e fissare movimenti che in altri contesti ed altri luoghi sfuggirebbero, perdendosi.

I mezzi sono spesso fonte di stress, fretta e nervosismo. Eppure riuscite a raccontare storie personali e bellissime… i mezzi sono i vostri fornitori preferiti di ispirazione. In che modo ci riescono?

Il mezzo di trasporto è l’emblema del passaggio e del movimento, anche se spesso rimane incagliato nel traffico, invischiato in disservizi tecnici o bloccato da intoppi non meglio identificati: insomma, un po’ come la vita. Il percorso sembra tracciato, e di conseguenza pianificabile; ognuno lo intraprende per arrivare ad una determinata destinazione. Ma poi gli imprevisti, gli ostacoli, i ritardi, le coincidenze mancate o le scelte fatte all’ultimo istante concorrono a rendere quel percorso sempre nuovo e sorprendente. Il tutto è, ovviamente, fonte di grande ansia e stress, quando non di esasperazione, ma anche di enorme soddisfazione, liberazione e gioia quando finalmente si arriva a destinazione. Ma c’è di più: ci può essere, ad esempio, un viaggio in metro, una mattina qualunque, durante il quale ti capita di incontrare una persona con cui, in poche fermate, in pochi attimi, anche solo attraverso lo scambio di uno sguardo, riesci a condividere più di quanto credevi possibile. Ora pensa al momento fugace in cui, invece, uno dei due scende dal treno, perché così gli impone il suo percorso. Ecco: in quel momento scatta quella piacevole sensazione di malinconia, il leggero brivido della possibilità perduta che un po’ dispiace e un po’ addolcisce l’adrenalina del momento. È una sensazione che conosciamo tutti. Ecco perché il viaggio sui mezzi di trasporto ci offre l’occasione e l’ispirazione per raccontare la vita e i fatti quotidiani che la incorniciano, il più delle volte a partire da un semplice spunto, raccontabile in non più di 6000 battute: una sorta di MacGuffin, un mezzo attraverso il quale si cerca di fornire dinamicità a una trama, e che finisce per essere il protagonista stesso del racconto.

I vostri racconti cosa vogliono dare, e dire, ai lettori?

In realtà siamo noi che prendiamo dai nostri lettori ideali, che ci piace immaginare come dei viaggiatori. Perché è da questa ampia e variegata categoria di persone che prendiamo l’idea per un racconto e i personaggi che lo popolano, immaginandone le caratteristiche meno evidenti, i pensieri più nascosti ma in realtà condivisibili, le ragioni per cui ci assomigliano. I difetti, i pregi e i comportamenti dei nostri protagonisti sono il frutto di ciò che la società attuale genera e alimenta, con una generosa dose di caos e frenesia, di disordine ma anche di bellezza. Da ognuno di questi ritratti cerchiamo di distillare una nostra lettura del mondo contemporaneo, certo, ma anche un significato più intimo; l’intento, in fondo, è quello di trasmettere ai nostri lettori il messaggio che ogni storia vale la pena di essere raccontata perché, proprio come un viaggio sui mezzi, avrà le sue fermate particolari, le sue virate brusche, i suoi momenti di impasse, le sue bizzarre motivazioni. Conterrà qualcosa — almeno così speriamo — in cui i nostri lettori possano riconoscersi.

Quali sono i vostri progetti futuri?

Sperando che questo futuro sia già a portata di presente, il nostro obiettivo principale è quello di continuare a prendere spunto dalla realtà per riuscire a scrivere non solo di più ma sempre meglio, e a condividere idee per i nostri contenuti, dando spazio alla creatività del gruppo. Inoltre, il nostro è un progetto che ben si presta all’incontro con altre forme d’arte e all’interazione con progetti creativi affini — basti pensare che per l’illustrazione delle nostre storie ci avvaliamo del contributo di artisti del calibro di PoNzz (Stefano Pontecorvi) e Flavia Cuddemi; in cantiere c’è quindi l’organizzazione di eventi che prevedono occasioni di reading dal vivo accompagnati da momenti di live drawing. L’intento rimane, comunque, quello di far conoscere la nostra idea di scrittura e di arte, continuando a dare respiro a quella che a noi piace chiamare scrittura urbana e cercando di farci esponenti di questa corrente che per noi è in continuo movimento.

Flavia Cuddemi – racconto Normali

Qual è la vostra definizione di arte e scrittura urbana?

Ognuno di noi ha la sua voce particolare, e potrebbe rispondere in modo diverso a questa domanda. In Smezziamo ci sono racconti che, esplorando contrade recondite della psiche umana, si pongono al confine estremo della realtà, in una sorta di distopia di cui la città è contesto e pretesto. Ci sono poi racconti ironici, assurdi e grotteschi come non di rado è grottesca e assurda questa nostra società, anche se meno (auto)ironica di quanto dovrebbe. Racconti che si concentrano su quei volti trascurati e silenziosi che condividono con noi lo spazio di un’attesa, e che avrebbero invece così tanto da dire. E ancora, ci sono testi crudi e realistici che vogliono ricordare a noi che scriviamo, e a coloro che ci leggono, quanto un racconto inventato possa avvicinarsi a una cronaca documentata… ma con una risonanza più profonda.

Avete creato anche un’associazione culturale, Massolit. Di cosa si tratta?

Massolit è una bella storia, ancora tutta da scrivere, ma forse questo la rende ancora più affascinante. Il nome è un omaggio all’opera di Bulgakov Il Maestro e Margherita e fa riferimento all’associazione di scrittori e artisti che nel romanzo è attiva a Mosca (omaggio che speriamo ci porti fortuna, dato che il Massolit di Bulgakov finisce in un enorme, ironico rogo). La nostra Associazione Culturale Massolit è, se non (ancora) incendiata, di certo incendiaria: vuole appiccare eventi e propagare cultura, per riscaldare la scena romana, che di recente si è un po’ intiepidita. Le nostre scintille? Progetti che puntano all’aggregazione e al coinvolgimento di altre realtà culturali attive sul territorio (associazioni, gallerie d’arte, singoli artisti, giovani voci), proposte di formazione e di incontro nelle scuole a tutti i livelli per la promozione della lettura critica e della scrittura consapevole, iniziative che diffondono prodotti culturali e letterari attraverso eventi, pubblicazioni e, ovviamente, i nuovi mezzi di comunicazione e di condivisione sul web, per una diversa, attuale accezione di letteratura di massa.

 

Se volete farvi trasportare anche voi da Smezziamo , non vi resta che visitare il sito  www.smezziamo.it

Smezziamo apre le porte: sali o scendi alla prossima?
Condividi e seguici nei social
error

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here